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domenica 8 Dicembre 2019

Grecia-Macedonia, governi in crisi, salta l’accordo sul nome

Nel nome di Alessandro Magno e di qualche interesse geo strategico meno nobile, va per aria il tentativo di soluzione per il sud dei Balcani tra Grecia ed ex Macedonia jugoslava.
-Due governi in crisi e accesso di Skopje ad Ue e Nato rinviato sine die.
-Dimissioni del Ministero degli Esteri greco, Nikos Kotzias e frattura interna con la destra nazionalista dal ministro della Difesa, Panos Kammenos, contrario all’intesa sul nome di Macedonia del Nord.
-A Skopje, in Parlamento non passa l’accordo sul nome, verso elezioni politiche anticipate.

Troppe notizie in un solo fatto

Grecia-Macedonia, governi in crisi
Dimissioni del Ministero degli Esteri greco, Nikos Kotzias e frattura interna con la destra nazionalista dal ministro della Difesa, Panos Kammenos, contrario all’intesa sul nome di Macedonia del Nord per l’ex Macedonia jugoslava.
Crisi di governo anche a Skopje
Maggioranza di 2/3 in bilico per il Primo Ministro Zaev che sosteneva l’accordo sul nome raggiunto con Atene. I parlamentare del VMRO si sono rifiutati di supportare il governo, segnala ‘Marco Florian Geopolitcs’, e rischio di elezioni anticipate.
Nato e Unione europea si frena
Salta l’accordo per come era noto sino ad oggi (aggiustamenti necessari sui due fronti), e saltano per il momento almeno i progetti di adesione/ammissione Ue e Nato, bloccati sino ad oggi dalla Grecia. Ipotesi di nuovi equilibri geo strategici nel sud dei Balcani, sostenuti o temuti tra Stati Uniti e Russia.

Grecia, con la scusa della Macedonia

Ieri il Ministero degli Esteri greco, Nikos Kotzias, ha dato le dimissioni dopo essere stato attaccato duramente dal ministro della Difesa, Panos Kammenos, segretario di Anel, il Partito dei greci indipendenti, una formazione politica di destra che permette al premier di sinistra, Alexis Tsipras, di mantenere una fragile maggioranza in parlamento. Il capo della diplomazia è andato via in polemica con il primo ministro, accusato di non averlo difeso abbastanza -scrive Marta Ottaviani su La Stampa- e che adesso reggerà gli esteri fino alle prossime elezioni, previste per l’autunno 2019, ma che potrebbero essere convocate molto prima.

Il voto di Skopje, vecchi conti interni

Il parlamento di Skopje al quarto giorno di discussione per decidere se approvare o meno le riforme costituzionali che permetterebbero di sostituire il vecchio nome, la contestata Macedonia Patria di Alessandro il grande greco, e porre così fine a una disputa con la Grecia che dura da decenni. L’accordo era stato sottoposto a referendum lo scorso 30 settembre, ma la consultazione non ha raggiunto il quorum del 50%. «Bruxelles sostiene un esito positivo del voto parlamentare anche per indebolire la posizione della Russia nei Balcani. La strada, però, è ancora tutta in salita», sempre Marta Ottaviani. Infatti, nella notte, conta all’ultimo voto.

Russia e Usa in campo, letture contrapposte

Giulietto Chiesa, anche lui un trascorso a La Stampa, corrispondente da Mosca, lettura tutta ‘filo Russa’. La fretta di Washington e Bruxelles di estendere i confini della Nato su tutti i Balcani. «Così il governo greco, in grave difficoltà interna, economica e sociale, è stato gratificato con qualche prebenda finanziaria». Un po’ forte, da parte dell’amico Chiesa, la definizione del precedente presidente macedone Gruevski come ‘moderato’. Resta l’accusa alla corruzione politica dilagante, «grazie anche al finanziamento e all’incoraggiamento della richieste di crescente autonomia della minoranza albanese, circa il 25% della popolazione».

Giulietto Chiesa e le trame oscure

La visita a Skopje, alla vigilia del referendum poi vanificato, del Segretario di Stato alla Difesa americana, generale James Mattis. Mentre in Grecia il ministro della Difesa annuncia l’apertura di un centro di addestramento NATO. «Infine, secondo quanto riferisce l’agenzia Mina, citando il noto giornalista e strenuo oppositore, Milenko Nedelkovski, un alto funzionario del Dipartimento di Stato USA, Mitko Burceski (denominato “agente Tesla”) avrebbe aperto un ufficio in un lussuoso appartamento, divenuto nel corso di poche settimane il centro di un via vai di parlamentari, in coda per ricevere zainetti ripieni, ciascuno, di 2,5 milioni di dollari».

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