domenica 26 maggio 2019

Sei palestinesi uccisi, razzi e raid, Netanyahu in Oman

Sei palestinesi uccisi nei Territori occupati. Quasi 20mila manifestanti nella Gaza strangolata.
-Razzi di Hamas e raid israeliani.
-Netanyahu vola, a sorpresa, in Oman col capo del Mossad. Il dopo Khashoggi con Riyadh

Sei palestinesi uccisi e Netanyahu in Oman

+6 = 217 morti e 22.897 feriti

‘Sei palestinesi uccisi nei Territorio occupati’. La notizia sembra una esclusiva del Manifesto, quasi introvabile su altri organi di informazione: «È di cinque uccisi e oltre 200 feriti il bilancio delle vittime del fuoco israeliano lungo le linee di demarcazione tra Gaza e Israele», scrive Chiara Crociati. Il sesto morto palestinese, in Cisgiordania. Ma la battaglia è ancora a Gaza. «La Marcia del Ritorno, iniziata il 30 marzo scorso, non accenna a fermarsi, spinta dalle condizioni ogni giorno più invivibili in cui versa la Striscia». Seguono i nomi delle vittime, troppi ormai per conservarne memoria, e sopratutto l’età, dai 20 ai 27 anni, e questa volta mancano gli adolescenti. Il bilancio degli uccisi negli ultimi sette mesi sale così a 217, e 22.897 i feriti secondo l’Onu.

Razzi Hamas e raid Israele

Nel villaggio di al al-Mazra’a al-Gharbiyya, Cisgiordania, altra protesta contro uno dei tanti muri che frammentano i territori palestinesi occupati, l’esercito reprime e spara: otto feriti e un ucciso. Nella notte, razzi da Gaza, l’aviazione israeliana colpisce 80 obiettivi e accusa l’Iran. Raid più massicci da due mesi a questa parte sulla Striscia di Gaza, con i bagliori delle esplosioni che hanno illuminato il cielo di Gaza fino all’alba. I raid massicci arrivano dopo che il ministro della difesa Avigdor Lieberman aveva minacciato l’attacco di terra. Lierberman sarebbe intenzionato anche a sostituire il capo di Stato maggiore delle forze armate, Gadi Eisenkot, dai lui giudicato troppo “morbido”.

Messaggi orientali

Questione palestinese incancrenita e in uno stillicidio di violenze quasi scontate e ormai privata anche della indignazione. La ‘normalità’ di casa, con la sorpresa del premier israeliano Netanyahu in trasferta in Oman, Paese arabo con cui ufficialmente Israele non ha rapporti. Più curioso ancora, che il capo del governo israeliano fosse accompagnato dal capo del Mossad, Yossi Cohen. Esibizione voluta di buoni rapporti che intercorrono tra lo Stato ebraico e i paesi del Golfo. Col sospetto, da parte di molti analisti internazionali, che la scelta di Tel Aviv sia anche un sostegno triangolato verso Riyadh sul caso Khashoggi, con messaggio diretto oltre oceano.

Oman, rotto un tabù

Summit con il Sultano Qabus. La visita doveva essere segreta ma poi è trapelata sui social con le foto del primo ministro, assieme alla moglie Sarah, che ha incontrato il Sultano Qabus bin Said Al Said in un clima molto amichevole. Le relazioni fra i due Paesi non sono mai giunte al riconoscimento dello Stato ebraico. L’Oman fa parte del Consiglio di cooperazione del Golfo ma mantiene rapporti cordiali con l’Iran e ha mediato fra Arabia Saudita e Repubblica islamica per un cessate il fuoco nello Yemen. Per gli analisti israeliani, la visita di Netanyahu potrebbe essere un tentativo di aprire un canale di dialogo con i palestinesi o lo stesso Iran e l’Hezbollah libanese.

Visite palestinesi

Un’informazione decisiva sino a ieri segreta, il fatto che il 23 e 24 ottobre in Oman era arrivato anche il presidente palestinese Abu Mazen accompagnato da due dirigenti di al-Fatah e dal capo dell’intelligence, il generale Majed Faraj (anche lui come Natanyahu). L’Oman ha sempre fatto da ponte in tutta la regione del Medio Oriente. Americani e iraniani s’incontrarono segretamente in Oman per mesi prima di giungere all’accordo sul nucleare del 2015, ora cancellato dall’amministrazione Trump. Ore di tensione altissima fra Washington e Teheran (il 4 novembre partono nuove sanzioni americane), ed un deputato iraniano si fa scappare che il suo governo sta parlando riservatamente con quello americano proprio in Oman.

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