venerdì 16 novembre 2018

Il vento, soffio della vita

In giorni devastati dal vento, Gatto Randagio ancora rema contro, e il vento insegue per leggervi speranza di futuro… Complici due immagini: i panni stesi fra i vecchi e abbandonati palazzi di Catania, e il giovane palestinese che affronta con la fionda le pallottole del nemico. Cosa le accomuna? Secondo il Randagio, le accomuna il vento… che con voce diversa, ma con la stessa forza, è lì, a cacciare via spiriti cattivi e di morte, e reclamare la vita.
Il documentario di Ivens, dove il vento è il soffio della vita e simbolo delle cose che cambiano…

Il vento, soffio della vita

Invito a perdervi in questa foto che trovo bellissima… (quante preziose cose si incontrato in questi amatissimi detestatissimi “social”). L’autore è Mauro Stefano Lorenzo, ed è stata scattata a Catania, ma il suo vortice porta ben oltre…


Case su cui sembra passata una guerra… la guerra del tempo e dell’abbandono… case arrugginite, scarrupate, devastate. Morte, diresti… Invece la vita è ancora lì, che urla la sua presenza, la sua forza, la sua vitalissima bellezza… è tutta in quel fantasma di vento che veste i panni dell’aria… per dire che sì… che anche quelle mura scrostate, al passaggio del respiro della terra, si aprono al sorriso, di finestre sberciate…
Non è facile catturare il vento, che è invisibile ma si svela prendendo la forma di ciò che muove. Vestito del nitore di panni stesi, è il segreto del coinvolgimento emotivo della foto di Mauro Stefano Lorenzo, quel punctum di cui abbiamo imparato nella lezione di Roland Barthes.
Il vento… che per antichi popoli è stato dio e simbolo della vita, che parla a chi vuole capirlo e sentirlo…

Può sembrare non c’entri nulla, ma forse c’entra tutto… ché insieme al vento ritorna ( come cancellarla…) l’immagine di Aed Abu Amro, il giovane palestinese della foto di Mustafa Hassouna. Di tragica bellezza. Il petto nudo contro le pallottole del nemico, in una mano la fionda e nell’altra la bandiera…

Ma guardate attentamente la foto. Guardate e riguardate… fino a precipitarvi dentro… e sarete come rapiti ancora da un vortice di vento…
Perché anche qui, guardo il giovane petto nudo, la traiettoria indicata dalla fionda, il braccio che regge la bandiera… ma ciò che tutto muove, e commuove, ancora, è il vento, lo stesso che muove la bandiera agitata dalla donna-libertà alla guida del popolo di Delacroix, con cui è stato fatto immediato paragone…

Il vento… lo spirito che urla nelle cose…
Il vento… che nel mondo alchemico è il flusso che ha animato il primo uomo, è l’anima del mondo…Che, racconta la tradizione di antiche tribù del nord America, sa invocare nella potenza delle quattro direzioni: Unità Libertà Eternità Solidità…
In quale direzione soffia il vento?
Bisognerebbe mettersi alla sua ricerca, seguendo l’insegnamento di Ivens, il grande documentarista (quanti maestri da leggere e rileggere) che dopo una vita a testimoniare guerre e rivoluzioni, alla fine vuole filmare il vento. Ed è nato “Io e il vento”, documento bellissimo, girato insieme a Marceline Loridan, sua moglie…

Ricordo di non aver capito (e cercherò e proverò a rivedere il film) se nel finale, dove tutto si compone nel respiro della terra, è il regista che alla fine riesce a catturare il vento, o è questo che cattura lui e tutta la sua troupe. Certo tutto racconta che il vento è il soffio della vita e, ho letto, simbolo delle cose che cambiano…

Pensando al soffio di vento, fra i palazzi antichi e abbandonati di Catania…
E al vento rivestito dei colori della bandiera palestinese…
In entrambe le foto, con voce diversa, ma con la stessa forza, il vento è lì, a cacciare via spiriti cattivi e di morte, e reclamare la vita.
Rileggendo Elias Canetti, nel suo Massa e potere…
“Il vento ha l’intensità del respiro. Invisibile esso può simboleggiare un’invisibile massa.
Può dunque trasformarsi in spiriti che giungono mugghianti, come tempesta, esercito selvaggio; oppure spiriti in fuga (…)”
“Le bandiere sono vento reso visibile. Sembrano brandelli di nuvole, più vicini e più colorati. Esse davvero impressionano quando sventolano. I popoli, quasi potessero ripartire il vento, si servono delle bandiere per contrassegnare come propria l’aria sopra di loro”.
Un pensiero a Aed Abu Amro. “Se mi ammazzano voglio essere avvolto in quella bandiera”, ha detto in un’intervista. Noi ci auguriamo, e gli auguriamo, che quella bandiera possa continuare a portarla ancora e ancora e ancora, finché il vento che di essa si riveste continui a portare la voce della sua terra…
E un pensiero al vento che, ovunque soffi, sia ancora la voce del cambiamento, che sempre soffi in direzione della vita…

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