giovedì 18 luglio 2019

Il nuovo mega aeroporto di Istanbul, tra potenza turca ed azzardo

Inaugurato il nuovo gigantesco aeroporto di Istanbul.
-“Duecento vittime” per costruire e tempo di record l’hub più grande del mondo, scrive Cumhuriyet, quasi l’unico quotidiano all’opposizione.
-Il presidente turco Erdogan ne ha celebrato l’apertura nei 95 anni dalla nascita della repubblica turca. Scommessa o azzardo sullo sviluppo?

‘Istanbul’ in attesa di
altra gloria postuma

Il nuovo mega aeroporto di Istanbul
Lo hanno chiamato ‘Istanbul’, anche se da lì, le piste e le mega struttura sulla rive del Mar Nero, la città sul Bosforo puoi solo immaginartela. E’ il nuovo aeroporto di Istanbul. «Il più grande del mondo», vanta Recep Tayyip Erdogan, che non ha la modestia tra le sua molto decantate qualità. ‘Istanbul’ in attesa di miglior nome, con i sostenitori del super presidente a fare scongiuri. Terzo scalo della metropoli sul Bosforo, che si aggiunge al vecchio aeroporto internazionale “Ataturk”, il sempre meno imperativo Padre della Patria, e a quello sulla parte asiatica della città, “Sabiha Gokcen”, nome della figlia pilota di Ataturk. Cerimonia fastosa, come ama esibire il Presidente-Sultano che dal palco, racconta Marco Ansaldo che c’era, aziona una cloche e fa decollare un velivolo sullo schermo dietro di lui. Attorno a lui, decine di leader invitati da mezzo mondo.

Lavori forzati

Un solo anno e mezzo per costruire il mostro entro ieri 29 ottobre, 95° anniversario della Repubblica di Turchia. Il quel barlume di opposizione che serve per fingere democrazia, Cumhuriyet, spara in prima pagina l’elenco dei 200 morti nei cantieri della Grandeur turca a lavori forzati. Un bel rischio quella notizia per il quotidiano, che sopravvive privo di pubblicità e con i suoi 11 giornalisti arrestati usciti da poco di prigione. Ed è lite subito, col ministro delle Infrastrutture, Ahmet Arslan, che i morti ufficiali li riduce a 27, dimenticandosi dei subappalti del massacro e degli operai stranieri senza nome. 36 mila operai (sempre quelli ufficiali) impiegati in questa opera oggettivamente grandiosa, con molto altri numeri da paura. Scalo è pronto a gestire 3.500 fra decolli e atterraggi giornalieri. 42 i chilometri di nastri bagagli operativi. Un parcheggio per 25 mila vetture. E un’area residenziale di 100 mila metri quadrati lì attorno. Per i popoli attesi in transito, 77 milioni di metri quadrati, 53 mila dei quali destinati al solo duty free, che, promettono, sarà lo shopping più fornito del pianeta.

Pensa in grande e spera in bene

90 milioni di passeggeri l’anno, destinati a diventare 150 milioni nel 2023, prevede il governo. Sperando non soi sbagli altrimenti sarebbero guai ancora più grossi dell’aeroporto. L’appalto del nuovo scalo era stato affidato a cinque compagnie, tutte turche, pronte a pagare 26 miliardi di dollari l’anno per 25 anni. Solo la Torre di controllo che campeggia da giorni su tutte le fotografie e le pubblicità sui giornali, ci ricorda Ansaldo, è di produzione italiana. «L’ha ideata Pininfarina, è a forma di tulipano (per molti secoli il simbolo della Turchia, che in proposito ha un contenzioso con l’Olanda), un gioiello di vetro e acciaio alto 90 metri». Poi, la parte oscura dell’operazione ‘nuovo aeroporto’. Le vittime, come già detto, operai e sindacalisti ancora in carcere per aver rivendicato sicurezza e salari. Poi il peso di tanto gigantismo sulla asfittica economia turca attuale (lira locale a circa 6,5 sull’euro).

O il boom o a sbattere

225 mila posti di lavoro in più promette il governo conservatore-religioso di Erdogan, ed entrate per 11,5 miliardi di euro l’anno. Ma, studio di una delle università più prestigiose di Istanbul, quella di Bahcesehir, sostiene che se il numero di passeggeri non supererà gli 80 milioni, sarà il ministero del Tesoro che dovrà compensare le perdite con 97 milioni di euro. La cifra sale addirittura a 162 milioni se i viaggiatori dovessero essere meno di 70 milioni. Nella ricerca gli studiosi hanno comparato il nuovo “Istanbul” all’aeroporto di Atlanta e sostengono che con il volume di voli atteso sarebbe bastata la metà dell’estensione utilizzata. Con un vero a proprio il disastro ambientale -accusano le organizzazioni ambientaliste-, costato il taglio di un milione di alberi nell’area nord est della metropoli, da secoli considerata il suo polmone.

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