domenica 21 ottobre 2018

I pezzi della Libia presto a Palermo, ma quale Italia di fronte?

Conferenza sulla Libia del 12 e 13 novembre a Palermo.
-Tanti, forse tutti i pezzi di Libia, Serraj, Haftar, Tripoli e Tobruk, al confronto tra di loro con la regia italiana, ma quale posizione italiana?
-Salvini o Moavero, per fare due nomi?

Le Libia e le Italia

I pezzi della Libia presto a Palermo, ma quale Italia di fronte? La Farnesina a ritmi forsennati, per portare a Palermo il più e il meglio internazionale, se non proprio Trump e Putin, almeno i capi delle diplomazie Mike Pompeo e Sergei Lavrov. Il problema irrisolto, è di quale Italia le fazioni libiche e le diplomazie del mondo, si troveranno di fronte.
«Il Governo in carica ha due linee e due pratiche,- denuncia De Giovannangeli sull’HuffPost-, quella inclusiva di Moavero e quella “muscolare-sovranista” di Salvini». Problema, come non restare isolati agitando rotture improbabili. E certi litigi neppure troppo velati non aiutano.

Moavero che dalla Farnesina afferma che l’acqua carda brucia: “In senso stretto e giuridico la Libia non può essere considerata porto sicuro, e come tale infatti viene trattata dalle varie navi che effettuano dei salvataggi”. Ovvietà sgradita alla linea dellea durezza del ministero degli interni a spinta Salvini. Rispetto dei diritti umani un tema ultimamente molto trascurato, non solo in Libia. Il ministro degli Esteri insiste sulla centralità del tema dei diritti umani, assieme al segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres.

A settembre, l’Alto commissario Onu lo ha ribadito: “La Libia non è un Paese di sbarco sicuro”. E a giugno, il Consiglio di sicurezza ha imposto sanzioni contro Abd al-Rahman al-Milad, direttore della Guardia costiera di Zawiya (quella cui l’Italia ha regalato motovedette), accusato di essere un trafficante di esseri umani e di fermare soltanto i migranti inviati in Europa dalle organizzazioni rivali. Luglio 2018: “C’è questa ipocrisia di fondo in Europa in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”, spara Salvini in una conferenza stampa a Mosca.

Quale governo italiano a Palermo tra un mese?

“La decisione sul fatto che i porti libici non siano sicuri è della Corte europea dei diritti dell’uomo, valutazione puramente giuridica sulla quale non c’è una decisione politica da prendere”, prova a spiegare l’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue Federica Mogherini. Ma le “due linee” si scontrano ancora. Nel caldo d’agosto la sparata di Di Maio sul taglio dei fondi italiani all’Ue, inseguito dal co-vice Salvini contro la missione navale Sophia, e sogli scontro a Tripoli, le accuse alla Francia e al nemico personali Macron. E qualcuno adesso rileva che non è solo un problema di bon ton, ma di sostanza, vedi la sparata secondo cui la Tunisia “spesso e volentieri esporta galeotti”.

Pescherecci la sfida di Haftar

Un’operazione della Guardia costiera libica nel Mediterraneo. Nessun ferito, ma tutti e 14 i marinai, italiani e tunisini, dei due pescherecci siciliani sequestrati dalla Guardia costiera libica sono sottoposti a un fermo di polizia per accertamenti. E’ avvenuto a 29 miglia dalle coste di Derna con l’accusa di pescare in acque libiche e non internazionali come sostengono gli italiani. L’Esercito nazionale libico di cui Khalifa Haftar è comandante, sostiene che i due pescherecci siciliani trattenuti in Libia sono stati intercettati in «acque territoriali libiche», e sembra di rivedere un film dei tempi di Gheddafi. Se si collega il fatto alle voci di una non partecipazione di Haftar e vertice di Palermo, il fermo appare come un gesto premeditato.

 

 

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