mercoledì 12 dicembre 2018

Russia in Siria, la partita si fa seria e ora coordina Kommand C3

Volano minacce contro Israele e Stati Uniti. Integrato nel sistema di comunicazione missilistico nucleare l’uso degli S-300
Trump risponde trasferendo nuovi caccia F-35 in Israele e negli Emirato Arabi
Il coordinamento militare russo in Siria al Kommand C3, in Russia, in pratica il Centro di coordinamento in caso di guerra nucleare.

Diplomazia parallela

Russia in Siria, ora coordina Kommand C3
Quello che si sta verificando in questo momento in Medio Oriente è il classico esempio di “diplomazia parallela”, che sfida tutte le regole di quella convenzionale. Significa, in pratica, che gli eventi resi pubblici contraddicono spesso scenari i cui equilibri sono molto più precari di ciò che sembrano. Così le aree di crisi si allargano a macchia d’olio e si saldano, diventando “macro” e moltiplicando i rischi di un confronto che potrebbe trasformarsi in planetario. Ecco perché monitorare il conflitto siriano, ormai “madre di tutte le crisi”, vuol dire pensare anche alla nostra pellaccia. La catastrofe globale è sempre dietro l’angolo e illudersi di rimanerne fuori è pia illusione. Questa è la premessa di metodo.

Kommand C3

Passando al merito le cose appariranno più chiare. In questi giorni i russi stanno dispiegando in Siria batterie di missili S-300 (ma c’è chi dice che abbiano anche installato i sofisticatissimi S-400, quelli che stanno per essere venduti all’India). Bene, la notizia più inquietante non è questa, ma piuttosto il fatto che lo Stato maggiore di Mosca abbia deciso di sottrarre il controllo alla sua base (in loco) di Khmeimim e di affidarla al Kommand C3, in Russia, in pratica il Centro di coordinamento in caso di guerra nucleare. Si chiama “escalation” e anche chi non si intende di geostrategia e sicurezza globale, capisce che il Cremlino parla di pace, ma si prepara agli scenari peggiori.

Usa vendono altri F-35

In pratica, Mosca ha equiparato i possibili obiettivi siriani (già colpiti da Usa e Israele) alla rete di protezione delle sue città. Con tutto quello che ne consegue, non solo in termini strettamente operativi, ma anche dal punto di vista della “deterrenza”. Insomma, da ora in poi Putin fa sul serio e a Gerusalemme e al Pentagono ne devono tenere conto. Ma, detto fatto, Trump è già partito al contrattacco. A modo suo. Ha disposto l’immediato trasferimento all’alleato israeliano di nuovi caccia “stealth” (invisibili) F-35. Non solo, ma siccome il Presidente degli Stati Uniti non è proprio un apostolo della moderazione, ha ordinato di coinvolgere in questa operazione di guerra “preventiva” anche gli Emirati Arabi, dislocando uno squadron di F-35 ad Al-Dhafra, poco distante da Abu Dhabi.

S-300 ma anche S-400

In questo gioco molto pericoloso, di botta e risposta, i russi non sono rimasti a guardare. Prima il Ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ha spedito un avviso ai naviganti (israeliani): non vi azzardate ad attaccare le batterie missilistiche di S-300, perché le conseguenze sarebbero pesanti. La seconda mossa di Mosca è stata ancora più significativa. Putin ha sostanzialmente dichiarato “guerra elettronica” a Israele e agli Stati Uniti. L’Ilyushin-20 abbattuto per errore dalla contraerea siriana due settimane or sono faceva parte di questa nuova strategia di “war games”. In gergo si chiama “jamming”, cioè “fare marmellata”. Nel senso che le sofisticate contromisure elettroniche adottate mescolano, imbrogliano e oscurano i segnali radar e quelli satellitari dei potenziali nemici.

Il Ministro Shoigu è stato chiaro: se tutto ciò non dovesse servire a raffreddare le teste calde (israeliane n.d.r.) allora si passera a vie di fatto. Nota minacciosa assai, e che fa capire come, se non basteranno gli elettroni e i transistor, allora si finirà per utilizzare i cannoni, sparando proiettili veri.

 

AVEVAMO DETTO

Russia-Israele nei cieli di Siria a colpi di tecnologia

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