mercoledì 12 dicembre 2018

F-35 tutti a terra. La travagliata vita dell’aereo più costoso al mondo

Incidente sospetto, e il Pentagono sospende i voli. Stop anche in Gran Bretagna e Israele.
-La decisione dopo l’F-35 precipitato a settembre in Sud Carolina.
-I 320 controversi caccia operativi fin’ora nel mondo saranno accuratamente controllati.
-La travagliata storia dell’F-35 in Italia.

Super tutto, compresi
400 miliardi di dollari

F-35 tutti a terra. Il Pentagono per gli Stati Uniti, ma, a catena, Gran Bretagna e Israele che hanno quei caccia bombardieri ormai operativi nelle loro forze armate, ha sospeso temporaneamente le operazioni di volo degli F-35 dopo un incidente avvenuto un paio di settimane fa in Sud Carolina, col primo f-35 precipitato. Lanciato nei primi anni ’90, il programma F-35 è considerato il sistema di armamenti più costoso della storia Usa, con un costo stimato di circa 400 miliardi di dollari e l’obiettivo di produrre 2.500 velivoli nei prossimi anni. Anche l’Italia ha aderito a questo programma, fin dalla fine anni ’90, governi Prodi, D’Alema, Berlusconi, sperando in qualche ritorno industriale soprattutto per il gruppo Finmeccanica-Leonardo, sia acquistandoli per aggiornale la flotta.

F-35 contro Eurofighter

L’F-35 americano scelto allora a scapito dell’Eurofighter, il caccia europeo prodotto dalle industrie di quattro nazioni (Gran Bretagna, Germania, Spagna e Italia) che, nelle previsioni, avrebbe dovuto più lavoro alle fabbriche italiane rispetto a un aereo americano. Gli americani promettevano costi unitari medi per velivolo più bassi sostenendo di arrivare a produrre e a vendere tra i 2.500 e i 3.000 aerei in tutto il mondo. L’Italia entra nel 1998 con gli ‘spiccioli’, 10 milioni di dollari, nel 2002 l’impegno diventa di un miliardo e 190 milioni di euro dell’epoca. Nel 2017 si arriva ad un ‘impegno indicativo’ di acquisto di 131 F-35, con una stima di spesa intorno ai 15 miliardi di euro.

Oscillazioni politiche

Il programma prevedeva anche la costruzione in Italia, all’aeroporto militare di Cameri, Novara, di una fabbrica per la produzione di ali e per l’assemblaggio finale del caccia americano. 800 milioni di euro spesi direttamente dallo Stato, in gestione alla Leonardo-Finmeccanica. Escalation di costi e di polemiche. 2012, col governo Monti l’Italia taglia l’impegno d’acquisto da 131 a 90 velivoli, 4 miliardi di risparmi, ma sui costi reali manca qualsiasi possibilità di verifica. Sino al governo attuale, quando nel luglio scorso la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, dichiara in una intervista: «Sicuramente non compreremo nessun altro F-35», ma… Ma, aggiunge la ministra, «Potremmo scoprire che tagliare costa di più che mantenere», e litiga con Di Maio.

Quanti e quanto ci costano?

Ma quanti F-35 ha già comprato l’Italia e quanti altri ne ha già ordinato? Quasi segreti di Stato, o meglio, di opportunità politica. L’impegno totale già assunto dall’Italia sarebbe per 26 F, di cui dieci già consegnati (nove all’aeronautica e uno alla Marina), ma non c’è carta ufficiale -almeno a nostra conoscenza- a garantirlo. Secondo indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore, l’ulteriore taglio ipotizzato in queste ultime settimane -solo voci-, forse 15 aerei a decollo verticale per l’Aeronautica, sui 75 totali previsti, salvando i 15 aerei destinati alla Marina militare. Quanto ha speso l’Italia? Sempre Sole24ore, ‘almeno 4 miliardi di euro’ e la promessa della Lockheed di’ almeno 10mila posti di lavoro’. I soldi sono veri, i posti di lavoro no.

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