giovedì 23 maggio 2019

Wikileaks, Assange in trappola? L’ombra del Russiagate

Wikileaks. La storia del sito Wikileaks e della vicenda personale del suo fondatore, Julian Assange, si arricchisce di un nuovo capitolo. Il giornalista australiano infatti ha abbandonato la sua carica di chief editor (caporedattore) e ha nominato come successore il collega islandese, Kristinn Hrafnsson. Assange si trova da sei anni chiuso nell’ambasciata ecuadoriana ma la situazione potrebbe cambiare presto.

Wikileaks, cambio al vertice

La storia del sito Wikileaks e della vicenda personale del suo membro più influente, Julian Assange, si arricchisce di un nuovo capitolo. Il giornalista australiano infatti ha abbandonato la sua carica di chief editor (caporedattore) e ha nominato come successore il collega islandese, per tre volte giornalista investigativo dell’anno nel suo paese, nonché suo stretto collaboratore, Kristinn Hrafnsson.
La decisione  è stata presa con molta probabilità a causa delle condizioni di isolamento in cui Assange, rinchiuso nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, vive da ormai sei anni. Wikileaks definisce ciò una vera e propria detenzione arbitraria. Forse non è così ma da più parti, si pensa che la ‘libertà costretta’ di Assange potrebbe non essere più così sicura.

L’aria sta cambiando

All’inizio di quest’anno con l’uscita di scena del presidente ecuadoriano Rafael Correa, il paese sudamericano sembra aver cambiato indirizzo. Il successore di Correa, Lenin Moreno, nel marzo scorso ha vietato ad Assange l’uso dei computer dell’ambasciata isolandolo praticamente dal mondo esterno. Ciò renderebbe impossibile il contributo per Wikileaks e costringendo ad una sostituzione che comunque Hrafnsson ha dichiarato essere non necessariamente definitiva.
Sulla sorte di Assange si addensano dunque nuove nubi anche perché se venisse “invitato” ad uscire dall’ambasciata difficilmente potrebbe sfuggire alle autorità statunitensi dalle quali si sottrae dal 2012. Gli Usa non hanno mai perdonato la pubblicazione da parte di Wikileaks di una serie di documenti militari e diplomatici relativi a diversi teatri di guerra.

Le rivelazioni

Nel 2010 WikiLeaks aveva passato ai quotidiani New York Times e The Guardian e al settimanale Der Spiegel  alcuni documenti riservati su aspetti nascosti della guerra in Afghanistan e Iraq. Si parlava di uccisione di civili e occultamento di cadaveri e di unità segrete Usa per la guerra clandestina contro i Talebani. Senza contare il doppio gioco dei servizi segreti pakistani, ufficialmente alleati degli statunitensi, ma in realtà in contatto con gli integralisti islamici.
In seguito, contro Assange venne avviata anche un’inchiesta per violenza sessuale dalla giustizia svedese, una vicenda che sembra però essere caduta e soprattutto mai provata. Certo è che il carico di informazioni in possesso di Assange costituisce un peso enorme ed è anche la pietra di paragone alla quale rapportare l’effettiva libertà di informazione nel mondo.

Non a caso, nell’ultima intervista rilasciata al World Ethical Data Forum prima di essere tagliato fuori dal mondo esterno all’ambasciata ecuadoriana,  Assange aveva dichiarato: « la generazione nata in questo momento è l’ultima generazione libera».
Il futuro infatti sarà segnato sempre più dal controllo globale. Per Assange «dal momento in cui nasci, sei immediatamente, o entro un anno, conosciuto a livello globale. La tua identità in una forma o nell’altra –o perché i tuoi genitori idioti piazzano il tuo nome e le foto su Facebook o come risultato delle domande di assicurazione o di passaporto– è nota a tutte le principali potenze mondiali».

Giochi pericolosi

Difesa preventiva e tentativo di uscire da una trappola vestendo i panni del paladino della libertà? Forse, certo è che alla fine Assange rischia di rimanere stritolato in un altro gioco molto pericoloso, quello che riguarda i rapporti conflittuali tra Russia e Gran Bretagna e le stesse vicende interne degli Stati Uniti.
Secondo un recente articolo del quotidiano inglese The Guardian infatti diplomatici russi sarebbero stati coinvolti nel 2017 nella discussione di un piano segreto, poi abortito, per provare a far fuggire Assange dal Regno Unito.  L’idea sarebbe stata quella di nascondere l’attivista australiano alla vigilia di Natale in un veicolo diplomatico per farlo passare poi in un Paese straniero.
Il giornale non cita espressamente le fonti anche se assicura essere qualificate. Immediata la risposta è arrivata dal ministero degli Esteri russo che ha smentito l’avvenimento e definito l’articolo come un concentrato di  “insinuazioni di natura russofoba”. La stessa ambasciata russa Londra ha parlato di uso di fake news.

L’ombra del Russiagate

Ma a questo punto, dopo la naturale schermaglia di smentite e contro smentite, entrano in gioco altri elementi. La commissione sui servizi segreti del Senato statunitense ha convocato Julian Assange per testimoniare nell’inchiesta sulla presunta ingerenza russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016.
Il Russiagate dunque che fa irruzione e scrive un nuovo capitolo di questa vicenda. Si tratta di capire se Assange sia in possesso di informazioni che la Russia non vuole far trapelare (sarebbero questi i sospetti del Guardian), o se l’intento degli Usa è quello di inchiodare l’attivista di Wikileaks sulle rivelazioni scottanti del 2010.

 

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