venerdì 14 dicembre 2018

Siria ‘segreti domino’: base iraniana, denuncia israeliana, rabbia Usa

Servizi segreti israeliani che hanno girato la notizia a Trump per consolarlo del pasticcio Khashoggi, con l’alleato saudita impresentabile contro il nemico iraniano prediletto.
-Milizie sciite e di Hezbollah addestrate e poi ‘camuffate’ con divise dell’esercito di Damasco, dice il Mossad, prima di essere spedite a ridosso del Golan, terra siriana che gli israeliani di sono presi da più di 50 anni.

Siria ‘segreti domino’
servizi segreti a crederci

Questa volta i servizi segreti israeliani hanno fatto il colpaccio e Netanyahu ne ha subito approfittato, per gettare taniche di benzina sul fuoco. Parliamo dell’ennesimo colpo di scena avvenuto sul teatro di guerra siriano, che però rischia di avere serie ripercussioni sui rapporti tra Stati Uniti e Iran. Non è un caso se, negli ultimi tempi, la Casa Bianca ha pigiato a tavoletta sull’acceleratore degli attacchi diplomatici agli ayatollah. La questione è sempre quella del nucleare, almeno a chiacchiere, ma sotto sotto si muovono altre fondate ragioni che vedono Trump in rotta di collisione con Teheran. A cominciare dalle pretese egemoniche della teocrazia persiana su gran parte del Medio Oriente e, in particolare, nell’area che va dal Golfo Persico fino alle propaggini del Golan israeliano.

E siccome gli ayatollah non demordono dalla loro strategia che li porta allo scontro con parecchie potenze regionali, dall’Arabia Saudita a Israele. Ecco servite su vaso d’argento le motivazioni per cui Trump si accanisce un giorno sì e l’altro pure contro Teheran. Puntando specialmente a esacerbare gli animi (e ad alzare la tensione) attraverso le sanzioni commerciali, che rischiano di mettere in ginocchio la già asfittica economia iraniana. Dunque, lo scoop del Mossad (o dello Shin-Bet) è questo: in un remoto angolo della Siria meridionale (a Lajat), per mesi, al riparo da occhi indiscreti (fino a ieri), le Brigate Al-Qods di Teheran e gli Hezbollah hanno addestrato una “milizia d’attacco sciita” che dovrebbe arrivare a ben 5 mila uomini, destinati a posizionarsi a ridosso del Golan “in caso di necessità”.

Cioè, traducendo dal politichese, per fare pelo e contropelo a Israele se le cose dovessero precipitare. Gerusalemme ha subito passato la “velina” alla Casa Bianca, dove Trump è andato su tutte le furie, convincendosi che l’unico linguaggio diplomatico che gli ayatollah capiscono è quello delle nerbate. I servizi israeliani, praticamente, hanno fotografato e passato al setaccio tutto quello che si muove nell’area “sotto indagine”, dove avrebbero dovuto esserci solo pietraie desolate, scorpioni e vipere assortite. E invece sono saltate fuori “facilities” per 500 reclute (alla volta) e per i loro istruttori (al comando dell’ormai mitico Maggior Generale Qassem Soleimani), campi di tiro per armi pesanti e installazioni di vario genere.

I villaggi vicini fanno da “bed and breakfast guerrigliero”, servendo in un primo momento da basi fisse e sostenendo e occultando i miliziani che potrebbero infiltrarsi sul Golan nel giro di poche ore. Tuttavia, per ora (e per salvare la faccia) gli iraniani hanno preferito inquadrare le reclute nell’esercito siriano, con tanto di divisa ufficiale. Dirottandole nella 7.ma divisione di fanteria a Izra, nella 5.a divisione meccanizzata di Kiswah e nella 7.a meccanizzata di Qatana. Finora (pare) almeno 2 mila miliziani sciiti si sarebbero “laureati” in “guerriglierologia” pronti a partire per futuri scontri contro Gerusalemme e contro le truppe di Amman. D’altro canto, da quando il mattatoio siriano ha preso una piega irreversibile, con la vittoria quasi definitiva dei governativi e di Assad, il nocciolo del contendere è il “rischieramento” postbellico.

 

Tutti sgomitano per mettere a frutto a proprio vantaggio termini di armistizio e trattato di pace. Messa così, forse si capisce la foia di Trump di punire gli ayatollah con una caterva di sanzioni. L’episodio, sicuramente grave, prova come, ancora una volta le varie crisi regionali si siano “saldate”, andando a generare una “macro-area” di crisi assolutamente difficile da gestire per qualsiasi diplomazia. Se Trump e Putin non riusciranno a metterci una pezza, uno scontro rovinoso tra Israele e l’Iran, prima o dopo, farà precipitare gli equilibri e salterà il banco. Non solo, ma nessuno metterà, né ora e né mai, una firma per chiudere un conflitto, come quello siriano, ormai totalmente cronicizzato.

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