domenica 21 ottobre 2018

Guerra di spie tra Londra e Mosca in Libia e noi nel mezzo

Dopo la spia Skripal, il traditore russo passato al servizio di sua Maestà, e il tentativo di ucciderlo con gas nervini, la sgarberie tra 007 britannici e Cremlino si moltiplicano a tutto campo.
-Il piano della Gran Bretagna per far fuori la Russia dalla Libia

Dente britannico
molto avvelenato

Guerra di spie tra Londra e Mosca. Il traditore era russo, Skripal, ma il tentativi di saldargli il conto a tre passi da Londra sembra non sia stato ancora digeriti dagli 007 di sua Maestà. Rissa continua tra Londra e Mosca, ogni scusa è buona ed ora tocca alla Libia, avverte su Gli occhi della guerra Lorenzo Vita. Secondo il Sun, e secondo i vertici dei servizi segreti britannici “Vladimir Putin vuole fare del Paese nordafricano ‘la sua nuova Siria’”. Un bell’azzardo. I russi che sarebbero presenti nella parte orientale della Libia con decine di ufficiali del Gru e delle forze speciali. Addestramento e consulenza per l’esercito del generale Haftar, dando ovviamente peso politico alla loro presenza.

Sempre secondo i servizi britannici, la Russia avrebbe già due basi operative a Tobruk e Bengasi. Forse attraverso il Gruppo Wagner, i contractor russi, ma mancano conferme serie, riconosce Vita. Mentre ci sono riscontri da un anno su forze speciali russe in Egitto, proprio al confine con la Libia. L’accusa di Londra è che la Russia voglia dire la sua sul controllo delle coste libiche dell’Est, sotto controllo del generale Haftar. Accusa britannica, avere le chiavi dell’emigrazione dalla Libia verso l’Europa, per avere una sorta di rubinetto sulla politica europea. Accuse senza possibile controprova e molto sospetti di parzialità interessata.

Resta il fatto dello sgarbo in se, e il fatto l’occhio dei servizi britannici si sia spostato sulla Libia, con un bel po’ di faccia tosta dopo il sostegno all’avventura francese di Sarkozy che ha fatto cadere nel modo noto Gheddafi. Solo il loro ‘sguardo’ o c’è qualche strabismo atlantico di mezzo? Sospetti. Ed ecco che la Gran Bretagna parteciperà alla conferenza co-presieduta da Italia e Stati Uniti in Sicilia. Poi, l’accordo siglato fra Eni e British Petroleum per riattivare i giacimenti fermi dal 2011. Amicizie per soldi, nemici per le stesse ragioni. Problema per l’Italia, quando mai si capirà la linea politica sull’area da parte del nostro governo, non finire nel mezzo a dispute tra protagonisti di cui, al bar diremmo, ‘il più sano c’ha la rogna’.

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