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giovedì 19 Settembre 2019

Polonia al voto, schiaffo delle città al populismo di Kaczynski

La Polonia pronta a pagare per avere una base militare Usa in casa, domenica al voto.
-Il partito ‘Diritto e Giustizia’ si conferma prima forza del Paese conquistando le zone rurali.
-Ma nei grandi centri, Varsavia in testa, la bocciatura è netta.
-All’inizio di un ciclo elettorale cruciale, la partita politica si riapre. La riscossa dei liberali è rimandata

La parte più arretrata del Paese

Polonia, schiaffo delle città al populismo Diritto e Giustizia (PiS), il partito populista di Jaroslaw Kaczynski, leader de facto della Polonia, rimane la prima forza del Paese con il 33% anche se perde quattro punti. Al secondo posto, con il 27%, la Coalizione civica (KO), la lista liberale. Segue il Partito popolare (PSL), con il 13,6%. Poi la sinistra e Kukiz ’15, partito anti-establishment. ‘Per Kaczynski è un risultato in chiaroscuro’, la valutazione di Matteo Tacconi, EastWest. Quattro punti percentuali persi rispetto alle politiche del 2015. “Non pochi, ma neanche troppi”, se si considerano la polemiche politiche feroci che attraversano il Paese, e le ormai note offensive contro la magistratura, finite nel mirino della Commissione europea. Da tre anni al potere, il PiS ha usato un ‘welfare generoso’ per favorire la crescita.

Propaganda e autoinganno

«I populisti, sempre più sovranisti, vincono abbastanza facilmente nelle zone rurali, così come nei centri abitati con popolazione inferiore a 50.000 persone. La Polonia meno sviluppata e più ancorata alla tradizione, in altre parole: il loro storico bacino elettorale». Dalle grandi città arriva però un segnale forte e contrario. I candidati del PiS vanno al ballottaggio a Danzica e Cracovia, ma hanno poche speranze di farcela, e perdono al primo turno a Lodz, Lublino e nella capitale Varsavia, dove contrariamente alle attese non c’è stata praticamente partita. Trionfa il candidato liberale, Trzaskowski. «La propaganda della radio-tv di Stato, che sotto Kaczynski ha perso ogni barlume di indipendenza, aveva fatto credere che l’uomo del PiS, Patryk Jaki, potesse davvero insidiare Trzaskowski».

Partecipazione anti autoritarismo

Insolitamente alta l’affluenza elettorale, segno di una mobilitazione contro l’autoritarismo del governo, l’interpretazione diffusa, con segnali in vista delle europee (maggio) e politiche (Ottobre), 2019. Un ciclo elettorale cruciale per gli equilibri del Paese. Segnali contro la destra populista, ma con alternativa incerte. Quel ‘quasi 27%’ della coalizione liberale che è inferiore alle politiche del 2015 e non sfonda tra l’elettorato moderato e progressista. Meno ancora quella di sinistra. Sempre Matteo Tacconi: «L’alleanza democratica di sinistra, partito che ha governato negli anni ’90 e nei primi anni 2000, e che nel 2011 ottenne il 41%, si ferma al 6,6%», numeri da Pd italiano post Renzi. Kaczynski non è finito, e i liberali non riescono a ‘ingranare le marce alte’, conclusione di EastWest, e tutti i giochi restano aperti in vista delle europee e delle politiche 2019.

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