domenica 18 Agosto 2019

Brasile vota, probabile vincente un nostalgico della dittatura militare

Per la prima volta dalla fine della dittatura militare, nel 1985. Jair Bolsonaro, ex capitano dell’esercito, candidato di estrema destra nostalgico della dittatura militare certamente vincente al primo turno delle presidenziali, che rischia di vincere in colpo solo.
-Lo scivolamento a destra dell’America Latina

Per la prima volta dalla fine
della dittatura militare nel 1985

Brasile vota, primo turno delle elezioni presidenziali, Jair Bolsonaro rafforza la sua leadership nei sondaggi, il 36% delle intenzioni di voto, e lo spettro dell’estrema destra populista si avvicina sempre di più al centro del potere del gigante sudamericano, l’ottava economia del mondo.
Bolsonaro, ormai comodamente sopra la soglia del 30%, continua a crescere costantemente, mentre il suo principale avversario, Fernando Haddad – debole delfino politico di Lula da Silva – resta fermo a più di 10 punti di distanza, appena sopra il 20 per cento. Tutti gli altri candidati crollano al di sotto del 10%.
La polarizzazione dello scontro e l’ascesa di Bolsonaro rendono perfino tecnicamente possibile, anche se statisticamente improbabile, una vittoria del candidato di estrema destra al primo turno. Un’ipotesi considerata impossibile fino a due settimane fa e che adesso invece fa tremare molti democratici.

Crisi economica, corruzione, violenza

Gli analisti segnalano che in un’elezione dominata dal sentimento di frustrazione e impotenza dell’opinione pubblica – stretta fra la crisi economica, gli scandali di corruzione politica e l’aumento della violenza criminale – Bolsonaro è diventato la valvola di sfogo attraverso la quale i brasiliani esprimono la loro rabbia e il loro malcontento. Le critiche rivoltegli da ampi settori della stampa e della società civile, riprese ed amplificate all’estero, che lo denunciano come un pericolo per la democrazia, un difensore della dittatura militare noto per le sue dichiarazioni misogine, razziste e omofobe, non sembrano scalfire la popolarità di Bolsonaro.
Paradossalmente, anche il suo allontanamento forzato dalla campagna elettorale – da quando è stato accoltellato all’addome, e la sua assenza dai dibattiti in tv hanno favorito la sua crescita nei sondaggi.

A stare zitto ci guadagna

Durante l’ultima settimana, inoltre, Bolsonaro ha visto crescere i messaggi di appoggio di leader politici del centro e del centrodestra – in fuga dal crollo dei loro candidati nei sondaggi – di gruppi d’influenza importanti, come la lobby del settore agricolo e le chiese evangeliche, e di parte dei mercati, che hanno salutato la sua ascesa con impennate dell’indice della Borsa di San Paolo e un recupero sensibile del real sul dollaro. Il controverso ex militare ha beneficiato anche delle debolezze e degli errori dei suoi avversari. Primo tra tutti Haddad, ‘candidato impalpabile’ del Partito dei lavoratori, come lo definisce Javier Fernandez dell’Ansa, partito troppo tardi nella gara ed evidentemente incapace di recuperare il patrimonio elettorale di Lula, escluso dalla competizione per la condanna contestata e non ancora definitiva per corruzione.

Cosa sta accadendo
in America latina?

L’America Latina ha vissuto una stagione molto importante, che ha assunto forme diverse. In Brasile, dopo la dittatura militare, dal 1985, la storia della democrazia brasiliana parte con la presidenza di Fernando Enrique Cardoso, e poi, fase più recente, con la presidenza di Lula. Uno spostamento a sinistra molto chiaro. Il Pt, partito dei trabailladores, segnato dalla personalità del leader, Lula, un operaio metallurgico, diventato poi un capo sindacale, molto legato all’Italia. Pochi lo sanno ma il suo primo riferimento italiano è stata la Fim Cisl, Lula metalmeccanico cattolico, e solo dopo il legame con la sinistra italiana. Lula al congresso di Rimini quando il Pci divenne Partito democratico della sinistra, ricorda Massimo D’Alema in una intervista all’Huffington Post.

Rivincita di classe

Il ceto economico dominante, che era solidale con le dittature, che ha dovuto subire la democrazia, e che oggi pensa di poter tornare a comandare, attraverso il voto e dovendosi comunque misurare con la democrazia. E l’avvento alla Casa Bianca di Donald Trump. Quello che avviene in America Latina non è mai totalmente indipendente da quello che accade a Washington. Una rivincita dei ceti dominanti, prima ancora che della destra politica che di quei ceti e dei loro interessi è strumento. Paesi, come il Brasile, in cui le differenze sociali sono enormi. Una oligarchia che pensa a una possibile rivincita.

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