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venerdì 20 Settembre 2019

Delitti di Stato (non solo Khashoggi) dai fratelli Rosselli a Napoleone

A proposito di delitti di Stato, perché quanto accaduto a Istanbul al giornalista Khashoggi, fatto uscire dal consolato saudita a tranci, questo è stato.
-Per rimanere vicini all’attualità Giovanni Punzo si dedica a due episodi di storia europea.
-L’assassinio negli anni trenta dei due fratelli Rosselli, oppositori esuli in Francia, ordinato dal regime fascista. Una vicenda molto simile alla già richiamata attualità.
-Poi, in Francia alla corte di Napoleone, per richiamo ad altre case regnanti rispetto alla non nobiltà assoluta dell’oggi.

Dopo il caso di Jamal Khashoggi, 59 anni, reporter saudita in autoesilio in Turchia e collaboratore del Washington Post, scomparso il 2 ottobre dopo essere entrato nel consolato saudita di Istanbul, il tema dei Delitti di Stato 

Da Carlo e Nello Rosselli
le diverse forme di fascismo

Delitti di Stato, in Italia, dall’unità nazionale, fu pratica fascista. Dopo il delitto Mattetti, 1924, un delitto di stato italiano molto simile a certa attualità si consumò in Francia verso la fine degli anni trenta del secolo scorso. Le vittime furono i fratelli Carlo e Nello Rosselli, antifascisti italiani rifugiati all’estero e assassinati il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l’Orne (in Normandia) da sicari francesi assoldati dal regime fascista. I fratelli Rosselli, tra i fondatori del movimento “giustizia e libertà” non solo sostenevano – anche finanziariamente con proprie risorse – gli antifascisti esuli e l’opposizione al regime, ma avevano organizzato in Spagna una formazione militare indipendente che combatteva al fianco dei repubblicani contro i nazionalisti e i franchisti appoggiati invece dall’Italia e dalla Germania. Carlo e Nello, che si trovavano nella cittadina francese per trascorrere insieme la convalescenza di Nello, ammalatosi di flebite in Spagna, furono infatti brutalmente assassinati a colpi di pugnale in un’imboscata da estremisti di destra che però in seguito furono individuati, arrestati e processati.

I fratelli Carlo e Nello Rosselli con i figli a cavalluccio

Giustizia negata in Italia

Lo scoppio della seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca della Francia interruppero le indagini per il processo d’appello che ripresero nel secondo dopoguerra. Anche in Italia vennero individuati mandanti tra i massimi vertici del regime fascista, ma il processo – tenutosi a Roma all’alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo – produsse in un primo tempo pesanti condanne che furono tuttavia annullate dalla corte di cassazione, né altri processi successivi portarono a condanne di responsabili. Diversamente andò invece in Francia dove il processo che si tenne nel 1948 si concluse con dure pene da scontare ai lavori forzati. Tra i simpatizzanti della ‘Cagoule’, l’organizzazione terroristica fascista francese che aveva condotto fisicamente l’attentato, venne anche fuori il nome di Francois Mitterand, all’epoca simpatizzante di destra e poi collaborazionista della repubblica di Vichy. Sull’intera vicenda della Cagoule e su altri scottanti documenti del periodo, sia de Gaulle che Mitterand si opposero all’apertura degli archivi.

Napoleone e il duca
altro scannatoio regnante

Luigi Antonio di Borbone-Condè, duca di Enghien, nato nel 1772, finì fucilato nel fossato del castello di Vincennes il 21 marzo 1804 per ordine di Napoleone Bonaparte. Nella lunga serie dei delitti di stato in Europa non fu né il primo né l’ultimo, ma divenne lo stesso celebre per le modalità in cui avvenne. Enghien infatti si trovava all’estero e fu ‘arrestato’ (o meglio rapito) da uno squadrone di dragoni e gendarmi a cavallo al comando del generale Ordener violando apertamente la neutralità del Baden, principato tedesco presso il quale viveva in esilio praticamente dallo scoppio della rivoluzione. Trasportato in ceppi su una carretta militare fino al Reno, il fiume che segnava il confine con la Francia, fu tradotto al castello di Vincennes per subire un processo. Nel corso di questo si appurò che Enghien non era affatto l’organizzatore della congiura che mirava ad uccidere il primo console, ma – dopo aver modificato l’accusa da ‘cospirazione’ ad ‘alto tradimento – la corte marziale, composta da ufficiali fedelissimi a Napoleone, lo condannò comunque.

L’esecuzione di Luigi Antonio di Borbone-Condè, duca di Enghien

Peggio di un crimine, fu un errore

Il fatto, ritenuto estremo già dai contemporanei, finì per diventare un potente argomento contro Napoleone che fu criticato duramente anche da molti suo sostenitori del campo moderato, e pare persino che la stessa Giuseppina Beauharnais avesse tentato di ottenere la grazia dopo la sentenza. L’inglese lord Bergeron scrisse che si trattava di un’esecuzione ‘a scopo terroristico’ e quando pochi mesi dopo Napoleone si proclamò imperatore, si disse anche che la fucilazione del duca era stata ordinata non tanto per reprimere una congiura, quanto per togliere di mezzo un’esponente della monarchia che avrebbe in qualche modo potuto osteggiare il suo progetto. Non mancarono altri commenti acuti, come ad esempio quello di Boulay de La Meurthe (e non di Talleyrand, come si disse in seguito): «peggio di un crimine, fu un errore». Esiliato Napoleone a Sant’Elena e restaurata la monarchia, il corpo del duca fu riesumato con tutti gli onori previsti per un componente della casa reale.

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