mercoledì 24 aprile 2019

Le bombe dei Saud su un mercato yemenita

Le bombe «invisibili» dei Saud su un mercato yemenita: 21 civili uccisi. Nuova strage vicino ad Hodeidah, dopo i 17 sfollati uccisi il 14 ottobre e i 18 pescatori ammazzati il 18 settembre.
-Nessun errore ma una precisa strategia politica e militare: devastare il tessuto sociale e le infrastrutture del paese

Embargo all’Arabia assassina

Le bombe dei Saud su un mercato yemenita. Ieri il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede un embargo militare contro l’Arabia saudita, adesso sul delitto di Stato dell’omicidio Khashoggi, venti giorni fa per l’offensiva di Riyadh contro lo Yemen. Appelli che cadono nel vuoto, mentre in Yemen si continua a morire di bombe saudite. Ieri, stretta attualità, 21 yemeniti sono stati uccisi in un bombardamento aereo saudita. Target dell’operazione è stato il mercato della frutta e la verdura di Bayt al-Faqih, cittadina assediata a 70 chilometri a sud di Hodeidah, la città sul Mar Rosso da mesi teatro della controffensiva anti-Houthi della coalizione a guida saudita.
Il 14 ottobre le vittime erano state 17, in un raid che aveva colpito due autobus su cui un gruppo di sfollati tentava di salire per fuggire dalla battaglia di Hodeidah. E il 18 settembre 18 pescatori sono stati uccisi dalle bombe piovute sulla loro piccola imbarcazione, nel porto di al-Khoukha. Per il portavoce della coalizione, Turki al-Malki, il ripetitivo annuncio di una inchiesta su «errori» che ogni tanto possono capitare.

‘Effetti collaterali’ a raffica

Errori tanto frequenti (“i jet sauditi colpiscono da tre anni e mezzo mercati, campi profughi, case, scuole, cliniche, scuolabus, hotel”, denuncia Chiara Cruciati sul Manifesto), da disegnare una precisa strategia militare e politica: la devastazione delle infrastrutture e dei servizi del paese più povero del Golfo e la distruzione del suo tessuto sociale ed economico, ormai collassato da tempo.
Lo denuncia, anche l’Onu, a ripetizione, ed evidentemente senza risultati. L’appello più recente, martedì, del responsabile delle attività umanitarie delle Nazioni unite in Yemen, Mark Lowcock, al Consiglio di Sicurezza: «L’allarme chiaro e presente di un’imminente ed enorme carestia. Qualcosa, ha detto, molto più grande di quello che qualsiasi professionista in questo settore abbia mai visto».

5 volta i morti dichiarati

Perché in Yemen si muore, e non solo di armi: due persone su 10mila perdono la vita ogni giorno per denutrizione. Sono 22 milioni su una popolazione di 28, i civili che non hanno accesso regolare a cibo e acqua non contaminata e che sopravviveranno solo con aiuti ingenti. Aiuti che arrivano raramente a causa del blocco aereo e navale imposto nel 2015 dall’Arabia Saudita.
Nella coalizione sono presenti, per memoria di indignazione, gli Emirati Arabi Uniti e Al Qaeda, in chiave anti-Iran, ritenuto alleato degli Houti.
Secondo il Washington Post i morti tra la popolazione civile sarebbero già oggi 50 mila e non 10mila, come riportano la gran parte dei media, per’altro assenti dal quel feroce e poro reclamizzato campo di battaglia.

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