mercoledì 12 dicembre 2018

Riace dei Bronzi e dell’accoglienza prima di finire agli arresti

Gatto Randagio a Riace era stato quando Domenico Lucano ancora non era sindaco, ma “volontario” pieno di entusiasmo, con tanti progetti per la rinascita del suo paese…
-E oggi, il Randagio, ricordando dice: “Così dovrebbe essere un amministratore… persona che del luogo che amministra si sente parte vera, come una strada, una pianta, una casa, il gatto di un suo vicolo… persona che in quel luogo è cresciuto, quel luogo ha amato… che per quel suo “villaggio” da sempre coltiva un sogno…
-Oggi le polemiche, ma… “Se la legalità si separa dalla moralità le regole diventano vuote, repressive, strumento d’ingiustizia”.

“Se la legalità si separa dalla moralità
le regole diventano vuote, repressive,
strumento d’ingiustizia”

Riace dei Bronzi e dell’accoglienza
Ritrovando una vecchia foto di Riace… dove ero finita nell’estate del 2001.
Del progetto di accoglienza di profughi ce n’eravamo occupati, nel tg, qualche mese prima. E nelle immagini del servizio appariva tanto bellino quel borgo di origine medievale di 600 anime, accoccolato fra morbide colline, fra le montagne e il mare… così dolci i balconi delle vecchie case fiorite di corolle rosse rosse… così interessante quel progetto di vita nuova che stava nascendo, che, perché no… andiamo lì in vacanza?
Anche perché lì si stava sviluppando uno dei primi progetti di “albergo diffuso”, idea anche questa di Domenico Lucano, fra i fondatori, allora, dell’associazione Città futura. Insomma, le case rimaste vuote per via dell’emigrazione erano state rimesse a posto, grazie al progetto finanziato da Banca Etica, e affittate per brevi periodi a turisti. La rinascita inizia anche da lì, dal ridare vita a case che altrimenti si sarebbero a poco a poco spente… perché una casa disabitata muore nel gelo, e il vuoto e la solitudine ne sgretolano in fretta i muri…
E così siamo partiti, con tanto di gatto (per la cronaca Pippo, il Randagio per eccellenza) che in questa storia ha avuto una parte per nulla secondaria…
E così abbiamo conosciuto Domenico Lucano, che ancora non era sindaco, ma “volontario” pieno di entusiasmo, con tanti progetti per il suo paese… che ci ha accolti con cortesia e tante attenzioni, ché eravamo fra i turisti che rispondevano al suo “annuncio”: venite in vacanza a Riace, che non è solo il nome del luogo dei Bronzi…


Tanta gentilezza, e anche comprensione e pazienza, ha avuto Domenico, sopportando, nell’attesa di accompagnarci nella nostra casa-vacanza, i mugolii di Pippo (il gatto) che non vedeva l’ora di uscire dalla gabbietta e capire dove fosse mai finito. E deve aver presto pensato, Pippo, che ne era pur valsa la pena (di quel lungo viaggio in macchina), appena conquistata la sua postazione sull’ampio balcone con vista, appena appena allungando il collo, dalle montagne al mare. Da un lato il massiccio montuoso delle Serre calabresi, dall’altro, a pochi chilometri di distanza, la costa ionica…
E così, fra una puntata al mare e un sospiro alle montagne, abbiamo seguito, guidati da Domenico, i primi passi della rinascita di Riace…
Era già nato un laboratorio tessile dove lavoravano le donne arrivate con la nave dei profughi, salutati, anche loro come i bronzi, come un dono venuto dal mare… e con grande orgoglio il futuro sindaco ci ha invitati a visitarlo… Ancora ricordo l’impressione che ne ebbi… che sui telai sembravano tessere, quelle donne, colori e trame di vita…
E poi la rinascita di piccole botteghe, la festa fra le strade del paese…

