domenica 26 maggio 2019

Vienna capitale per spie, Metternich e il traditore da nascondere

Vienna capitale delle spie per letteratura e cinema sulla Guerra Fredda. Poi finì anche l’Unione sovietica.
L’attuale giovin cancelliere Kurz insegue il suo colonnello presunto traditore, ma tradire cosa?
Centenario italiano sul fronte austriaco, e oggi parliamo le spie di un secolo fa.
-La curiosa storia, ad esempio, del capo del controspionaggio austriaco da anni spia zarista, ‘suicidato’ di nascosto per la vergogna del tradimento è perché gay.

La superspie di Metternich

Vienna capitale di spie, Almeno dai tempi del congresso di Vienna due secoli fa. l’Austria gode la discutibile fama di paese frequentato assiduamente da spie di ogni tipo. Quando governava ancora il principe di Metternich, il servizio informazioni austriaco era ritenuto uno dei migliori al mondo, specializzato nella decrittazione di messaggi segreti di sovrani o diplomatici stranieri. Il sistema era semplice e geniale al tempo stesso: la corrispondenza diplomatica era trasportata con grandi e veloci carrozze postali, ma durante il viaggio era aperta, copiata, accuratamente richiusa e consegnata l’indomani sia al legittimo destinatario (che non sospettava nulla, data la normale celerità del recapito), sia in copia al gabinetto segreto di Metternich. Se al principe insomma furono attribuite grandi capacità politiche e diplomatiche, probabilmente parte della sua abilità si fondava anche sulle numerose informazioni raccolte in tempo reale dai suoi ‘copisti’. I bei tempi passarono però quando i messaggi più riservati cominciarono ad essere consegnati da corrieri o il telegrafo soppiantò le lunghe lettere su carta, ma una certa passione per lo spionaggio, per gli intrighi o per codici e cifrari in Austria rimase lo stesso.

Congresso di Vienna, il dopo Napoleone

Traditore insospettabile

Il colonnello Alfred Redl

Sebbene meno conosciuto della vicenda di Mata Hari -che forse deve la sua notorietà anche al fatto che finì davanti ad un plotone d’esecuzione francese- un celebre caso di spionaggio mise a soqquadro l’Austria prima dello scoppio della Prima Guerra mondiale: il caso ancora oggi fa tremare gli addetti ai lavori perché protagonista fu il capo dei servizi militari austriaci deputati alla sorveglianza di agenti russi al confine orientale, ma soprattutto perché la scoperta avvenne per caso. Due agenti infatti si erano appostati una mattina all’ufficio postale di Vienna in attesa che un misterioso spione non meglio identificato ritirasse una lettera con una somma di denaro a lui indirizzata sotto falso nome in fermo posta. Individuato il personaggio, gli agenti lo pedinarono perdendone però le tracce poco dopo dato che era salito in un taxi. Rintracciato il taxi e conosciuta così la meta indicata dal passeggero misterioso, i due agenti trovarono la custodia in pelle di un temperino con le iniziali «A.R.» che il passeggero aveva dimenticato o smarrito in auto. Presentatisi nell’atrio dell’albergo e interpellato il portiere, si presentò infine un signore elegante che cortesemente li ringraziò di aver riportato il suo oggetto smarrito.

Capo del controspionaggio spia zarista

Con grande imbarazzo reciproco si scoprì che «A.R.» erano le iniziali di Alfred Redl, colonnello in servizio di stato maggiore presso il comando del corpo d’armata di Praga, ma anche il numero uno del contro-spionaggio dell’esercito austriaco che in passato aveva condotto varie inchieste conclusesi con pesanti condanne di spie russe e relativi complici. La notizia dell’arresto di Redl ovviamente non fu divulgata e nella stessa serata del 25 maggio 1913 – su pressione dello stato maggiore imperiale – il colonnello si suicidò (fu suicidato?) nello stesso albergo. Per ironia della sorte la pistola utilizzata, una moderna Browning automatica appena prodotta (fornita con tanto di istruzioni), era dello stesso tipo di quella che impiegò a Sarajevo Gavrilo Princip tredici mesi dopo per assassinare il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando. Si ritenne allora di aver fatto la cosa giusta evitando lo scandalo e di aver cancellato in questo modo tutte le tracce dell’accaduto, ma le cose non filarono lisce. Si scoprì infatti che il colonnello aveva depositato presso una banca di Vienna una somma veramente notevole a partire dal 1907, ma per interrogarlo e indagare su una possibile rete spionistica era ormai troppo tardi.

Immagini del film su Alfred Redl

All’Italia informazioni sul Trentino

Non solo Redl aveva ceduto ai russi i piani della mobilitazione austriaca sul fronte orientale, ma attraverso altri mediatori aveva venduto segreti militari alla Francia e anche all’Italia informazioni sulla difesa del Trentino, nonostante all’epoca Austria, Italia e Germania fossero unite dalla Triplice Alleanza. Non secondario nella vicenda fu anche il fatto che Redl nascondeva un altro segreto personale: l’irreprensibile ufficiale di stato maggiore era infatti omosessuale, aspetto all’epoca scandaloso e intollerabile e per questo possibile oggetto di ricatto da parte dei russi, anche se – come in un romanzo di Le Carrè – il denaro necessario per sostenere un elevato tenore di vita giocò un certo ruolo e forse costituì il movente principale del tradimento. Lo scandalo vero e proprio tuttavia scoppiò lo stesso e in maniera casuale, come del resto si era verificata la scoperta della spia.

Sempre dal film

Traditore e gay, vergogne nascoste

La prima domenica di giugno a Praga, nello spogliatoio di un campo di calcio, due giocatori della stessa squadra si scambiarono delle confidenze. Il primo era un fabbro che rivelò al capitano della squadra, cronista di un giornale cittadino, un fatto insolito che gli era accaduto pochi giorni prima: per conto di alti ufficiali austriaci, che si erano presentati però in abiti civili, aveva scassinato la modernissima serratura della porta dell’appartamento di un altro ufficiale del comando militare che al momento era assente. Il cronista, che evidentemente aveva un certo fiuto, tornato al giornale verificò le notizie sulla stampa di Vienna relative al colonnello scoprendo che – “in preda a grave depressione per motivi non accertati”, scriveva un giornale viennese – il colonnello di stato maggiore Alfred Redl si era suicidato ed era stato sepolto in gran fretta senza i dovuti onori militari, particolare che insospettì molto. E così, dopo i primi articoli a Praga, la verità venne a galla, mentre sorsero altri legittimi presentimenti sulla sorte dell’impero in una imminente guerra.

Potrebbe piacerti anche