lunedì 17 giugno 2019

Trump, sanzioni totali contro l’Iran ma la Cina no, è troppo grossa

Sanzioni assolute contro l’Iran, e sanzioni di rimbalzo a chi non obbedisce al dictat Usa. Ironia di Trump su Twitter, ma c’è poco da scherzare. Per l’Ap l’Italia potrebbe essere esclusa (‘autorizzata’ a comprare il petrolio che ci serve): ma non ci sono conferme.
-Fa meno il duro Trump con la Cina: ieri la telefonata tra Trump e Xi Jinping nella quale si sono dati appuntamento in Argentina, per porre fine allo scontro commerciale.

Piazzista di se stesso

Trump, sanzioni totali contro l’Iran, ma la Cina no. Gli Stati Uniti ripristinano tutte le sanzioni contro l’Iran revocate con all’accordo sul nucleare del 2015 voluto da Barack Obama e firmato dal resto nel mondo, Europa e Russia comprese. E su Twitter Donald Trump lancia la notizia a modo suo, esagerato come sempre, proponendosi come il personaggio della nota serie televisiva Usa ‘Il Trono di Spade’, ma c’è molto poco da ridere e da scherzare.

Le loro regole al mondo

Il segretario di Stato Mike Pompeo e quello del Tesoro, Steve Mnuchin, hanno annunciato che il provvedimento comprende l’esenzione per 8 Paesi, che potranno continuare ad importare petrolio da Teheran per un periodo massimo di 6 mesi. Tra i destinatari delle esenzioni non figura l’Unione europea. L’elenco dei Paesi verrà reso noto lunedì, ma secondo l’Associated Press anche l’Italia potrebbe essere esclusa: non ci sono conferme ufficiali.

Europa presa a schiaffi

Unione europea e i ministri degli Esteri e delle Finanze di Francia, Regno Unito e Germania, hanno condannato, e questa volta sembrano arrabbiati veramente. L’accordo nucleare con l’Iran funziona e gli Stati Uniti, su spinta israelo-saudita hanno rotto un accordo di pace strategico per interessi di parte, è il sottinteso. Quindi l’Europa non darà retta all’alleato un po’ troppo palesemente padrone modello Trump.

Risposta da Teheran

«Non c’è motivo di preoccuparsi. Gli Stati Uniti non siano più in grado di mettere sotto pressione i Paesi e le aziende e noi siamo in grado di gestire le questioni economiche del nostro Paese», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, alla tv Irib. Per ora prevale la linea prudente, anche se l’Iran potrebbe reagire all’attacco Usa riprendendo la produzione di uranio e assemblare gli ordigni atomici che Trump dice di voler impedire.

Contro l’Iran ben altro

«Ma per fare davvero la guerra non solo economica all’Iran, da 40 anni il vero bersaglio di Usa, Israele e sauditi, c’è anche altro in campo», ammonisce Alberto Negri. Segreti ma non troppo, ad esempio, i circa 3500 Mujaheddin Khalq (Mek), oppositori di Teheran, ‘aiutini’ dalla Francia, un tempo di stanza in Iraq e ora acquartierati in Albania. L’attentato con 30 morti nella città iraniana di Ahwaz alla parata dei Pasdaran, avvisaglia di nuove strategie.

Cina è troppo grossa

L’Iran (oltre ai migranti) il nemico assoluto ad incasso elettorale di Midterm, assieme al commercio con la Cina, ma su quel fronte, meglio frenare, decidono alla Casa Bianca. Ieri la telefonata tra Trump e Xi Jinping con appuntamento in Argentina, G20 a fine novembre. Dopo Midterm, risultati elettorali che potrebbero ‘suggerire’ qualche moderazione nella ‘fantasiosa’ politica estera di Trump. Ed ecco che si parla di un accordo con la Cina per porre fine allo scontro commerciale.

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