venerdì 16 novembre 2018

Sulla Libia a Palermo troppi assenti all’esibizione politica italiana

Forfait di Merkel e Macron. Confermata la presenza del generale Haftar (ma sempre col fiato sospeso) e del premier Sarraj. Conte ora si aspetta un segnale da Washington contro il protagonismo francese nella regione.

Sulla Libia a Palermo troppi assenti

È conto alla rovescia per la Conferenza sulla Libia di Palermo. Il premier Conte, question time alla Camera, come sempre si proclama soddisfatto: «L’elevato numero di conferme e l’alto profilo politico dei partecipanti alla Conferenza sulla Libia». Beato lui che è soddisfatto, di fronte all’assenza delle prime linee dei pesi massimi geopolitici che giocano un ruolo nella stabilizzazione del paese, ultima quella della cancelliera tedesca Angela Markel, che si somma a quella di Putin, Trump, e ultima, quella di Macron, che anche facile da prevedere. Il ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi ha confermato la presenza in Sicilia del generale Khalifa Haftar, anche se, stando ad altre fonti, si è rischiato che anche lui, non ci fosse per fortuna ancóra operativo all’Aise, servizi segreti esteri, il ‘libico’ Alberto Manenti.

Conferenza sulla Libia a rischio schianto prima del decollo. Il generale Haftar sembra non volesse sedersi allo stesso tavolo con il neo ministro dell’Interno del governo di accordo nazionale Bishaga, esponente dell’invisa Fratellanza Musulmana. Ed è toccato al capo dell’Intelligence estera Alberto Manenti -leggiamo su La Stampa- volare ieri a Mosca, dove si trovava in visita l’alter ego politico di Al Sarraj, a convincerlo al dietrofront. Missione compiuta a quanto pare, forse l’ultima per Manenti ‘Tarhuna’ (nikname e località libica dove lui è nato) prima del suo pensionamento. ‘L’uomo forte della Cirenaica’ -attenti sempre alle sorprese- ci sarà e l’Italia potrà giocare le sue carte come facilitatore del piano Onu appena presentato da Salamè.

Invitati assenti e presenti ‘imbucati’. “Convitato di pietra” senza invito, l’Isis. Secondo Rita Katz, direttrice di Site, il sito Usa che monitora il radicalismo islamico sul web, la Libia è «senza dubbio il nuovo pericolo per l’Europa. L’anno scorso – ha sottolineato – l’Isis non esisteva più in Libia, aveva zero operazioni suicide. Quest’anno ce ne sono già state una dozzina un po’ ovunque e questo significa che probabilmente alcuni dei combattenti sono stati in grado di tornare da Iraq e Siria». Anche la Cia ha condotto missioni segrete in Africa contro i militanti dell’Isis, attraverso l’uso di droni che prima manteneva in Niger. Le operazioni partono anche dalla base di Sigonella. Ma di questo a Palermo non si parlerà, costretti costretti a tenere assieme il mosaico scomposto col governo Sarraj a Tripoli, i rappresentanti del parlamento di Tobruk, le tribù del sud e la città Stato di Misurata.

Macron marina Palermo ma incontra i potenti di Misurata, e invitato il presidente tunisino a Parigi proprio lunedì, è non è sgarberia per sbaglio. E a Roma si fanno i conti di cosa rimane. Ci sono i libici col forse Haftar, e gli africani, a partire da quell’Egitto di al Sisi, ma non lui presente, si teme. C’è la Russia, accortamente presente a riempire vuoti europei e ormai protagonista regionale, forse con Medvedev, ma non è certo. Ci sono gli Stati Uniti infine, i nuovi amici d’oltroceano che hanno già esentato il governo giallo-verde dal rispetto delle nuove sanzioni contro l’Iran, ma solo per sei mesi. La Farnesina spera che l’inviato di Trump sia Pompeo, ma molto in linea teorica. Ci sarebbero comunque ‘rassicurazioni’ -scrive La Stampa- sul fatto che Trump si farà sentire almeno con un tweet d’incoraggiamento tipo «Forza Italia, la cabina di regia sulla Libia è la tua».

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