• 19 Febbraio 2020

Guerre Usa dalle Torri gemelle, mezzo milione di morti

Guerre iniziate e mai finite

Guerre Usa dalle Torri gemelle, mezzo milione di morti
Emanuele Giordana che il giornalismo lo pratica da tempo con maestria, e non solo, ma lo insegna pure. Lezione su come i quesiti facili siano i più difficili cui dare risposte.
Domanda: «Quanti morti è costata e sta costando la guerra al terrore scatenata dopo l’11 settembre?».
Risposta, «Se il dolore ha un numero, nel novembre del 2018 questo numero ha superato quota 500mila. E solo in Afghanistan, Pakistan e Irak, i luoghi ormai iconici della guerra infinita».
I numeri vengono dalla Brown University, accademia privata americana, che ha provato ad isolare il costo umano delle guerre scatenate contro il terrore, dalla guerre ‘confinanti’, che spesso tru ccano le loro reali intenzioni.

Mostro a più teste

«Come se il crollo delle Torri gemelle avesse generato un mostro a più teste», scrive l’amico Giordana sul Manifesto. Tra 480 e 507.000 persone -aggiornamento al novembre di quest’anno- uccise dalle guerre scatenate dopo quel maledetto 11 settembre 2001, in tre soli Paesi: Irak, Pakistan e Afghanistan, l’Hindukush della caccia infruttuosa ad Osama bin Laden. Neta C. Crawford, docente del Department of Political Science della Boston University, non tiene volutamente conto dei decessi della guerra in Siria (oltre 500mila) o di altre guerre (Yemen) o conflitti minori.
Cifre che in realtà hanno a che vedere anche con i loro alleati, dunque con l’Italia, ancora partecipe a pieno titolo della guerra afgana con il terzo contingente più importante presente in Afghanistan.

Sempre più vittime civili

Nelle tre guerre citate i civili pagano il prezzo più alto: tra 244 e 266mila. Seguono, con oltre 100mila caduti, militari e forze di polizia locali assieme agli «Opposition Fighters», quelli contro cui le tue vittime sparavano, e qui le valutazioni diventano decisamente approssimative. Ma i dato su cui più riflettere sono quelli incontestabili Usa. Di fonte ai 6.951 caduti con la divisa americana, 7.820 sono i contractors, i paramilitari uccisi durante l’ingaggio per combattere o lavorare a fianco dei soldati «regolari». La privatizzazione non solo della guerra ma anche della prima linea. Altri numeri rivelatori: una novantina sono morti in Pakistan dove formalmente non c’è guerra Usa, mentre quasi 4mila sono morti sia in Irak sia in Afghanistan.

Privatizzare le perdite

Le compagnie private vorrebbero ora addirittura in appalto tutte le operazioni militari, osserva Giordana, scenario tenuto sotto traccia dall’Amministrazione. Ma anche gli alleati Usa hanno pagato pegno, italiani compresi: 1.464 uomini e donne, tra cui oltre 50 sono italiani. Tributo importante pagato anche da operatori umanitari di Onu e Ong: 566 (409 in Afghanistan) e giornalisti (quelli amati da Di Maio, Grillo e Battisti): 362, là dove non volano cialtronerie politiche ma proiettili veri. Poi i civili invasi dalle guerre. 4 milioni e 780mila gli afgani sfollati interni o con lo status di rifugiati, valutazione 2017. Tre milioni e 250mila iracheni e 12 milioni di siriani. Bilancio per difetto che non tiene conto delle migliaia di ‘clandestini’, fuggiti dai conflitti in un viaggio della speranza sulle rotte verso l’Europa.

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