venerdì 16 novembre 2018

Tempi di promesse mancate, 100 anni dal Patto di Londra

In campagna elettorale le promesse mirabolanti gridate prima e spesso tradite dopo, nelle strategie politiche e peggio ancora militari, vale il segreto, assieme all’eventuale tradimento dei patti.
-Come accadde giusto 100 anni fa col patto segreto di Londra tra Italia, Francia, Inghilterra e Russi. Chi allora tradì per primo.

Promesse mirabolanti
millanterie e tradimenti

Il 24 ottobre 1918 l’Europa è in guerra e non se ne vede nemmeno una fine imminente: le grandi potenze alleate (Francia, Inghilterra, Italia e Stati Uniti) sono ancora convinte che Germania, Austria-Ungheria ed Impero ottomano non potranno essere sconfitti prima del 1919, dopo cioè una grande offensiva congiunta fissata in primavera. La previsione diffusa è insomma di trascorrere ancora un Natale in trincea, ma c’è anche la preoccupazione della stanchezza della guerra o il timore inconfessato che possa accadere come in Russia dove una rivoluzione ha appena rovesciato lo zar e concluso la pace in fretta e a tutti costi. In questo stesso giorno Gabriele D’Annunzio pubblica un memorabile articolo su «Il Corriere della Sera» intitolato “Vittoria nostra, non sarai mutilata” e nello stesso momento nasce anche un “mito politico”, come avrebbe scritto in seguito Gaetano Salvemini.

L’Italia – come è noto – era entrata in guerra nel maggio 1915, circa un anno dopo lo scoppio del conflitto, non solo rovesciando l’alleanza che la legava all’Austria e alla Germania, ma soprattutto dopo aver sottoscritto – all’insaputa del parlamento – un accordo segreto con Francia, Inghilterra e Russia che fissava gli obiettivi di guerra, spesso chiamati in linguaggio diplomatico ‘cessioni territoriali’. Il patto di Londra, capitale dove era stato sottoscritto l’accordo, era rimasto quindi segreto, noto cioè solo ai governi interessati, ma alla fine del 1917 era stato divulgato pubblicamente dal nuovo governo rivoluzionario russo, assieme ad altri carteggi riservati conservati nell’ex ministero degli esteri zarista. Il proposito dei bolscevichi era quello di denunciare al mondo la pratica degli accordi segreti tra nazioni conclusi contro il volere dei cittadini o dei sudditi, ma l’effetto di queste divulgazioni fu esplosivo e non solo per l’Italia.

Oltre alle città di Trento e Trieste e al confine sul passo del Brennero (art. 4), il patto di Londra prevedeva la cessione all’Italia della Dalmazia, di numerose isole del litorale e la neutralizzazione di altri punti della sponda adriatica (art. 5), nonché la piena sovranità su Valona (art. 6): l’Adriatico insomma sarebbe diventato una sorta di mare interno italiano, ma sorsero contemporaneamente due diversi problemi. Il presidente americano Wilson, che aveva enunciato nel primo dei famosi «14 punti» la fine della ‘diplomazia segreta’, ovvero di accordi simili appunto al patto di Londra (trovandosi tra l’altro – stranamente – in perfetto accordo col governo rivoluzionario russo), visto che gli Stati Uniti non lo avevano sottoscritto, lo dichiarò in sostanza privo di valore. Il secondo problema fu la viva contrarietà al patto espressa del nascente regno dei Serbi, Croati e Sloveni (cioè il futuro regno di Jugoslavia) che si sarebbe trovato privo di sbocchi al mare e costantemente minacciato dalla presenza italiana sulla costa e su parte dell’entroterra.

 

Date queste premesse è intuibile il clamore suscitato dall’articolo di D’Annunzio, che, prima ancora della fine della guerra e della conclusione di un trattato, iniziava a reclamare già come ‘italiani’ territori ancora in mano altrui e destinati ad essere in seguito contesi. E benché l’espressione “vittoria mutilata”, pur essendo geniale, non fosse in grado da sola di dirimere la questione, né di spiegarla ampiamente nella sua complessità, tuttavia rimase sul piano della ‘comunicazione politica’ una formula di successo ‘, per di più ripetuta in maniera ossessiva per un ventennio. Lo stesso poeta del resto, indubbiamente con grande creatività, l’anno precedente aveva consacrato il futuro economico e commerciale di un nuovo grande negozio milanese (la Rinascente), ma in politica le cose seguono strade diverse: dietro il mito della “vittoria mutilata” si aggregò tutta l’insoddisfazione del dopoguerra in un paese che aveva fatto sforzi enormi e dolorosi, avendo però la sensazione che questi non fossero stati riconosciuti, né apprezzati.

 

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