mercoledì 19 giugno 2019

Midterm, Trump sempre più Trump, e ne vedremo delle belle

Elezioni americane a ‘bocce ferme’, o quasi. Ad esempio, in Florida e in Georgia non sanno ancora chi ha vinto le elezioni, margini troppo ristretti tra i candidati sia a governatore che al Senato.
-Utile ragionarci ancora un po’ sopra: ieri un corsivo di Piero Orteca, oggi l’analisi di Michele Marsonet che salva Trump ma non scommette sulla sua rielezione

Elezioni dove chi comanda perde

Trump sempre più Trump
Piaccia o meno, Donald Trump non è affatto uscito sconfitto nelle recenti elezioni di metà mandato. Tenendo conto che, nella stragrande maggioranza dei casi, tali elezioni sono funeste per il presidente in carica, questa volta non è andata così.
Risultano quindi esagerati i canti di vittoria intonati dai progressisti (ma anche da molti moderati) su entrambe le sponde dell’Atlantico. La tanto attesa – e invocata – valanga democratica non c’è stata. Ha conquistato la Camera dei rappresentanti, che è la meno importante, ma non ha scalfito la maggioranza repubblicana al Senato dove, invece, il potere del GOP si è addirittura rafforzato.

Male minore e soldi in tasca

E’ dunque evidente che, a dispetto dei sondaggi più accreditati, tantissimi americani non hanno ritenuto opportuno voltare le spalle al tycoon. Tra questi vanno annoverati senza dubbio i sostenitori storici, ma un ruolo più importante l’hanno giocato coloro che lo giudicano il “male minore” rispetto ai suoi avversari.
Come spiegare un simile risultato che, per molti versi, era inatteso? Innanzitutto si deve rammentare che negli Usa sono quasi sempre i fattori economici a determinare l’esito delle elezioni. La politica estera, che gli europei giudicano più importante quando si parla degli Stati Uniti, conta meno.

Quando serviranno altri migranti

E l’economia nell’era trumpiana in effetti va bene. Cresce il Pil in misura significativa e, soprattutto, crescono i posti di lavoro creati. Poco importa che si tratti in molti casi di posti part-time o mal retribuiti. Agli elettori Usa interessa la crescita in sé, e questa indubbiamente c’è stata.
In alcuni settori siamo addirittura di fronte a un’offerta di lavoro da parte delle imprese superiore alla richiesta. Chissà come se la caverà un presidente così ostile a ogni forma di immigrazione. Sarebbe davvero curioso vedere Donald Trump che si rimangia la parola, costretto a chiamare immigrati per non compromettere la crescita dell’economia.

Padroni, e il Mondo viene dopo

Si deve poi rammentare che, volenti o nolenti, lo slogan “America first” continua a fare presa su larga parte dell’elettorato. Con i precedenti presidenti, e soprattutto con Obama, gli americani avevano l’impressione che il loro governo si occupasse poco degli Usa e troppo degli scenari mondiali.
Il tycoon è riuscito a suscitare percezioni diverse, se non altro perché aggancia sempre i problemi internazionali alle questioni di casa, come ben dimostra la politica dei dazi anti-cinesi e, in pratica, anti-tutti. In realtà è più apparenza che sostanza ma l’importante, per l’appunto, è convincere gli elettori.

Aggressività e polarizzazioni

Penso però che non si possano nemmeno prospettare scenari troppo rosei per l’attuale presidente. Non si parla della questione dell’età, dal momento che Ronald Reagan ottenne il secondo mandato quando era più vecchio di lui. Assai di più pesano i pessimi rapporti con Cia, Fbi, alti gradi delle forze armate e mass media, e l’ostilità latente di gran parte del tradizionale establishment repubblicano. Chi si dice certo che sarà rieletto sta insomma barando. Né si può escludere che i democratici riescano alla fine ad avviare un procedimento di impeachment.
Ciò che sconcerta di più è però l’estrema polarizzazione dell’elettorato Usa, assai maggiore rispetto al passato. Molti commentatori la attribuiscono alla presenza dello stesso Trump, ma al riguardo si possono nutrire seri dubbi. In realtà il tycoon ha colto meglio di altri una polarizzazione già in atto, e con notevole cinismo (o realismo?) la sta sfruttando a proprio vantaggio.

AVEVAMO DETTO

Da oggi già ‘presidenziali Usa 2020’ Trump caccia il ministro Russiagate

Potrebbe piacerti anche