venerdì 16 novembre 2018

Prepotenze Usa: sanzioni all’Iran (sconto all’Italia), e ancora Cuba

Padroni del Mondo. Da oggi vietato commerciare con l’Iran altrimenti gli Usa di arrabbiano, sconti per amicizia o convenienza (ma solo per poco), anche all’Italia.
-Cuba. All’Onu 189 paesi dicono no all’embargo statunitense contro l’isola i deciso nel 1960. Con gli Usa solo Israele.

‘Sconto’ all’Italia, ma
a perdere 30 miliardi

Prepotenze Usa, Iran Cuba
‘America first’, e l’8 maggio la decisione di uscire dall’accordo sul nucleare con l’Iran sottoscritto anche dagli Stati Uniti nel luglio 2015. L’Unione europea ha espresso il proprio disappunto per la decisione statunitense.
Si stima che da questa decisione l’Italia rischi di perdere contratti e investimenti per circa 30 miliardi di euro, scrive il Sole24ore.
Sconto all’Italia, ma solo per poco, dispone Washington. Noi, il principale partner commerciale europeo con l’Iran, davanti a Francia e Germania. Nel 2017 l’interscambio ha raggiunto i 5,1 miliardi di euro (+97%). Nel 2011 arrivava a sette miliardi di dollari, due anni dopo le sanzioni internazionali avevano fatto crollare gli scambi ad appena 1,3 miliardi.

Le storiche relazioni tra Roma e Teheran, ma anche di alcune Regioni italiane, in particolare Lombardia, Emilia Romagna e Marche. Numerose visite istituzionali e contratti commerciali. La visita del presidente Rouhani a Roma nell’aprile 2016, con commesse per 20 miliardi di euro.
Purtroppo le difficoltà nella concessione di finanziamenti registrate dalle aziende italiane, timore delle banche di incorrere nelle sanzioni del Tesoro Usa, hanno fatto sì che alcune intese rimanessero solo sulla carta.

Contro Cuba torna la
guerra fredda anni ’60

Cuba. All’Onu 189 paesi dicono no all’embargo statunitense
Con 189 voti a favore e due contrari, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha una risoluzione che condanna l’embargo statunitense su Cuba. Tra i contrari, Stati Uniti appunto, e Israele.
A Gennaio, il presidente Donald Trump ha cancellato l’accordo stretto tra il suo predecessore Barack Obama e L’Avana, il quale poneva fine a sanzioni economiche imposte nel 1960 e riallacciava le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Dopo l’esito della votazione Nikki Haley, l’ambasciatrice statunitense alle nazioni Unite ha detto: “L’Onu ha perso, ha detto no all’opportunità di parlare a nome dei diritti umani”.
Gli Stati Uniti “non hanno l’autorità morale per giudicare Cuba o chiunque altro sul tema dei diritti umani”, il commento del ministro degli Affari esteri cubano, Bruno Rodriguez. “L’embargo è una flagrante, massiccia e sistematica violazione dei diritti degli uomini e delle donne cubane, dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”, ha concluso.

Risoluzioni come quella votata oggi non implicano conseguenze sul piano legale, tuttavia sono considerate uno strumento per valutare le posizioni della comunità internazionale su un determinato tema. Per Cuba come per Israele-Palestina, con decine si risoluzioni ‘carta straccia’, sempre gli stessi voti contrari e sopratutto le inadempienze molto ben protette e garantite.

 

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