domenica 21 ottobre 2018

Bosnia lacerata e la Sarajevo eroica, ora è solo un gran pasticcio

In Bosnia-Erzegovina, nelle elezioni spezzatino, vincono ancora partiti e candidati nazionalisti delle tre popolazioni principali costrette a convivere contro, nel perdurare degli odi, dopo i quattro anni di massacri, 100 mila morti, l’assedio di Sarajevo e la strage di Srebrenica.

Proviamo a spiegare l’assurdo

Bosnia, un gran pasticcio.
– Uno Stato, due ‘Entità’ (?), tre popoli, nell’aritmetica costituzionale folle con cui deve fare i conti la popolazione e la politica bosniaca.
– Uno Stato, ma in due pezzi assolutamente separati e l’uno contro l’altro, le cosiddette ‘Entità’.
– La Federazione Croato Musulmana, capitale ufficiale Sarajevo (per i croati Mostar), e la Srbska Republika, con capitale Banja Luka.
– Tre tipi di parlamenti: quello della Bosnia ufficiale, diviso in tre parti di eguale rappresentanza, i parlamenti nazionali delle due ‘Entità’. E i parlamenti con vario nome dei tre popoli, con quello della Herzegovina croata e tante voglie secessioniste, a Mostar.
– Presidenza trina, con tre presidenti che non comandano a turno dovendo sempre provare a pareggiare dei numeri dispari.
Questa opera di ingegno costituzionale ubriaco, nata nel 1995 a Dayton, Stati Uniti, servì a fermare il macello bosniaco a 100 mila morti. Un arzigogolo transitorio, un ‘breve tramite’, fu detto allora dai potenti della terra, per poi andare oltre e trovare altre soluzioni più ragionevoli.
23 anni dopo, non s’è mossa una foglia. Menefreghismo internazionale e altri guai nel frattempo intervenuti sul pianeta, e vecchi vizi nazionalistici e piccoli leader dei Balcani isolati a battersi per la loro sopravvivenza al potere.

Convivere contro

Risultati più che provvisori in queste elezioni, ma è già chiaro che dalle elezioni di ieri in Bosnia Erzegovina non emergono segnali di cambiamento. L’esito del voto presidenziale, la prima tra le tante schede, indica che si consolidano i blocchi di potere esistenti in due terzi del sistema politico – quello bosgnacco (musulmano) e serbo, mentre per quello croato vince una sigla politica e non etnica, risultato eccezionale ma che potrebbe portare a un nuovo stallo istituzionale, rileva Alfredo Sasso su Osservatorio Balcani e Caucaso.  (https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Elezioni-in-Bosnia-Erzegovina-instabilita-senza-cambiamento-190443)

Bosgnacchi

Per il seggio bosgnacco (il nome scelto dagli slavi convertiti all’islam durante la dominazione ottomana) nella presidenza tripartita, si impone Šefik Džaferović, candidato dell’SDA, la destra nazionalista conservatrice e delfino di Bakir Izetbegović (il figlio del padre della Patria che spinse per la secessione dalla Jugoslavia) è in testa con quasi il 40% dei voti. Rivince un nazionalista e così sia. Va solo aggiunto che l’Izetbegović bis, è il leader della ‘corrente filo-erdoganiana’, tanto per crearci, come se ci mancasse, qualche inquietudine in più.

Parte serba

Milorad Dodik, ex partito ‘miloseviano’ nazionalista, dopo dodici anni di potere incontrastato in Republika Srpska, si presentava per la prima volta alla presidenza statale. Lo sfidava il rappresentante serbo uscente, Mladen Ivanić del PDP (centro moderato). Il vantaggio di Dodik, è molto superiore alle aspettative. E non pare una buona notizia. Qualche speranza per il parlamento locale, che ha il reale potere su finanze, imprese pubbliche, controllo sui media, ecc.. Ma anche qui il nazionalismo e dei duri e puri (e clienti associati) pare destinato a vincere.

Herzegovina croata

La corsa per il seggio croato, potrebbe spezzare la gabbia degli opposti nazionalismi, proponendo contenuti politici. Vincerebbe Željko Komšić, leader del centrosinistra civico. Komšić, eletto per la terza volta dopo i successi del 2006 e del 2010, si conferma come riferimento dell’opzione pro-bosniaca (non separatista). La l’HDZ, il partito conservatore e nazionalista croato e la sua ‘etnocrazia’ politica sostenuta da Zagabria, contesta Komšić come “candidato illegittimo” perché eletto con i voti (molti dei voti) dei bosgnacchi e dei pro-bosniaci.

 

AVEVAMO DETTO

Bosnia focolaio jihadista

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