venerdì 26 aprile 2019

Striscia di Gaza eterna prima linea non solo israelo/palestinese

Tre ragazzi palestinesi fra i 12 e i 14 anni uccisi da un raid dell’aviazione israeliana sul confine di Gaza, nel Sud della Striscia. -Sarebbero 65 mila i soldati di Hamas sul piede di guerra, afferma Netanyahu.
-Israele cambia il Capo di stato maggiore delle forze armate, arriva il duro Aviv Kochavi a sostituire il moderato Gady Eisenkot.

216 morti palestinesi
Tre ragazzi palestinesi fra i 12 e i 14 anni sono stati uccisi ieri in tarda serata da un raid dell’aviazione israeliana sul confine di Gaza, vicino alla città di Khan Younis, nel Sud della Striscia. Le tre vittime si aggiungono ai quattro palestinesi uccisi durante la marcia di venerdì. 216 i palestinesi uccisi dalle forze di sicurezza israeliane al confine dal 30 marzo.

Striscia di Gaza eterna prima linea
Si riaccende, improvvisamente, il fronte della Striscia di Gaza. Mentre (per ora), per dirla con Remarque, all’ovest (siriano) non si segnala nulla di nuovo, ai confini di Israele, manco ci fosse una regia occulta (e forse c’è) razzi e bombe d’aereo volano come se nulla fosse. Insomma, chi sperava che con il lento epilogo della guerra civile intorno a Damasco le cose si aggiustassero in qualche modo, è bell’e servito. Non c’è pace tra gli ulivi del Medio Oriente. E forse mai ci sarà. Anche perché, secondo quanto rivela Netanyahu, in pochi anni i soldati di Hamas sono passati da 3 mila all’astronomico numero di 65 mila. Grazie alla “Primavera araba” siriana, aggiungiamo noi.

Questa volta i miliziani hanno cambiato tattica: i loro attacchi missilistici contro Israele sono stati concentrati in una linea che va da Sderot ai villaggi della comunità di Shear Hanegev. L’intento era quello di “saturare” i bersagli e di impedire l’abbattimento dei vettori. Gerusalemme, però, ha comunicato che sono entrate in funzione le batterie anti-missile dello scudo “Iron-Dome”, che sono riuscite ad abbattere 13 vettori di Hamas. Gli altri sono caduti in aree disabitate e non hanno fatto danni. Netanyahu ha risposto pesantemente. I caccia-bombardieri con la Stella di David hanno messo la Striscia di Gaza a ferro e fuoco, con decine di strike aerei che hanno colpito una novantina di bersagli.

Preso di mira anche il Comando generale di Hamas a Derej. A Sderot gli abitanti si sono tappati nei rifugi, mentre tutt’attorno piovevano i missili palestinesi e mentre almeno 16 mila manifestanti cercavano di forzare le barriere per riversarsi dentro i confini israeliani. L’esercito di Gerusalemme ha usato anche in questo caso il pugno di ferro, uccidendo 5 manifestanti e ferendone a dozzine. Naturalmente è subito cominciato il palleggiamento di responsabilità. Il governo israeliano ha accusato senza mezzi termini la Siria e le Brigate iraniane di al-Qods (i pasdaran comandati dall’ormai famoso generale Qassam Soleimani) di avere concepito e ordinato gli attacchi missilistici, per mantenere la tensione elevata in tutta la regione.

E qui va fatta una riflessione che fa capire come la diplomazia, in questa fase, sia assolutamente polverizzata e faccia la figura di una “lame-duck”, un’anatra zoppa, come si dice in gergo. E’ di soli pochi giorni fa, infatti, la notizia di un tacito accordo per una de-escalation della crisi: quelli di Hamas si erano impegnati a stare buoni per un po’ di tempo, mentre Gerusalemme garantiva “non interferenze” nella Striscia. Ma quando mai… Il confronto è ripreso più aspro di prima. Il che significa che in tutti e due gli schieramenti c’è chi rema contro. Figura barbina anche per il Presidente egiziano El-Sisi. Il novello faraone si era impegnato a fare da paciere. Si è visto con quali risultati.

Maggior Generale Aviv Kochavi

I giornali israeliani parlano anche di una sorta di “benvenuto” molto simbolico (si fa per dire), che i miliziani di Hamas hanno voluto lanciare al nuovo Capo di stato maggiore delle forze armate di Gerusalemme, Maggior Generale Aviv Kochavi, chiamato a sostituire l’esperto Gady Eisenkot. In effetti, Kochavi gode fama di “duro”. E’ stato comandante della Brigata Paracadutisti, che tra il 2001 e il 2003 ha spazzato via la Seconda Intifada usando la mano pesante e senza crearsi troppi scrupoli. Per salvare i suoi soldati da agguati durante i rastrellamenti si era inventato una “tecnica” semplice ma brutale. Gli israeliani setacciavano le case senza uscire: passavano da un’abitazione all’altra abbattendo i muri a colpi di mazza.
Ritenuto un esperto di guerra elettronica, già capo dell’Aman (Military Intelligence), con Kochavi si scherza poco. Fu l’ultimo a ritirarsi da Gaza nel settembre del 2005 con una promessa: quella di tornare a fare un macello. Se le premesse sono queste, allora stiamo freschi.

 

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