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venerdì 13 Dicembre 2019

Il Venezuela si inventa il ‘Petro’, ma i soldi veri sono cinesi

Venezuela al collasso. Maduro sempre più isolato deve accettare l’aiuto dei cinesi. Pechino fa leva sul debito del paese sudamericano e mette le mani sulla produzione del petrolio. Caracas tenta una mossa estrema varando il Petro, la criptomoneta sistenuta dal valore delle risorse petrolifere e minerarie.

Venezuela al collasso. I cinesi umanitari

Venezuela al collasso. Il 30 settembre la nave ospedale cinese “Arca della pace”, la ‘He Ping Fang Zhou’, ha lasciato il porto venezuelano di la Guaira, nello stato del Vargas, dopo una settimana di interventi, missione umanitaria viste le condizioni dell’assistenza medica in Venezuela a fronte della gravissima crisi economica. Secondo la Federazione Farmaceutica nazionale e l’Osservatorio venezuelano della salute, l’85% delle medicine e il 79% del materiale medico-chirurgico è oggi introvabile, il sistema sanitario è dunque al collasso anche se le autorità di Caracas negano ormai l’evidenza.

Eppure è difficile poter occultare che la nave cinese e il suo personale hanno assistito ben 1.598 pazienti con malattie varie. I pazienti, secondo fonti russe, provenivano da diverse località del paese come Miranda, Aragua e Caracas. La nave, operativa dal 2008 dispone di 8 sale operatorie e conta su un personale di 400 persone di cui 120 sono medici e infermieri. E’ stata in quasi tutti i continenti esclusa l’Europa toccando ben 38 paesi. Dopo aver lasciato il Venezuela ha fatto rotta verso Grenada ed Ecuador.
Missione umanitaria dunque? Dal punto di vista pratico sicuramente ma dietro la sua opera si nasconde probabilmente altro.

Maduro sempre più isolato

Non è un caso che l’imbarcazione cinese sia giunta immediatamente dopo la visita a Pechino di Nicolas Maduro, ufficialmente nell’occasione sono stati siglati 28 accordi di cooperazione ma la posta in gioco probabilmente era più alta. Il Venezuela è, non solo preda di una crisi economica devastante con un’inflazione galoppante tanto da far inventare una nuova moneta, il “bolivar sovrano”, ma anche isolata nel contesto internazionale e abbandonata da un  tradizionale alleato come l’Ecuador. Il nuovo presidente, Lenin Moreno, succeduto a Rafael Correa, ha reso i rapporti con Maduro molto più sfumati.

In sede Onu è stato proprio l’Ecuador a chiedere a Maduro di prendere atto della crisi interna. Il riferimento neanche troppo velato è alle migliaia di cittadini venezuelani che stanno lasciando il paese gravando sui paesi confinanti. Inoltre, Argentina, Perù, Paraguay e Colombia, hanno presentato una denuncia alla Corte Internazionale dell’Aja accusando Maduro di crimini contro l’umanità. Si tratta di paesi storicamente avversi al Venezuela bolivariano, ma comunque iniziative che contribuiscono ad aumentarne l’isolamento politico.

Contromossa Usa

Anche gli Usa sono attori interessati, al di là delle minacce di Donald Trump su ipotetici “golpe” militari e azioni di intelligence, Washington è in realtà molto preoccupata proprio dell’”interventismo umanitario cinese”. Non è un caso che un’altra nave ospedale, la Confort, questa volta battente bandiera Usa, si sarebbe posizionata al largo delle coste colombiane per soccorrere i fuoriusciti dal Venezuela che, secondo le Nazioni Unite , hanno raggiunto la cifra di 2,3 milioni di persone.

Un debito che strangola

Ma forse Maduro, sebbene circondato da “nemici”, dovrebbe guardare molto a fondo negli aiuti cinesi. Caracas infatti ha disperatamente bisogno di liquidità ma i cordoni della borsa sono tenuti ben stretti da Pechino che negli ultimi 10 anni ha “prestato” quasi 50 milioni di dollari. Un debito difficile da onorare e che infatti manca ancora di 20 miliardi. I tentativi di rinegoziazione fino ad ora non sono andati a buon fine, e i cinesi sono entrati direttamente nella Pdvsa, la società petrolifera venezuelana con l’obiettivo di moltiplicare l’estrazione del greggio.

La mossa del Petro

A proposito di nuova valuta. Ora si tratta di capire quale sia l’effettiva portata dell’iniziativa di Maduro che il primo ottobre ha lanciato il ‘Petro’, la criptomoneta sostenuta dalle riserve petrolifere e minerarie nazionali, nuovo strumento delle attività commerciali venezuelane, nazionali ed internazionali. Inoltre dal 5 novembre ogni venezuelano potrà acquistare Petros con il Bolivar sovrano o in altre criptovalute, come Bitcoin, Ripple o Ethereum, Probabilmente un tentativo di sfuggire dalla morsa del debito cinese esplorando mercati diversi. Dal 21 agosto la Banca centrale di Caracas pubblica il valore del Petro rispetto alle principali valute estere: attualmente è di 60 dollari e 51,60 euro.

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