martedì 20 Agosto 2019

Gaza, segnali di guerra alla porte

Gaza/Israele. Il capo delle spie egiziane che rinvia l’ arrivo a Gaza.
-E il Consiglio di difesa israeliano riunito ieri dal premier Netanyahu, per decidere come rispondere al lancio di un razzo Katiusha contro Beersheba dove ha distrutto una abitazione civile.
-Hamas e la fratture in casa palestinese.

Guerra alle porte

Gaza, segnali di guerra. Il rinvio del viaggio del capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel, atteso oggi a Gaza, interpretato da Michele Giorgio, Nena News, come segnale che l’offensiva israeliana è lì, alle porte della Striscia. L’unica incertezza è quando. «Qualcuno l’attendeva già la scorsa notte -scrive sul Manifesto-, quando l’oscurità è scesa carica di tensione e paura su Gaza e le aree circostanti». La memoria degli oltre duemila morti del 2014, ferita sempre viva. Ieri una ventina di raid aerei israeliani che hanno fatto un morto e tre feriti tra i palestinesi, la prima risposta a caldo al lancio, martedì notte, di un razzo Katiusha che ha colpito e distrutto una abitazione di Beersheba, con una madre e i suoi tre figli che si sono salvati per un soffio. Seguita dalla premessa di azioni di forza molto più decise minacciate più volte.

Liberman oltre Netanyahu

Opinione pubblica ‘aiutata’ a posizioni estremista anche dal clima ormai pre elettorale, nessuna scadenza di mandato ma scelta politica quasi scontata e breve, con nessuno, partito o candidato, che vuol rischiare di apparire debole sulle questioni di sicurezza e sulla questione palestinese. Vale per tutti il ministro della difesa Lieberman, uno dei rivali politici a destra del premier Netanyahu (nei guai giudiziari anche con accuse di corruzione), che invoca un ‘colpo duro’ al movimento islamico Hamas che controlla Gaza, unica via, afferma, per riportare la calma. Quindi, nessuna sensibilità o considerazione per la situazione oggettivamente insostenibile per due milioni di palestinesi che vivono come prigionieri nella Striscia di Gaza, sotto embargo da oltre dieci anni, in meno di 400 chilometri quadrati di terra.

L’oltranzismo israeliano

Altro segnale indicativo di una situazione che rischia di precipitare in un nuovo conflitto, segnala l’HuffPost, la nomina del generale di brigata Ofer Winter a segretario militare per il ministero della Difesa. Winter ha servito come comandante della brigata Givati durante l’operazione “Protetective edge”, la campagna militare tra luglio e agosto 2014. In 50 giorni di scontri, i palestinesi uccisi furono 2.139, di cui 490 bambini. I soldati israeliani caduti nell’operazione sono stati invece 64, cui si sono aggiunti sei civili fra i quali un bimbo. I palestinesi feriti sono stati circa 11 mila, di cui 3 mila bambini. L’assedio sta privando una popolazione di 1,900 milioni di abitanti, il 56% al di sotto dei 18 anni, del bene più vitale: l’acqua. Le Nazioni Unite annunciano che entro il 2020 sarà praticamente impossibile vivere a Gaza.

Hamas e la tregua mancata

Hamas condanna il lancio del razzo contro Beersheba, ma ha problemi in casa. I leader di Hamas hanno cercato per tutta l’estate un accordo di tregua a lungo termine con Israele senza riuscirci. Le proteste popolari al confine per fare pressione, ma ancora una volta senza risultati, salvo gli oltre 200 morti sotto i colpi dei cecchini israeliani con l’ordine di uccidere. Ora i vertici di Hamas si sarebbero convinti che solo una nuova escalation militare potrà indurre Netanyahu ad accettare un’intesa in più punti che metta fine o almeno allenti il blocco israeliano. Un grande conflitto può portare a novità positive nei periodi di tregua». Quel razzo, più potente di quelli soliti, solo negli arsenali dell’ala armata Hama diventa messaggio chiaro per gli israeliani:  «se non volete la tregua allora si farà la guerra e anche voi soffrirete».

Autorità palestinese e piani Usa

Estremismi incrociati. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen apertamente contrario ad una tregua separata tra Hamas e Israele con la mediazione Oni e dell’Egitto. Al punto di dichiarare ‘persona non grata’ il mediatore Onu Mladenov dell’Onu. «La trattativa esclude totalmente l’Anp e il presidente la considera un tentativo mascherato di dividere per sempre Gaza dalla Cisgiordania, in linea con quello che prevederebbe il piano di pace Usa non ancora reso pubblico», sostiene Michele Giorgio. Per colpire Hamas, Abu Mazen non ha esitato nell’ultimo anno e mezzo a tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, a varare sanzioni e ad attuare forme di boicottaggio economico che hanno soltanto reso più difficile la vita alla popolazione civile palestinese a Gaza e scalfito appena la solidità del potere dei rivali islamisti.

Accenno ultimo, il progetto segreto di pace Israelo-palestinese promesso da Trump, e di prossima presentazione ormai, il mediatore Usa Jason Greenblatt nega che l’iniziativa americana punti a separare i territori palestinesi.

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