martedì 25 giugno 2019

Sanzioni Usa-Iran ricatto al mondo

Europa Usa ai ferri corti sul fronte Iran, per salvare l’accordo nucleare.
-Riunione all’Onu, Mogherini: “Pronta un’entità per facilitare le transazioni con Teheran”.
-Si tratta in Euro e si scarica il dollaro.
-Chi vince, chi perde e cosa rischia l’Italia

L’Europa c’è e batte un colpo

Sanzioni Usa-Iran ricatto al mondo, denuncia l’Europa. Occasione, l’assemblea plenaria Onu di pura cerimonia, per trovare qualcosa di concreto contro sanzioni decise unilateralmente dagli Stati Uniti e imposte a mezzo mondo. Accorgimento europeo, creare un nuovo sistema di transazioni internazionali a sostituire lo ‘Swift’, controllato dagli Stati Uniti. «Un’entità legale per facilitare transazioni finanziarie legittime con l’Iran», l’astrusa definizione burocratica. Togliere agli Usa le possibilità di ritorsione nei confronti delle aziende europee che operano in Iran.
Dunque, sempre maggiori distanze da Donald Trump nei rapporti con l’Iran dopo il ritiro dallo storico accordo sul nucleare iraniano del 2015. A novembre, previsto un secondo round di sanzioni Usa. L’Ue rimane impegnata nell’accordo sul nucleare, e inventa uno ‘Special Purpose Vehicle’ per facilitare i pagamenti alle esportazioni dell’Iran e tutelare le azienda che ancora non si sono arrese al ricatto statunitense.

E il prezzo del petrolio sale

Uno degli effetti dell’escalation nello scontro fra Usa e Iran si registra sul prezzo del petrolio. Opec e Russia ignorano il pressing di Donald Trump per aumentare la loro produzione (e mantenere concorrenziale il petrolio di casa), e il prezzo del greggio schizza ai massimi da quattro anni. Le quotazioni del Brent hanno sfiorato gli 81 dollari al barile per la prima volta da novembre del 2014, ma ora i principali operatori di trading petrolifero vedono assai probabile un ritorno a quota 100 dollari.
Al vertice in Algeria, l’Opec e i suoi alleati hanno fatto capire di non avere alcuna intenzione di prendere ordini dal presidente degli Usa e hanno snobbato la sua richiesta di aumentare la produzione per compensare l’effetto delle nuove sanzioni imposte all’Iran. Le restrizioni scatteranno il 4 novembre e la scorsa settimana Trump aveva inviato un tweet dai toni minacciosi ai maggiori produttori di greggio chiedendo di intervenire in modo da scongiurare un’impennata dei prezzi.

Sanzioni Usa per tutti

Il 4 novembre scatterà la seconda tranche di sanzioni, molto più pesanti, che riguarderanno le esportazioni di greggio, il settore energetico, bancario e finanziario. «La decisione americana di stracciare l’Accordo sul nucleare del 2015, costituisce un fattore d’instabilità e di preoccupazione per la regione», denuncia Alberto Negri, in una analisi per l’Ispi. Sanzioni contro l’Iran che vanno ad aggiungersi a quelle imposte alla Russia e alla Turchia, e sembrano far parte di una strategia più complessiva che comprende anche i dazi cinesi e le relazioni con la Corea del Nord.
Una strategia che coinvolge in particolare Russia, Iran e Turchia, il triangolo determinante anche per la stabilizzazione della Siria. Tensioni sospette con l’Eurasia, basti pensare che è la prima volta che un Paese Nato, gli Stati Uniti, sanziona un altro membro dell’Alleanza atlantica, la Turchia. Di fatto, una guerra economica approvata da Israele e dall’Arabia Saudita, gli altri due avversari dell’Iran.

Il Pompeo deluso

Il segretario di Stato Mike Pompeo, a margine dell’Assemblea dell’Onu, si è detto ‘profondamente deluso’ dalla decisione dell’Unione Europea, assieme a Russia e Cina, di creare un meccanismo per consentire alle proprie aziende di operare in Iran e acquistare greggio iraniano. Poco dopo il consigliere alla Sicurezza John Bolton ha minacciato di scatenare “l’inferno” se le milizie alleate dell’Iran attaccheranno obiettivi americani o alleati, ed è già campagna siriana verso l’ormai imminente battaglia su Idlib.
Il meccanismo studiato dalla Ue, però, in base alle prime indiscrezioni è un sistema di baratto simile a quello usato durante la Guerra Fredda per pagare petrolio e gas importanti dall’Unione Sovietica. L’Iran pratica grossi sconti a India e Cina per mantenere le sue quote di mercato e provvede alla consegna con le sue petroliere, senza costi aggiuntivi. L’export verso Corea e Giappone è invece quasi azzerato.

Italia affari a rischio

Ogni anno le imprese italiane esportano in Iran merci da 1,8 a 2 miliardi di euro. Per lo più piccole e medie imprese. Poi ci sono le grandi commesse: 26-27 miliardi di dollari di commesse che potrebbero finire congelate dalle sanzioni americane. Un danno gravissimo per l’Italia e per gli altri Paesi europei che avevano ripreso le relazioni commerciali, compresa l’importazione di petrolio. Il ‘regolamento di blocco’ dell’Ue basterà a tutelare le aziende italiane ed europee?
Le banche europee con queste sanzioni non possono operare negli Usa se fanno affari con l’Iran. Ed ecco la trovata di una istituzione bancaria in euro per fare transazioni solo nella divisa europea e sottrarsi del ricatto americano. Considerazione politica finale, l’annullamento di questo accordo da parte di Trump inserisce un elemento d’instabilità in una area già esplosiva. Con l’aspetto paradossale di Usa e Israele che da quella parti non possono fare a meno della Russia, grande sponsor di Assad e amici dell’Iran.

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