mercoledì 12 dicembre 2018

L’ambasciatrice Usa all’Onu lascia, fuga da Trump che affonda?

Nikki Haley, il braccio armato di Trump all’Onu, dimissioni-fuga.
-L’ambasciatrice si dimette e si parla già delle presidenziali 2020.
-Il presidente: «Lo sapevo da sei mesi».
-Ma la Cnn lo smentisce

Dimissioni-fuga

L’ambasciatrice Usa all’Onu lascia, fuga da Trump che affonda? Nikki Haley, la dura dell’amministrazione Trump, ex governatrice del South Carolina, dà le dimissioni da ambasciatrice degli Stati uniti all’Onu, e lascerà alla fine dell’anno. L’ennesima defezione e l’uscita di una delle poche donne nella staff di Trump. Nessuna spiegazione alla decisione, più una rottura che un abbandono, nonostante le dichiarazioni di amore tra i due: Nikki Haley seduta accanto a Trump nello Studio ovale, promette che non correrà per le presidenziali del 2020 e continuerà a sostenere Trump. E il presidente che dice di essere stato informato delle dimissioni sei mesi fa, una pausa volta da Nikki dopo due anni di carica con questa amministrazione che tanto combina anche all’Onu.

Ennesima defezione

Ma secondo la Cnn, Trump sarebbe stato avrebbe informato da Nikki solo la scorsa settimana. Colpo a sorpresa anche per il segretario di Stato Mike Pompeo e per il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa bianca, John Bolton, tra la cause probabili dell’abbandono, per un ruolo ormai marginale nell’amministrazione in cui l’avrebbero relegata. Il mese scorso, in un editoriale sul Washington Post, Haley aveva ammesso i disaccordi politici con il presidente, ma criticava anche l’anonimo funzionario dell’amministrazione colpevole di aver scritto sul New York Times di una amministrazione caotica segnata da disaccordi interni. Haley viene descritta come organica alla amministrazione, portando avanti e spingendo l’agenda dell’America First. Sino a ieri.

Destra scontenta

Eppure Nikki Haley è ‘trumpiana’ di antica origine destra. Nel dicembre del 2017, sulla decisione di Trump nel riconoscere la città occupata di Gerusalemme come capitale di Israele, minaccia rozzamente: “Prenderemo nota di ogni singolo voto su questo tema”. Nel marzo 2018, accusa l’Onu di aver maltrattato Israele. A giugno, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, diventa un “pozzo nero di pregiudizi politici”. In prima linea anche negli attacchi contro il Nicaragua e il Venezuela all’Onu e in casa, sostenitrice della linea interventista. Suo l’appello in Consiglio di Sicurezza per azioni dirette in quella parte di America latina. Destra molto netta, senza se e senza ma, ad aumentare i dubbi sulla ragioni reali della sua dimissioni, segno evidente di contrasti politici.

Midterm da paura?

Ma cosa sta accadendo in realtà all’interno dell’amministrazione Trump ormai alla vigilia delle elezioni midle term che daranno il primo voto popolare a due anni della presidenza Trump, in grado di condizionarne il futuro? Primo problema, la sostituzione della ex fedelissima Nikki. Il presidente ha promesso che fornirà un nome entro qualche settimana. Tra i nomi ventilati anche il ‘consigliere senior’ e figlia del presidente, Ivanka Trump, ma sarebbe segnale di Fort Alamo in famiglia per l’ultima resistenza. Dal 7 novembre potrebbe aprirsi una fase nuova, con un Trump dimezzato e forse passibile d’impeachment. Per il momento i sondaggi non sono così negativi per Trump, repubblicani avanti al Senato e i Dem al Congresso: problemini ma non terremoti, sembrerebbe.

Top secret. Salvo che Nikki Haley, la dura dell’amministrazione Trump all’Onu ed ex governatrice del South Carolina, non sappia cose (e certamente ne sa molte) a noi ignote che spieghino meglio le sue clamorose dimissioni-fuga.

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