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venerdì 20 Settembre 2019

‘Basta mito ’68, organizzate il 2018’ -Se gli studenti si arrabbiano

Nella foto, una manifestazione di studenti a Città del Messico, settembre 2018. La condizione studentesca oggi,peggio di ieri. E la storia di Miranda Mendoza Flores, una ragazza di diciott’anni, sequestrata mentre andava all’università a Città del Messico. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato carbonizzato.

Dopo la primavera di Parigi
lotte d’autunno 50 anni dopo?

‘Basta mito ’68, organizzate il 2018’. «Sui muri dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi campeggiava una scritta: “Il disordine naturale della gioventù”. Un’altra diceva: “Non rimpiangete il ’68, organizzate il 2018”». Qualche mese fa, Vijay Prashad, firma di  ‘Alternet’ che in Italia leggiamo su Internazionale, era a Parigi per le celebrazioni del cinquantesimo anniversario degli eventi del 1968, la rivolta di studenti e lavoratori che si diffuse dal Messico al Pakistan. I ricordi della storico e giornalista indiano di cultura marxista diventa una memoria/analisi di assoluto valore.

Vecchi slogan altre realtà

I ricordi di vecchi slogan, “Debout, les damnés de l’université!” (in piedi, dannati dell’università) e le differenze 50 anni dopo. Nel 1968 gli studenti francesi temevano di morire di noia (mourir d’ennui) rispetto al morire di fame come nel passato. Oggi, però, la fame sta tornando, annota il docente. Studenti non sono solo frustrati per la mancanza di prospettive dopo la laurea, ma anche sommersi dai debiti. «Dal Sudamerica all’Asia orientale vivono in condizioni di povertà, prendendo a prestito il denaro per le rette universitarie e lavorando a orari impossibili per coprire le spese quotidiane». Il modello è quello americano, ovviamente, ma in tempi di ristrettezze economiche e sociali

Strato amaro, Stato avaro

Difficile essere studente universitario oggi, sopratutto nei Paesi a minor sostegno familiare del nostro. Le finanze pubbliche si sono prosciugate e le università statali hanno aumentato le rette e ridotto le borse di studio. Il declino delle università pubbliche ha favorito quelle private, che chiedono rette più alte in cambio di una illusione di maggiori opportunità. C’è anche una poesia di Frederick Brooks sugli studenti disoccupati: «È senza lavoro./Ed è senza libertà…/È il laureato disoccupato./L’uomo che ha sprecato quattro anni in una scuola inutile». Ma molti studenti vogliono di più e sono scesi in piazza per difendere il diritto allo studio e per chiedere un maggior impegno a favore della scuola pubblica nonché una società più umana.

Disattenzioni giornalistiche

Di recente gli studenti sono scesi in piazza a Bogotà, in Colombia, e a Città del Messico. Gli studenti messicani si sono messi del nastro adesivo sulla bocca per protestare contro due silenzi: quello sul massacro di Tlatelolco, nel 1968, in cui persero la vita centinaia di attivisti studenteschi di Città del Messico, e quello sul rapimento e sulla scomparsa di 43 studenti di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero, nel 2014. Tra i loro slogan ce n’era uno che diceva: “Essere studente in Messico è più pericoloso che essere un criminale”.
In Colombia quarantamila studenti hanno manifestato contro la cancellazione del programma ‘Ser pilo paga’ (essere intelligenti paga) che permetteva agli studenti delle aree rurali di iscriversi nelle università scelte da loro. Proteste del genere si sono svolte in altri paesi sudamericani, dall’Argentina al Cile.

Laureati disoccupati

L’idea che una laurea garantisca una vita migliore è in gran parte ormai superata. Laureati del sud del mondo, dalla Tunisia allo Zimbabwe, dalla Nigeria allo Sri Lanka, si sono organizzati per denunciare la mancanza di opportunità di lavoro. In Algeria hanno inventato la parola ‘hittiste’, da hit (muro), le persone che trascorrono le giornate appoggiate al muro, molte delle quali hanno un diploma universitario in tasca. Semplicemente non c’è lavoro per loro’.
«Cosa significa oggi essere giovani e pieni di speranze? In quali luoghi i giovani possono scambiarsi idee e immaginare mondi migliori?, -si chiede Vijay Prashad-. Gli spazi pubblici vengono fagocitati sempre più spesso dalle grandi aziende, mentre le università sono state trasformate in fabbriche di posti di lavoro».

Miranda Mendoza Flores, 18 anni

Dedica condivisa

«Questo articolo è dedicato Miranda Mendoza Flores, una ragazza di diciott’anni che il 21 agosto 2018 è stata sequestrata mentre andava all’università a Città del Messico. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato carbonizzato. La sua morte fa parte del femminicidio in corso in Messico, -denuncia Vijay Prashad-. Fa parte della guerra contro gli studenti messicani. Fa parte della guerra contro i giovani. Un altro fiore pronto a sbocciare è stato reciso».

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