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lunedì 14 Ottobre 2019

Polonia, 100 anni dell’indipendenza, con neonazisti e slogan razzisti

Mentre da Parigi, Macron e Merkel lanciano un appello ai leader mondiali per unirsi contro i nazionalismi, a Varsavia, i gruppi di estrema destra hanno preso il sopravvento durante la marcia per celebrare i 100 anni dal recupero dell’indipendenza della Polonia cantando slogan razzisti accompagnati da striscioni offensivi.

Marcia della indipendenza
marcia della prepotenza

Polonia, 100 anni dell’indipendenza, con neonazisti e slogan razzisti
A poco distanza dal corteo dove spiccavano le bandiere nazionali polacche, bianche e rosse, altri drappi, striscioni, slogans urlati che della Polonia liberata avevano nulla. Striscioni nazionalisti, tra cui quelli neri della formazione italiana Forza Nuova, slogan di stampo razzista come ‘Biala sila’, (Potere bianco), ‘Stati Uniti, impero del male’ e ‘Polonia, bianca e cattolica’, con lancio di sassi e petardi contro i contestatori della loro presenza nella marcia. Tra le bandiere, anche quella del gruppo di estrema destra della National Radical Camp che richiama tristi memorie in quella parte d’Europa.

Nazifasciti sciolti

Eppure il presidente polacco, Andrzej Duda, che ha patrocinato la ‘marcia dell’indipendenza’, aveva promesso una manifestazione gioiosa e di orgoglio, avvertendo che chiunque portasse striscioni offensivi o cantasse slogan razzisti, sarebbe stato fermato dalla polizia. L’accordo dopo lunghe trattative fra i rappresentanti del governo e delle organizzazioni nazionaliste. Promesse mancate e vergognosa esibizione di arroganza della peggiore destra estrema europea, neonazisti, fascisti e razzisti assortiti e indisturbati.

Nazional opportunismo

Corteo ufficiale guidato dal giovane capo dello Stato, Andrzej Duda, il premier Morawiecki, ma sopratutto dal leader storico della maggioranza sovranista Jaroslaw Kaczynski. E’ dietro di lui che arriva il seguito. Gli ultrà xenofobi razzisti e anti-Ue, con il testa lo striscione nero di Forza Nuova e Roberto Fiore con gli amici locali e di altri paesi del Vecchio continente. Questo mentre a Parigi i Grandi d’Occidente e il presidente russo Vladimir Putin, pur divisi da gravi contrasti, lanciavano segnali di impegno per la pace. Ma la maggioranza sovranista polacca non ha voluto prendere le distanze dal corteo ultrà, che la sindaca uscente di Varsavia aveva chiesto di vietare.


Walesa (e Woytjla?) troppo europeisti

Va detto che in Polonia la società civile urbana resiste, anche se il suo governo, con quello ungherese di Orban, rappresenta l’ala dura, estremista, all’interno del cosiddetto ‘Gruppo di Visegrad’, con qualche ripensamento moderato da parte di Cechia e Slovacchia. Ma nella Polonia dei simil Kaczynski, i protagonisti della rivoluzione pacifica (il compromesso non violento tra Solidarnosc e la Giunta di Jaruzelski per la transizione alla democrazia), eroi quali Lech Walesa e Adam Michnik, o i compianti Bronislaw Geremek o Tadeusz Mazowiecki, vengono spesso definiti traditori. Santo Woytjla non si tocca, ma anche lui con Solidarnosc.

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