Domenico Lucano sindaco di Riace

Era come se l’intero borgo antico, rianimato dall’afflusso di nuovo sangue, stesse ritrovando un respiro collettivo… Ritrovandosi, anche, nella dimensione rinnovata dello spazio pubblico, che è cosa che dà vita, coesione e forza alla collettività che in esso si riconosce… e che in troppi abbiamo perso, rintanati come siamo nelle mura del nostro privato…
Forse ne ho già parlato, ma è piccolo episodio che molto mi colpì… a proposito della capacità di una collettività di riconoscere e proteggere tutti i suoi figli…
Una sera ci fu una piccola festa nella sede del Comune. E mentre, fra una chiacchiera e l’altra, si mangiucchiava prodotti del luogo, e si sbevacchiava… a un certo punto è entrato nella sala un omino dall’aria appena appena persa, molto magro e in abiti un po’ sdruciti, ma che lì subito si è mosso come a casa, servendosi qua e là di poco cibo, senza pronunciare parola ma sempre sottilmente sorridendo… Tutti lo hanno salutato con affetto, ognuno aveva per lui una parola… e quel piccolo uomo è rimasto con noi fino alla fine della festa.
“Abita in strada- ci ha spiegato Domenico Lucano-. Lo seguiamo un po’ tutti. Lo teniamo d’occhio e lo accudiamo”.
E sembrava davvero, quell’omino consunto, avere una sua, forse per noi indecifrabile, serenità.
“Non fa male a nessuno… E’ il nostro mattarello del villaggio”, ha concluso Domenico guardandolo con affetto.

Pensando a quel “mattarello”… pensando alla disperata solitudine delle persone perse ai bordi delle nostre città senza cuore e piene di paura, che un “villaggio” più accogliente forse potrebbe salvare…
Come tante vite ha salvato l’idea “folle” del giovane Domenico, poi diventato sindaco, che le sue folli idee è riuscito a realizzare…
Oggi le polemiche… Si dirà che sia pure per umanità ha violato la legge, ma sempre più convinta che ciò che è legale non è necessariamente giusto, condivido le parole di Giuseppe Ferraro: “Quando la legalità si separa dalla moralità le regole diventano vuote, repressive, diventano strumento d’ingiustizia”.
E comunque, pensando a Domenico Lucano, al percorso della sua vita anche pubblica, ripensando a quei giorni in cui l’abbiamo seguito, visto muoversi nelle pieghe del suo paese… viene da dire che sì, così dovrebbe essere un amministratore.
Persona che del luogo che amministra si sente parte vera, come una strada, una pianta, una casa, come il gatto di un suo vicolo… persona che in quel luogo è cresciuto, quel luogo ha amato… che per quel suo “villaggio” da sempre coltiva un sogno… iniziando a costruirlo, mattone dopo mattone, cominciando, come ha fatto Domenico Lucano, anche solo come “volontario”, con il suo “villaggio”, e insieme a lui a poco a poco crescendo…

Ah, dimenticavo di dirvi del gatto Pippo… Tanto è stato l’entusiasmo per questo borgo che un giorno, proprio non so come ci sia riuscito, ma le riserve dei gatti sono infinite, passando fra ringhiere tetti e grondaie, se ne è andato per la sua prima avventura in tutta libertà…
Potete immaginare la mia disperazione. Era la prima volta che metteva piede fuori casa…
Alla fine, dopo i tre giorni che sono di regola, l’abbiamo ritrovato. Aveva tentato, certo, di rientrare, ma la strada gli era sbarrata da due gattoni padroni della zona…
Nel frattempo (e ne sorrido ancora al pensiero) qualcuno mi aveva detto, un po’ prendendomi in giro, un po’ sul serio… che stessi tranquilla, che tutto il paese si era messo alla ricerca di Pippo. E tutto il paese, alla notizia del ritrovamento, deve aver tirato un bel sospiro di sollievo…
Un profondo sospiro collettivo… nel quale sarebbe così bello ogni tanto potersi cullare…

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