giovedì 18 luglio 2019

La marcia dei migranti honduregni e Trump sul fronte delle elezioni

La marcia dei migranti partiti il 13 ottobre dalla città di San Pedro Sula, in Honduras, verso il Messico per poi attraversare la frontiera con gli Stati Uniti. -All’inizio solo poche centinaia, ora un piccolo esercito di 4, 5mila persone. -Trump minaccia di chiudere la frontiera meridionale ma teme i contraccolpi sulle elezioni di midterm.

La marcia dei migranti honduregni

La marcia dei migranti. All’inizio erano solo poche centinaia, poi, via via sono cresciuti, fino a superare le 4000 persone, un esodo vero e proprio. Sono i migranti partiti il 13 ottobre dalla città di San Pedro Sula, in Honduras e diretti verso il Messico per attraversare la frontiera con gli Stati Uniti. Uomini, donne, giovani, vecchi, bambini, persino invalidi su sedie a rotelle, un corteo che ha preso il via dal terminal degli autobus della città. Una colonna di tre chilometri, cresciuta lungo la strada grazie al tam tam spontaneo attraverso Wathsapp.

Bloccati al confine messicano

E quella che sembrava una piccola iniziativa, una situazione facilmente gestibile è diventata invece un caso esplosivo man mano che passano le ore e si ingrossava il corteo vociante. Ben presto agli honduregni si sono uniti anche cittadini di El Salvador e dello stesso Guatemala.  Venerdì 19 dopo aver sfondato le reti e le barriere che separano il Guatemala dal Messico, i migranti si sono scontrati con la polizia. Bloccati per diverse ore, ora si trovano in quella che nelle zone di confine viene chiamata “terra di nessuno”.

Le minacce di Trump

Gli Usa hanno avvertito che schiereranno i militari per sigillare il confine, nel caso in cui la carovana riuscisse a penetrare definitivamente in Messico. La pressione di Washington è forte, con la minaccia di tagliare tutti gli aiuti a Honduras, Guatemala e El Salvador. Consapevoli del fatto che l’accordo di libero scambio nordamericano, recentemente rinegoziato, è a rischio, le autorità messicane provano a bloccare la massa dei manifestanti con la verifica di documenti che spesso mancano.

La reazione del Messico

Città del Messico ha chiesto anche l’aiuto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Supporto per le richieste d’asilo, ma soprattutto, assicurare il rispetto dei diritti umani, ha chiesto il governatore dello stato messicano del Chiapas Manuel Velasco il quale ha confermato l’ingresso di migliaia di persone dal punto di transito di Tecún Umán. In un intervento al Parlamento, il ministro degli Interni messicano Alfonso Navarrete ha voluto chiarire a Washington che «respingeremo qualsiasi pressione per cambiare le nostri leggi perché non intendiamo farlo». Quindi, prima diritti umani e di asilo, poi le paure Usa.

Midterm a rischio per Trump

Per Trump una questione di politica interna. Le vicinissime elezioni di midterm e l’ipotesi di usare le maniere forti per bloccare quel piccolo esercito di migranti in marcia, potrebbe creargli grossi problemi di consensi tra le varie comunità di origine latino americana. Per questo Trump, contemporaneamente alle minacce affidate al Segretario di Stato Mike Pompeo, si è affrettato a ringraziare via Twitter il Messico per l’opera di contenimento che sta svolgendo. Per Trump l’emergenza  «è stata provocata dall’assalto di migrazione illegale dovuto ai democratici per il loro rifiuto a riconoscere il problema o a cambiare le leggi che piacciono a loro. Si immaginano che chiunque arrivi voterà democratico».

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