• 28 Febbraio 2020

Afghanistan, 17anni di guerra dopo nulla è cambiato

Il mondo cambia
l’Afghanistan No

Afghanistan, 17anni di guerra dopo
Qualcuno di noi era là, in Afghanistan, quando il 7 ottobre 2001 il presidente degli Stati Uniti George W. Bush annunciò l’inizio dell’operazione Enduring Freedom contro i talebani e Al Qaeda. ‘Azioni mirate’ per schiacciare le capacità militari di Al Qaeda e dei talebani, con l’aiuto di truppe britanniche, canadesi, australiane, tedesche e francesi. Gli italiani, il più grande contingente dopo quello quello Usa attualmente sul campo, 900 militari in una missione senza senso, arriveranno dopo. L’idea di una campagna militare tecnologica e chirurgica che appariva da subito follia pura, a chi si muoveva in quel territorio. Non serviva un genio strategico per capirlo, ma non fu così.

In questi 17 anni, il mondo è cambiato, annota Roberto Vivaldelli su ‘Gli occhi della guerra’, altre guerre sono scoppiate in Medio Oriente e in Nord Africa, nel mondo, mentre Cina e Russia mettono in discussione il ruolo di superpotenza mondiale degli Stati Uniti. «Ciò che non è mutuato in questi 17 lunghi anni è proprio l’Afghanistan, Paese nel quale le truppe americane sono tuttora impegnate –circa 14mila soldati – nonostante un bilancio drammatico: 2.300 militari americani e circa 3500 alleati afgani morti in battaglia. Altri 1.100 soldati alleati sono stati uccisi, quasi la metà provenienti dal Regno Unito». Bilancio militare folle, per quali risultati? A cosa sono serviti tutti questi sforzi?

17 anni dopo talebani
più radicati che mai

Secondo The American Conservative, il quel 2001, “Al Qaeda fu degradata e dispersa, i talebani rovesciati e puniti”. Una affermazione forse un po’ esagerata, ma confermiamo per testimonianza diretta che l’arrivo a Kabul delle truppe occidentali fu quella di liberatori dagli integralismi imposti dagli studenti guerrieri della madrase. Conquistata Kabul ma non tutto un Paese immenso, l’errore denunciato dal pensatoio che sostiene la nuovo politica estera di Trump, su quello di rimanere. incassata la vittoria almeno formale, via, ritorno a casa. «Gli Usa avrebbero dovuto lasciare il Paese più rapidamente possibile. Ma l’amministrazione Bush voleva creare uno stato amichevole in Asia centrale».

Il dopo non è né ‘obamiano’ né ‘trumpiano’, ma sono fatti. L’invasione dell’Iraq del 2003, che nulla aveva a che fare con l’11 settembre, permise ai talebani di riprendersi. E oggi, secondo dati si intelligence Usa, il numero di combattenti talebani è triplicato a 60mila, mentre, secondo le fonti afghane il numero reale sarebbe di 80mila. Secondo i dati raccolti dal Centro per gli studi strategici e internazionali, “i talebani ora controllano più territori del 2001”, quando gli Stati Uniti invasero il Paese. Secondo la Bbc, i talebani controllano attualmente il 70% dell’Afghanistan, e circa 15 milioni di persone –metà della popolazione– vivono in aree controllate dai talebani o dove comunque sono presenti in maniera organizzata.

Kabul, città perduta
ma l’Italia è ancora lì

Vivaldelli cita Doug Bandow, già assistente speciale del presidente Reagan: «persino Kabul non è sicura: Washington ora porta il personale all’aeroporto via elicottero, evitando le strade che usò nel 2001». Ed anche il bilancio delle vittime civili è drammatico: nel primo trimestre del 2018 (mancano dati più recenti), risultavano morte già 2.258 persone. Tutto questo mentre le Nazioni Unite, a fare il paio in questa escalation di scannatoio, riferiscono che le vittime degli attacchi aerei statunitensi stanno a loro volta aumentando. Tanti morti e tanti soldi. Secondo Foreign Policy, la guerra in Afghanistan è costata agli Stati Uniti più di un trilione di dollari, e ancora oggi, 45 miliardi di dollari l’anno.

Tutto gigante sotto l’Himalaya afghano: anche la produzione di oppio è al massimo storico, nonostante i miliardi di dollari che gli Usa hanno speso per combatterlo, scomparsi nel buco nero della corruzione afgana. Con i derivati dell’oppio che invece, con estrema efficienza, giungono rapidamente in occidente. Perché è accaduto e come uscirne? L’alternativa occidentale ai talebani non è stata credibile. E ora, secondo Al Jazeera, gli Stati Uniti avrebbero accettato di discutere il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in un incontro con i rappresentanti dei talebani in Qatar con l’inviato Usa Zalmay Khalilzad. Per porre fine a una inutile guerra che dura da 17 anni.

rem

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