venerdì 14 dicembre 2018

Kiev, pogrom neonazi contro i rom, allenamento per il seguito

Ucraina. Almeno sei gli attacchi registrati quest’anno. Tra le vittime anche una bambina di dieci anni uccisa.
I fascisti del gruppo S-14, le sovvenzioni statali e le complicità vergognose.
-E altri miliardi senza rendiconti di democrazia dall’Unione europea.

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Kiev, pogrom neonazi contro i rom
problema irrisolto la destra estrema

Kiev, pogrom neonazi contro i rom, che prima di passare al bersaglio classico degli ebrei, scelgono un bersaglio più facilmente detestabile, i Rom, per allenamento e proselitismo. Lo denuncia la giornalista Halya Coynash sul portale Kharkiv Human Rights, che ci da anche nome ed indirizzo degli squadristi molto, troppo ben protetti. I «vigilantes» fascisti del ‘S-14’ che da mesi spadroneggiano per le vie delle città ucraine portando violenza e paura con l’avvallo silenzioso e quindi complice delle forze di sicurezza. Arroganza da impunità, con rivendicazioni pubbliche, ad esempio, del pogrom del 24 ottobre.

Kiev, pogrom neonazi contro i rom,

Il 24 ottobre, ma attorno c’è ben altro. Torniamo ad Halya Coynash, la giornalista, che a sostegno delle sue accuse a Human Rights, ha portato video e fotografie: «il 24 ottobre nell’area vicino alla stazione meridionale di Kiev un raid neonazista ha devastato un campo abitato da famiglie rom». La particolare gravità di questo assalto è che per la prima volta la polizia municipale non è restata solo ad osservare le gesta dei fascisti del gruppo S-14 ma ha attivamente partecipato all’azione, dando l’impressione -oramai, vedremo tra poco- molte conferme che i raid erano stato organizzati e coordinati.

Dall’inizio dell’anno sono già 6 i casi noti di pogrom in Ucraina, uno dei quali terminato con l’uccisione di una bambina di soli 10 anni. Denunce pubbliche ma nessuna protesta dalla Ue. Anzi, quasi fossero premi meritati, piovono euro su Kiev. Con la Rada -il parlamento locale- che per una volta a grande maggioranza, decise di accettare il miliardo di euro di aiuti dall’Unione Europea. Spiccioli in realtà, visto che all’ascesa del governo di Petr Poroshenko, 2014, arrivò il maxi prestito di 17,5 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale, e l’anno dopo 1,8 miliardi di euro Ue, in cambio di promesse di democrazia.

A oltre quattro anni dalla Maidan, l’Ucraina ha il problema irrisolto di un sottobosco di gruppi estremisti, filonazisti e xenofobi che non si limitano alle parole. A inquietare, è l’immobilismo di governo, polizia, politica di Kiev. Il disinteresse per una serie di crimini violenti che hanno come obiettivo minoranze ai margini della società. Un immobilismo che qualche volta rasenta la connivenza. È il caso del gruppo neonazista ‘C14’ che, secondo ‘Human rights protection group’, ha ricevuto soldi pubblici per «educazione patriottica». Circa 40mila euro con i quali il ministero della Gioventù ha finanziato iniziative «nazional-patriottiche» .

La matrice neonazista di questo gruppuscolo non è in discussione. C in cirillico è S, iniziale di slova, слова, parole. C14 si rifà alle 14 parole di David Lane, leader defunto del gruppo suprematista americano The Order: «We must secure the existence of our people and a future for white children». È una formazione apparsa di recente, in parte come spin off di Svoboda, il partito estremista che svolse un ruolo di primo piano nelle occupazioni violente dei palazzi del potere nei giorni della Maidan. Ma che ha anche contatti stretti con la galassia dell’estrema destra nazionalista, da Pravyi Sektor al Natsionalyikorpus, al Karpatska Sich.

Kiev, pogrom neonazi contro i rom

Il realtà, da analisti non legati a politica e Stati, ben poco sul fronte e delle riforme democratiche promesse da Kiev è stato fatto. In Ucraina si parla ormai di miseria e degrado. Reddito medio annuo a parità di potere d’acquisto è di 2990 dollari, mentre -accusa diffusa- ‘le oligarchie dilapidano i prestiti internazionali’. Per protestare contro una situazione ogni giorno più insostenibile, la Federazione dei Sindacati Ucraini aveva organizzato il 23 ottobre scorso un grande sciopero nazionale e a tutt’oggi nel Donbass, la parte non separatista, i minatori restano a rotazione nei pozzi per protestare per il mancato pagamento dei salari da 4 mesi a questa parte.

NEONAZISTI CRESCONO

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