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mercoledì 20 20 Novembre19

Tensioni tra Nato e Russia: tornano gli euromissili?

A Bruxelles il vertice quasi clandestino tra i ministri della Difesa dei Paesi della Nato a discutere del Trattato Inf su forze nucleari e missili in Europa.
-Un tempo i vecchi SS-20 sovietici e i Pershin americani.
-Le accuse americane. Le accuse russe.

Incubo Euromissili

Tornano gli euromissili? La Nato quasi di nascosto discute delle sue forze nucleari e del trattato INF, l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty di vecchia data, 1987 a Washington tra Ronald Reagan e Michail Gorbačëv. La fine degli ‘euromissili’, missili nucleari installati da USA e URSS sul territorio europeo, con la capacità di colpire tra i 500 ed i 5mila chilometri. Gli SS-20 sovietici e gli americani IRBM Pershing-2 e i cruise Tomahawk. Nell’accordo, la distruggere di tutti i missili balistici e da crociera ‘basati a terra’. Da allora, sempre operativi sui due fronti, con la Russia al posto dell’Unione sovietica, tutti i missili nucleari su navi o aerei.

Le accuse americane

Ora gli Stati Uniti accusano la Russia di avere infranto il vecchio Trattato Inf installando a Kaliningrad una postazioni di missili da crociera 9M729 (SS-C-8 in codice Nato) lanciabile da una variante della piattaforma mobile del sistema Iskander, precisa con dettagli Paolo Mauro su ‘Gli occhi della guerra’. Secondo le stime Nato i nuovo SS-C-8 russi avrebbe una gittata massima che cadrebbe tra i 500 ed i 5mila chilometri e avendo capacità atomica, violerebbe quindi le clausole del Trattato. La Russia avrebbe dispiegato già due battaglioni di questo sistema d’arma, riportano fonti americane lo scorso anno.

Le accuse russe

La Russia replica che lo sviluppo ed il dispiegamento del missile 9M729 (l’SS-C-8 per la Nato), è la risposta ad una prima violazione del Trattato Inf da parte americana. Secondo Mosca, infatti, Washington avrebbe violato gli accordi schierando in Europa un sistema di lancio per missili facilmente riconvertibile all’utilizzo di Glcm, quel Ground Launched Cruise Missile vietato. Si tratta del sistema antimissile americano Mk41 che è installato in Romania e che presto sarà operativo anche in Polonia. Il Mk 41, nella sua versione navale, è in grado di lanciare i missili Tomahawk: attacco oltre che difesa.

Chi ha ragione?

Stabilire un confine netto tra la ragione ed il torto in questi casi è sempre difficile -ammette lo specialista Paolo Mauro- vuoi per l’opinabilità delle accuse, vuoi per l’incertezza sull’utilizzo di sistemi d’arma versatili come l’Iskander russo o l’Aegis Ashore americano. Con tanti segreti in mezzo. Tentativo di ‘arbitrato’ giornalistico. L’Mk 41 Usa non è stato mai testato con i missili Tomahawk e non avrebbe “elementi essenziali per lanciare un missile da attacco terrestre”, ma lo sostiene l’ex vice segretario per la politica del Dipartimento della Difesa americano Brian McKeon. E’ anche vero che il sistema potrebbe essere rapidamente convertito.

I caso giapponese

Nel corso della crisi nordcoreana a Tokyo si ventilava l’ipotesi di dotarsi di Tomahawk per effettuare un attacco di rappresaglia sulla Corea del Nord in caso di attacco missilistico. Sistemi di lancio Mk 41. Se il Giappone aveva preso in considerazione questa soluzione, è ragionevole presumere che il sistema Mk 41 possa essere ricondizionato per lanciare i Tomahawk in tempi ragionevoli, fattore che spiega i timori russi, la considerazione finale di Mauro. Contemporaneamente, la possibile riconversione di un sistema di lancio non rappresenterebbe una palese violazione del Trattato Inf.

Arbitro perplesso

Il dispiegamento in Europa del sistema antimissile Aegis e la successivo uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sui sistemi Abm, l’Anti Ballistic Missile nel 2001 ha causato una bella serie di problemi. Un batti e ribatti di sospetti sui due fronti, e una concatenazione di eventi che hanno portato all’attuale situazione di crisi che potrebbe essere ulteriormente esacerbata ora al comando Nato di Bruxelles. Se mai i ministri dei Paesi della sempre più incerta Alleanza Atlantica decidesse nelle prossime ore di stracciare il trattato Inf e di ritornare agli ‘euromissili’ di infausta memoria, lanciando così una nuova corsa agli armamenti che ci vedrebbe direttamente coinvolti.

Gli Euromissili di ieri

Missili nucleari statunitensi a medio raggio (Cruise e Pershing 2), dotati di una gittata compresa tra i 1.000 e i 5.000 km, esclusi dalle riduzioni degli armamenti negoziate nel quadro dei trattati Salt. In risposta al programma sovietico di ammodernamento del proprio arsenale di missili nucleari a medio raggio (1977), che prevedeva la sostituzione dei vecchi Ss 4 e Ss 5 con i moderni Ss 20 dotati di tre testate nucleari, nel 1979 un accordo Nato deliberò l’installazione di 108 missili Pershing 2 e 464 missili da crociera Cruise in basi militari americane situate in Gran Bretagna, Italia e Germania occidentale.

L’installazione fu avviata nel 1983 tra le vivaci contestazioni dei movimenti pacifisti europei e la dura reazione dei sovietici, che per protesta abbandonarono i negoziati Start sugli armamenti in corso a Ginevra. Dal 1985 gli euromissili furono al centro di nuovi negoziati, conclusi dalla firma del trattato Inf (Intermediate Nuclear Force Treaty), siglato nel dicembre 1987 nel corso del summit di Washington tra R. Reagan e M. Gorbacëv.

In base ai nuovi accordi, che fissarono per i missili strategici a medio raggio il principio della “riduzione simmetrica” sulla base di rigide procedure di controllo reciproco, l’Unione sovietica si impegnò a distruggere un numero di testate quattro volte superiore a quello degli Stati Uniti. La loro installazione fu una delle più schiaccianti pressioni esercitate dagli Usa sulla già debole economia sovietica, non in grado di tenere il passo nella corsa agli armamenti, e contribuì in modo determinante a provocare la crisi dell’Urss degli anni successivi.

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