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mercoledì 16 Ottobre 2019

Guerra in Siria: il bilancio di Mosca

Una notizia che quasi sfuggiva, raccolta da Analisi Difesa: il ministro della Difesa di Mosca, Serghei Shoigu a Singapore per il quinto consiglio dei ministri della Difesa dei Paesi membri dell’ASEAN, e il bilancio spesso crudele della guerra russa in Siria

I tre anni di guerra russa
una montagna di vittime

Guerra in Siria: il bilancio di Mosca. Quasi 90 mila ribelli di diversi movimenti jihadisti sono stati uccisi in Siria in tre anni di operazioni militari russe, che presero il via a fine settembre 2015. Siamo poco oltre il terzo compleanno e forse verso la fine del massacro. Le forze russe a sostegno delle forze governative siriane hanno compiuto oltre 40 mila raid aerei, di cui 21mila notturni, contro 122 mila obiettivi “terroristici” ha spiegato Shoigu, eliminando la maggior parte dei miliziani” ha aggiunto il ministro. Il ministro, con la pignoleria da militari, entra nel dettagli: più di 87.500 ribelli eliminati e 1.411 località liberate insieme al 95% del territorio, mentre le forze governative di Damasco oggi controllano le aree in cui in cui vive oltre il 90% dei siriani. Dati di popolazione prima della fuga in massa, ovviamente.

Dati da saper leggere

95% di territorio e 90% dei siriani, che non è la stessa cosa. Dati che appaiono simili ma indicano situazioni diverse. Il fatto che il 95% del territorio siriano non sia più in mano ai ribelli non significa che sia sotto il controllo del governo. Le vaste regioni orientali a est dell’Eufrate sono controllate dalle milizie curdo-Arabe delle Forze Democratiche Siriane appoggiate da 2.000 militari Usa e qualche centinaio di francesi la cui presenza in territorio siriano nessuno governante ha chiesto od autorizzato, ma era forzatura internazionale nota. Le forze di Bashar Assad controllano invece le regioni della Siria centrale e orientale dove risiedeva prima della guerra la gran parte della popolazione siriana.

Frammenti di guerra e ricostruzione

Aree molto urbanizzate dove le forze russe -vanta ora Shoigu- sono ora impegnate a ricostruire le condizioni infrastrutturali minime per consentire il rientro dei circa 6 milioni di profughi fuggiti all’estero o sfollati interni al paese di cui è già cominciato il rientro. «Abbiamo acquisito una vasta esperienza militare in Siria, e siamo pronti a condividerla», ha concluso Shoigu, che è generosità ed avvertimento assieme. Ed il Consiglio dei ministri siriano spiega che la Siria verrà ricostruita da quei paesi che hanno fornito sostegno a Damasco durante la guerra. Il dare-avere di ogni conflitto, salvo che per le vite umane.

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