mercoledì 20 febbraio 2019

L’Arabia Saudita confessa il delitto e cerca di salvare il principe

I sauditi ammettono l’uccisione nel consolato. Rimosso il vice capo dei servizi segreti. Trump prova a ridurre i danni e a salvare principe e miliardi in armi.
-Capro espiatorio Saud al-Qahtani, è stato rimosso dal suo incarico. Un uomo potentissimo, regista della repressione contro i dissidenti

Ammissione di colpa
per sconto di Regno

L’Arabia Saudita confessa il delitto e cerca di salvare il principe La confessione saudita solo con le spalle al muro. Di fronte a prove incontestabili, l’Arabia Saudita ha ammesso che il giornalista Jamal Khashoggi è stato ucciso – “in una colluttazione” – nel consolato saudita di Istanbul. Ancora mistero su dove sia finito il corpo, ma è già pronto un colpevole per cercare di salvare il principe ereditario, vero mandante di assassinio e vergogna planetaria. Di fronte all’evidenza, lo stesso Trump prende atto e distanze dal potente giovane erede al trono saudita, Mohammed bin Salman, che il presidente americano trattava come un amico di famiglia. L’impossibile “presunzione di innocenza” per gli alleati sauditi, ed arriva la provvidenziale confessione.

Il principe riforma se stesso

La televisione di Stato/famiglia a Riad, trasforma pestaggio e torture a Khashoggi in ‘una rissa’ con alcune persone che lo avevano incontrato per un appuntamento nella sede diplomatica. Diciotto cittadini sauditi sono stati arrestati, mentre è stato rimosso dall’incarico il generale Ahmed al Asiri, vice capo dei servizi segreti e consigliere della Corona. La televisione ha aggiunto che il re Salman intende presentare una proposta per riformare i servizi d’Intelligence, con un tocco di arroganza assoluta, quasi inimmaginabile. La riforma dei servizi segreti torturatori e assassini sarà affidata a chi aveva dato l’ordine di andare a sequestrare il dissidente Khashoggi, il principe Mohammed bin Salman, chiamato così a riformare se stesso.

Pezza sul buco voragine

Sulla gravità delle «conseguenze» dubbi enormi. Contratti per molte decine di miliardi di dollari per l’acquisto di armi americane da parte di Riyadh e il prezzo del greggio pronto a variare ad un battito ci ciglia saudite. Secondo il New York Times, Riyadh sarebbe pronta a sacrificare un alto ufficiale di intelligente, il generale Ahmed al-Assiri, uomo di punta dei servizi e consigliere della Corona. Cauto il Segretario di stato Mike Pompeo, reduce da corte Saud che avverte come, ‘l’erede al trono saudita sta mettendo a rischio la sua credibilità come futuro leader’. Un regno in ballo, e il solo rimedio possibile allo stato attuale della crisi, per i sauditi presentare i risultati di una indagine seria sulla morte di Khashoggi.

Difficili verità già note

La Turchia decisa a non fare sconti, a saldo di vecchie cattiverie Usa e Saud. Ieri i tecnici della polizia scientifica turca hanno ispezionato il minivan nero in dotazione al consolato saudita in cui il corpo del giornalista saudita sarebbe stato trasportato alla vicina residenza del console dopo la probabile uccisione in consolato. Il mezzo sarebbe giunto dal console alle 15:09 del 2 ottobre, cioè poco meno di due ore dopo l’ingresso del reporter in consolato, con a bordo Khashoggi. Con ogni probabilità già morto a causa di un pesante interrogatorio «andato storto» condotto da uomini dei servizi sauditi, tra i quali personaggi molto vicini a Mohammed bin Salman, come mostrano i filmati delle telecamere di sorveglianza intorno al consolato saudita.

Il ‘capro espiatorio’

Forse un assassino, certo un ex potente ora capro espiatorio per ordine di Re. Saud al-Qahtani, uomo potentissimo, regista della repressione contro i dissidenti, rimosso dal suo incarico in seguito all’ammissione della morte di Khashoggi. Lo ha annunciato la tv di stato di Riad. Fedelissimo alla Corona, 40 anni, 7 in più del principe coronato saudita , (Mbs) sul quale esercitava una forte influenza. Saud al-Qahtani aveva il totale controllo dei media sauditi. Khashoggi era stato contattato da Saud al-Qahtani che lo invitava a tornare in Patria. Ma lui non si fidava, e sul Washington Post lo descriveva come l’uomo dell’inquisizione del principe coronato, alla guida di una squadra chiamata a mettere a tacere i dissidenti.

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