mercoledì 19 giugno 2019

Erdoğan, requisitoria anti saudita: ‘omicidio politico, pianificato’

Il presidente turco ricostruisce i dettagli dell’omicidio del reporter saudita.
-«Non ho dubbi sulla sincerità di re Salman, ma..». Problemi per l’erede al trono.
-Nella foto di copertina l’ultima immagine di Khashoggi in vita mentre entra in consolato.
-Fonti turche: trovate parti del corpo nel giardino del consolato

Cronaca nera

Erdoğan, requisitoria anti saudita: ‘omicidio politico, pianificato’
Parti del corpo del giornalista saudita Jamal Khashoggi ucciso a Istanbul, seppellite malamente e in parte nel giardino stesso del consolato. Lo riporta Skynews, secondo cui il reporter sarebbe stato “sfigurato” e “tagliato a pezzi”. I resti sarebbero stati rinvenuti nel giardino della residenza del console saudita. Le indiscrezioni di Skynews, dopo le parole di Erdogan che proprio oggi aveva chiesto all’Arabia Saudita di svelare “dov’è il corpo di Khashoggi”. Ma sentiamolo Erdogan, nella sua vera e pripria requisitoria d’accusa.
«L’omicidio di Jamal Khashoggi è stato attentamente pianificato da giorni prima della sua morte». Accusa diretta alle autorità saudite, senza mai fare il nome del principale sospettato, il principe ereditario Mohammed bin Salman è impitosa e diretta: l’omicidio di Khashoggi non è stato un incidente, l’opera di cani sciolti non autorizzati, ma un complotto voluto, pianificato e diretto nei minimi dettagli da Riad.

Processo a Corte

Saud al Qahtani, stretto consigliere e responsabile della comunicazione sui social media del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, avrebbe guidato le operazioni che hanno portato all’omicidio di Jamal Khashoggi nel consolato di Riad a Istanbul via Skype. In parallelo con la dichiarazioni del presidente, lo rivelano fonti di intelligence turche. Qahtani avrebbe ordinato agli 007: «portatemi la testa del cane»
I magistrati della procura di Istanbul stanno intanto interrogando come testimoni altri 5 dipendenti turchi del consolato saudita nell’ambito dell’inchiesta. Il quotidiano turco Yeni Safak, molto vicino al governo del presidente Erdogan, scrive che almeno 4 chiamate sarebbero state fatte dal consolato saudita di Istanbul all’ufficio del principe ereditario Mohammed bin Salman il giorno dell’uccisione del giornalista.

Dettagli dal presidente

Nel suo discorso Erdogan ha fornito diversi particolari sull’omicidio del giornalista. «Il commando di 15 persone è arrivato appositamente dall’Arabia saudita per uccidere Khashoggi. Di questa squadra facevano parte uomini dei servizi segreti ed esperti di medicina legale, tra cui un uomo che somigliava al giornalista», facendo riferimento alle immagini delle telecamere di sorveglianza che mostravano un uomo in tutto simile a Khashoggi, uscire dal retro del consolato.
Tutto è scattato dalla prima visita del giornalista Khashoggi al consolato saudita di Istanbul, il 28 settembre scorso. «Riad è stata immediatamente informata” che Khashoggi sarebbe tornato nell’edificio diplomatico il 2 ottobre successivo, e quindici uomini sono arrivati dall’Arabia Saudita, per preparare l’omicidio», conclude lapidario il presidente.

Omicidio pianificato

«Gli hard disk dei registratori delle telecamere sono stati rimossi, i dipendenti turchi sono stati allontanati con la scusa di un’ispezione interna». Insomma, «Omicidio accuratamente pianificato», e qui la responsabilità saudita si fa pesante, fecendo saltare le prime ammissioni parziali di un interrogatori violento finito male. «Non abbiamo alcuna intenzione di rimanere in silenzio dinanzi a un fatto di questa gravità. È un nostro diritto indagare e aprire un’indagine per capire cosa è accaduto».
La dichiarazione politica chiave dell’intervento di Erdogan in Parlamento, ad Ankara, nelle parole finali: «Non ho dubbi sulla sincerità di re Salman. Detto questo, porteremo avanti le indagini necessarie e indipendenti, perché questo è un omicidio politico». Salvo il Re, ma sotto di lui, chi perde paga, e per la successione al trono dei Saud, sino a ieri già scritta, si riapre la partita. Da Washington intanto, niente stop alla vendita armi a Riad, mentre il capo della Cia vola in Turchia.

Hacker contro la ‘Davos del Deserto’

L’home page del Future Investment Initiative, la ‘Davos del Deserto’, attesa a Riad domani, è stata hackerata. Prima che venisse oscurata, sulla pagina compariva l’immagine manipolata di Mohamed bin Salman che impugna una scimitarra e si appresta a decapitare Jamal Khashoggi, il giornalista dissidente. “Nell’interesse dei bambini di tutto il mondo, chiediamo a tutti i paesi di sanzionare il regime saudita”, si legge in una scritta che accompagna l’immagine.
“Tale regime, allineato agli Stati Uniti – prosegue la scritta – deve essere ritenuto responsabile per le sue azioni inumane e barbare, come l’uccisione del proprio cittadino Jamal Khashoggi e di migliaia di innocenti in Yemen. Il medievale regime saudita e’ una delle fonti di finanziamento del terrorismo nel mondo”. La pagina consentiva di scaricare, attraverso un link, numerosi numeri di telefono di “spie” saudite e esponenti del regime di Riad.