venerdì 16 novembre 2018

Delitto saudita, le ‘petro-amicizie’ preparano le complicità

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che avrebbe ascoltato la registrazione audio sull’interrogatorio e uccisione del giornalista saudita, notizia e smentita.
-La Davos saudita che perde pezzi.
-Alberto Negri e le complicità storiche occidentali con la dittatura dei Saud

Pompeo che sa e non sa

Delitto saudita. Scoop e smentita sulla notizia che il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, di rìtorno dall’Arabia saudita via Turchia, sua tappa ad Ankara avrebbe ascoltato la registrazione audio sull’interrogatorio e uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, scomparso il 2 ottobre dopo essere entrato nel consolato saudita a Istanbul. Secondo il network Abc, che cita alcune fonti turche, al segretario Usa sarebbe stata consegnata anche la trascrizione dell’audio. Nella notte la smentita del Dipartimento di Stato, attraverso il portavoce. Sulle colpe saudite, l’imbarazzo statunitense è assoluto.

La Davos saudita e pezzi

Il segretario di Stato alla corte dei regali mandanti, la Turchia che sembra essere la sola a cercare gli assassini, e Trump da vigilia elettorale di Midterm che cerca di rassicurare amici vicini e lontani, la conferenza saudita su investimenti e commercio che dovrebbe iniziare il 23 ottobre a Riyadh, perde i pezzi. L’elenco che ne fa il manifesto: prima Liam Fox, ministro al Commercio britannico, “Non è il momento giusto”; poi Christine Lagarde, Fmi; e infine, il segretario al tesoro Usa Steve Mnuchin dopo un suo vertice con Trump e con il segretario di Stato Pompeo (amici sì, ma adesso facciamo finta che) . E non andranno media come Cnn e New York Times. Nelle stesse ore Human Rights Watch e Amnesty hanno chiesto all’Onu un’inchiesta internazionale.

Alberto Negri non ci crede

Alberto Negri, esperto di cose mediorientali di lungo corso, su Linkiesta avverte, «Il clamore intorno all’Arabia Saudita non durerà a lungo. Perché Riad è legata a doppio filo agli Usa da decenni. E per questo può avvelenare impunemente la politica in Medio Oriente, e nel mondo». Gli Usa da citare sono facili, il loro maggiore acquirente di armi, tanto per cominciare. Anche se, e qui inizia l’incredibile, almeno all’apparenza, «I sauditi sono da decenni i finanziatori dell’Islam radicale nella versione wahabita e l’America ha lanciato nel 2001 una guerra al terrorismo che la stessa Riad ha alimentato, dall’Afghanistan all’Iraq alla Siria». Eppure gli Usa , fa finta di stupirsi Negri, mettono sanzioni all’Iran perché lo vogliono i sauditi e gli israeliani.

Il ‘riformista’ bin Salman

Il principe ereditario Mohammed bin Salman descritto in questi ultimi due anni come un ‘illuminato e un riformista’. Ma in Arabia Saudita non è in corso nessuna riforma: «il Paese resta una monarchia assoluta proprietà di una famiglia e fondata sul wahabismo, una versione retrograda dell’Islam». E gli Usa non hanno nessuna intenzione di cambiare il corso delle cose. Stracciano l’accordo sul nucleare e con Israele appoggiano i sauditi in tutte le guerre per procura contro l’Iran. «Così il migliore amico di MBS in Occidente è diventato Jared Kushner, il genero di origine ebraiche di Trump, che come inviato speciale nella regione ha intessuto rapporti privilegiati con il principe saudita. È stato Kushner a organizzare la sua visita negli Stati Uniti di 15 giorni per firmare altri contratti militari e fare una sorta di road-show nella finanza americana».

Complici dei petro-tiranni

Nel suo viaggio in Arabia Saudita il presidente Usa aveva incassato contratti per armamenti con i sauditi per 110 miliardi, quasi un quinto del bilancio della Difesa americano. «Ma quella tra gli Usa e la monarchia dei Saud non è un’alleanza ma una vera e propria complicità nei maggiori disastri e massacri dell’ultimo mezzo secolo. Negli anni Ottanta furono i sauditi a finanziare i mujaheddin afghani, diventati poi i jihadisti, per fare la guerra all’Unione Sovietica. Ed erano i sauditi, con le monarchie del Golfo, che foraggiavano la guerra d’aggressione di Saddam Hussein contro la repubblica islamica iraniana: un milione di morti. Sauditi e qatarini sono stati i finanziatori dei gruppi jihadisti contro Bashar Assad che nessuno adesso sa più come eliminare. Quella tra gli Usa e la monarchia dei Saud non è un’alleanza ma una vera e propria complicità nei maggiori disastri e massacri dell’ultimo mezzo secolo. Figuriamoci cosa conta la vita di un giornalista».

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