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sabato 7 Dicembre 2019

Terroristi neonazisti in Germania, le spie distratte e il nostro Aisi

Sei neonazisti arrestati in Baviera e Sassonia. Avevano creato il gruppo terroristico “Rivoluzione Chemnitz”.
-La città era stata teatro di manifestazioni dell’estrema destra dopo la morte di un tedesco per mano di un migrante.
-Razzismo eversivo negato dal capo dei servizi segreti interni, poi costretto alla dimissioni.
-2012, quando anche i servizi segreti italiani avevano avvertito

Terroristi neonazisti a Chemnitz
nella ex Germania comunista

Terroristi neonazisti in Germania, le spie distratte e il nostro Aisi. «Rivoluzione Chemnitz», gruppo terroristico per “superare lo Stato di diritto democratico”, e sei neonazisti che ne facevano parte sono stati arrestati in Baviera e Sassonia. La notizia dalla Procura federale, che ha perquisito numerosi appartamenti in Sassonia e impegnato 100 agenti della polizia per inchiodare la cellula terroristica. Il gruppo voleva colpire domani, 3 ottobre, festa nazionale tedesca. I terroristi neri stavano già cercando di procurarsi delle armi semiautomatiche.
Chemnitz, della allora Germania comunista, la Ddr, era stata teatro di manifestazioni dell’estrema destra a fine agosto, dopo che un tedesco (anche lui di origini straniere) era rimasto ucciso in una rissa da un migrante. Nel mirino dei nostalgici eversivi erano finiti stranieri e oppositori politici, cioè “rappresentanti dei partiti tradizionali e esponenti dell’establishment” secondo gli inquirenti della procura di Karlsruhe.

Karl Marx-Stadt fucina
del terrorismo neonazista

I sei arrestati provengono tutti da ambienti neonazisti, skinhead e di hooligan dell’area di Chemnitz. E “Rivoluzione Chemnitz”, il gruppo clandestino, nasce sull’onda delle famose manifestazioni nella vecchia Karl-Marx-Stadt tra fine agosto con la saldatura tra l’estrema destra, smantellata un attimo prima che diventasse operativa. L’arresto, di nuovo a Chemnitz, di estremisti di destra pronti a passare alla strategia degli attentati conferma che l’ex Karl Marx-Stadt è la fucina del terrorismo neonazista nella Bundesrepublik.
Sempre qui nel recente passato ha potuto agire quasi indisturbata Beate Zschäpe, sola sopravvissuta del «Nationalsozialistischer Untergrund», responsabile dei cosiddetti «delitti del Kebab», l’omicidio efferato di nove immigrati e una poliziotta. Il capo della «Revolution Chemnitz» si chiama Christian K., ha 31 anni, era stato arrestato già due settimane fa dopo aver preso a bottigliate alcuni migranti. Pessimi segnali della radicalizzazione razzista favorita da certa politica populista.

Capo servizi segreti rimosso
amico dell’estrema destra

Due settimane fa il capo dei Servizi di sicurezza interna della Germania, Hans-Georg Maassen, è stato rimosso e trasferito ad altro incarico: segretario di Stato al ministero dell’Interno. Decisione sofferta e lacerante all’interno del governo tedesco tra la cancelliera e il suo ministro dell’Interno e presidente della Csu, Horst Seehofer. La coalizione ha deciso di rimuovere Maassen, accusato di eccessiva morbidezza verso l’estrema destra e finito nella bufera per i rapporti non proprio chiari con l’Afd, la formazione politica ultra destra con pesanti tentazioni neonaziste.
A imporre la decisione, le polemiche dichiarazioni di Maassen sulle rivolte xenofobe a Chemnitz. Crisi politica pesante: se il presidente del servizio segreto interno BfV fosse rimasto al suo posto per l’ostinazione di Seehofer, la socialdemocratica Nahles non aveva escluso la caduta della Grosse Koalition. Tutt’ora molto critica l’opposizione dei Verdi, “quella che di fatto è una promozione è un segnale devastante”.

Servizi segreti tedeschi
troppi vizi neonazisti

Luglio 2012, esplode lo scandalo di collusioni tra i servizi segreti e la cellula neonazista NSU, responsabile di undici omicidi a sfondo xenofobo negli ultimi dieci anni. I servizi segreti interni tedeschi del Verfassungsschutz (BfV) hanno sistematicamente occultato, ignorato o addirittura distrutto documenti riguardo a una cellula terrorista di estrema destra, conosciuta col nome di Nationalistischer Untergrund (Nsu), responsabile di 11 morti negli ultimi 10 anni. Caso venuto alla luce nel novembre 2011 con il suicidio di Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt, due neonazisti che avevano la polizia alle calcagna dopo una rapina.
Come può un gruppo terrorista uccidere e delinquere per dieci anni alla luce del sole senza destare sospetti? Una serie di negligenze all’interno del Verfassungschutz ha fatto sì che i file sulla NSU ‘andassero persi’ nelle comunicazioni tra stati federati tedeschi. Dubbioso ruolo dei cosiddetti V-Leute, informatori dei servizi segreti infiltrati nelle fila neonaziste, spesso ex estremisti, magari neanche tanto pentiti.

Persino l’Aisi italiano
li aveva avvertiti

In quel 2012, ill quotidiano Berliner Zeitung aveva scritto di una connessione italiana al caso che scuoteva la Germania. Una lettera dell’AISI (allora Sisde, servizi segreti interni) ai colleghi tedeschi in cui si ricordava che il servizio italiano aveva avvisato già nel 2003 la Germania dell’esistenza di questa cellula organizzata che curava con attenzione i suoi contatti proprio in Italia. In particolare, la lettera fa riferimento a un raduno neonazista nella località belga di Waasmunster. In questa occasione, gli italiani sarebbero venuti a conoscenza di una rete di terroristi di estrema destra internazionale pronta all’azione.
Dalla lettera dell’AISI emergeva anche che i neonazisti tedeschi di Turingia e Baviera si prendono particolarmente cura dei soci italiani in particolare gli “Skinhead Tirol – Sektion Meran” e “Veneto Fronte Skinheads”. Nel 2008, sempre secondo le informazioni dell’AISI, i neonazisti altoatesini avrebbero discusso con i tedeschi «della possibilità di compiere esemplari azioni xenofobe» e avrebbero tracciato una cartina dettagliata di una serie di attività e negozi gestiti da extraeuropei.

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