venerdì 19 aprile 2019

Brasile, improbabile ‘virada’, verso la destra estrema

Brasile al ballottaggio. Il fascista dichiarato Bolsonaro in vantaggio nei sondaggi. São Paulo fa sperare: Haddad è dato al 51%, senza però illudere.
-Un minaccioso programma di rivalsa sociale, ritorno ai 20 anni di dittatura che hanno segnato il Paese, questa volta senza golpe militare.

La ‘virada’, la svolta,
che sarebbe miracolo

Brasile, improbabile ‘virada’ tra le speranze dei sostenitori e l’improbabile miracolo. La svolta nelle intenzioni di voto è in corso, ma sono in pochi e credere che sarà sufficiente. Ultimi sondaggi, Bolsonaro ancora in vantaggio di 5-6 punti, ma a far sperare -più probabilmente a illudere- è il dato di São Paulo, dove Haddad, il candidato democratico, ha effettuato il sorpasso sull’avversario, 51% a 49%, e va detto che al primo turno era finita con il 44% dei voti a favore dell’ex capitano, contro appena il 19% del candidato del Partito dei ‘trabailadores’. Resta da vedere quanta paura fanno già da subito, un bel po’ di assaggi di fascismo come antipasto rispetto al piatto forte Bolsonaro in via di confezione, con vari cuochi e tanti promotori anche esterni.

Antipasti autoritari

Ad esempio la polizia federale e militare che il 25 e il 26 ottobre, sul semplice sospetto di alcuni tribunali regionali elettorali, hanno invaso una trentina di università del paese, con l’obiettivo di sequestrare presunti materiali di propaganda a favore di Haddad e di interrogare e intimidire professori e studenti, racconta Claudia Fanti sul Manifesto. Durissima la reazione dell’Ordine degli avvocati di Rio, che ha parlato di «un precedente preoccupante e pericoloso per la democrazia brasiliana», come pure di «un’indebita violazione dell’autonomia universitaria garantita dalla Carta costituzionale». Nel mirino della polizia, addirittura uno striscione in ricordo di Marielle Franco l’esponente politica di sinistra assassinata il marzo scorso.

Pinochet del Brasile

A definire il domani probabile, il ritrovamento di un corpo con segni di arma da fuoco all’interno di un’automobile parcheggiata di fronte alla Facoltà di Diritto dell’Università federale di Rio de Janeiro, proprio mentre si svolgeva una lezione sulla lotta contro la dittatura del passato. Bolsonaro, il «Pinochet del Brasile», lo chiama il leader dei senza terra João Pedro Stedile, promette di peggio. L’ex capitano ha avvisato che entrerà «con un lanciafiamme» nel Ministero dell’Educazione per cancellare ogni traccia del grande educatore Paulo Freire, pensiero liberale e nulla di marxista, mentre il suo consulente per l’educazione Stavros Xanthopoylos ha annunciato il taglio dei fondi per le facoltà di scienze umane, inutili per «sviluppo scientifico del paese».

Geometrica potenza

Più diretto il generale Aléssio Ribeiro Souto, indicato come probabile ministro dell’educazione, ha in testa una revisione dei programmi scolastici e delle bibliografie dei personaggi studiati, «per evitare che i bambini siano esposti a ideologie e contenuti inappropriati, invitando i professori a dire la «verità» sul «regime del 1964», per esempio dando conto delle morti da entrambi i lati». Stiamo parlando del regime militare che per venti anni, dopo il golpe militare del 1964, ha schiacciato ilo Brasila in una feroce repressione antidemocratica, meno nota nel mondo di quella cilena o argentina, ma non per questo meno crudele. Tra i personaggi noti, torturati allora, anche la ex presidente Dilma Rousseff.

Amazzonia addio

«Se in campo educativo la situazione si annuncia drammatica, sul fronte ambientale è notte fonda», denuncia Claudia Fanti. Obiettivi annunciati: uscita dagli accordi sul clima, sfruttamento senza limiti dell’Amazzonia e sostegno all’agribusiness. Il presidente dei latifondisti, Nabhan Garcia, in corsa per ministro dell’Agricoltura: «Se un qualunque produttore rurale vuole comprare mille ettari di terra, non può disboscare perché parlano di “deforestazione zero”? È un’assurdità». A farne le spese i popoli indigeni. «Nemmeno un centimetro quadrato in più agli indios», ha garantito Bolsonaro. Indios e Amazzonia, il cui destino, se la deforestazione oltrepasserà il 25% (oggi al 19%), sarà, secondo gli scienziati, di trasformarsi in una savana.

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