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mercoledì 20 20 Novembre19

Bolsonaro paga pegno, l’anti Lula ministro e Gerusalemme capitale

Brasile, i debiti si pagano subito. Il giudice anti Lula sarà superministro. E il presidente, sulla scia di Trump, promette di trasferire l’ambasciata brasiliana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme con Netanyahu che ricambia con promesse di scambi nel settore militare e sicurezza.

Brasile di corsa
“avanti march”

Bolsonaro paga pegno. Sérgio Moro, il giudice federale dell’inchiesta ‘Lava Jato’, che con la pesante condanna per l’ex presidente Lula è il primo artefice dell’ascesa di Jair Bolsonaro alla carica di presidente del Brasile, ha accettato di fare il ministro della Giustizia nel nuovo governo che sta prendendo forma. Bolsonaro paga pegno, e lo fa platealmente, ‘avviso ai naviganti’ per gli amici ma sopratutto per i nemici.
Non semplice ministro, Sérgio Moro, ma Superministro, come quello dell’Economia Paulo Guedes, perché avrà speciali poteri «anticrimine e anticorruzione», attualmente di competenza della Polizia federale e Consiglio di controllo delle attività finanziarie, verranno trasferiti al nuovo ministero della Giustizia e della Sicurezza pubblica. Moro ha annunciato che «per evitare controversie» sospende la sua attività di magistrato. Sarà la sua sostituta, Gabriela Hardt, a a condurre il prossimo interrogatorio di Lula, il prossimo 14 novembre.

Tangentopoli
e arresto utile

Il magistrato che ha messo dentro Lula. Non è un dettaglio secondario. Il pm di Lava Jato aveva sempre smentito la sua volontà di dedicarsi alla politica. “Sono e resto un magistrato”, aveva detto fino a un anno fa. Col Bolsonaro il ripensamento. Ed il neo presidente ha sostenuto che Moro avrà “totale libertà” per combattere la corruzione e il crimine organizzato “che ha portato il terrore in tutto il Brasile”.
Il nuovo presidente ha voluto ribadire che questa libertà lo renderà un vero “Sovrintendente alla Giustizia”, con ampi poteri “anche di indagare qualcuno della mia famiglia se fosse coinvolto in attività di corruzione”.

Dilma Rousseff
ora’il Re è nudo’

Fernando Haddad, il candidato perdente, si è limitato a dire che “la nomina di Moro alla Giustizia è una cosa che comprenderanno i media e i forum internazionali”. Dilma Rousseff, l’ex presidente, è stata più caustica: “Il Re è nudo”, ha commentato, “quello offerto da Bolsonaro a Moro non è il ministero della Giustizia si chiama regalo!”. Per la difesa di Lula è “la conferma definitiva che Lula è stato incriminato, processato, condannato e messo in carcere senza aver commesso un crimine, con la chiara volontà di estrometterlo politicamente”. Gli avvocati a questo punto sono decisi “a intraprendere misure appropriate a livello nazionale e internazionale per rafforzare il diritto all’ex presidente di ottenere un processo equo”.

Con Trump soli
a Gerusalemme

Dallo scorso 6 dicembre, giorno della dichiarazione di Trump su Gerusalemme, è stato soltanto il Guatemala a spostare la sua sede diplomatica nella città santa. Nessun effetto domino, e anzi il Guatemala che ci ripensa. Ed ecco il nuovo alleato di Trump a nell’altra America che lancia un segnale simbolo di altre prossime alleanze. Bolsonaro conferma, l’ambasciata del Brasile presto a Gerusalemme. E assicura a Israele appoggio incondizionato all’Onu. Da subito, segnali netti o forti di una alleanza stretta tra le due Superpotenze nel Nord e nel Sud della due Americhe. Con scelte non proprio rassicuranti per la pace nel mondo, lette almeno attraverso la politica diplomatica prevalente sino ad oggi.

La Palestina
solo geografia

«Israele può contare» sul voto del Brasile all’Onu «su quasi tutte le tematiche che coinvolgono il paese», ha assicurato Bolsonaro ai giornalisti israeliani. «L’ambasciatore israeliano in Brasile – ha detto – mi ha fatto visita due volte questa settimana. Sono molto contento che un rappresentante ufficiale dello Stato di Israele mi tratti in questo modo, il sentimento è reciproco». Seguendo le mosse dell’Amministrazione Trump che ha chiuso la rappresentanza diplomatica palestinese a Washington, Bolsonaro ha avvertito che cambierà lo status dell’ambasciata di Palestina in Brasile. «La Palestina deve essere prima uno Stato per avere il diritto ad un’ambasciata». E Netanyahu, segnalano fonti Usa, già lavora all’avvio di una intensa collaborazione col Brasile a cominciare dal settore militare e nella sicurezza.

Bolsonaro,
conti in casa

Bolsonaro vincente ma… Pochissime alleanze in campagna elettorale e un Congresso con 30 partiti diversi. Il più frammentato della storia del Brasile. Per sopravvivere ai quattro anni di governo, Bolsonaro, osservano gli analisti, dovrà dimostrare un’abilità politica che in pochi gli riconoscono. Non scontato quindi che i suoi progetti più controversi -liberalizzazioni delle armi, riduzione dell’età penale, ampliamento del sistema carcerario- abbiano vita facile fra i banchi di Brasilia. Più semplice e probabile invece che le forze moderate collaborino per l’agenda economica, in cui Bolsonaro promette «meno Brasilia e più Brasile», a un ruolo meno invadente dello Stato.

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