Privacy Policy L’Austria e il Risorgimento italiano: 'Mazzini e Garibaldi aggressori' -
giovedì 12 Dicembre 2019

L’Austria e il Risorgimento italiano: ‘Mazzini e Garibaldi aggressori’

Il sovranismo nazionalista della ultra destra austriaca dichiara guerra alla storia.
-Nei libri di storia distribuiti nelle scuole medie la lotta per l’unità d’Italia è descritta come una guerra di aggressione.
-Dopo il conflitto per l’indipendenza il Paese diventa un luogo dove “le minoranze vengono disprezzate e minacciate”

Cecco Beppe e il maresciallo Radetzky

L’Austria e il Risorgimento italiano. Un interessante reportage di Rita Monaldi e Francesco Sorti su La Stampa di Torino.
Un’indagine nei libri scolastici della repubblica alpina.
«Il Risorgimento? Una guerra di aggressione. Cavour voleva unire l’Italia? No, dividere l’Austria. Mazzini e Garibaldi? Nazionalisti di estrema destra. E il Kaiser? Buono e globalista».

Non solo doppio passaporto

Sebastian Kurz, giovin cancelliere sovranista e alleato con l’ultra destra a Vienna, non solo ha da poco rinnovato ai nostri connazionali altoatesini di lingua tedesca l’offerta della nazionalità austriaca. Peggio, sulla questione italiana a cento anni da Vittorio Vento,  ciò che scopri sfogliando i libri scolastici della repubblica alpina. Antichi rancori.

Netzwerk Geschichte
(«Rete Storia» per le scuole medie, edizioni Lemberger), capitolo sul Risorgimento italiano vengono evidenziate le date più tarde: la proclamazione dell’unità del 1861, la breccia di Porta Pia del 1870, la morte di Garibaldi nel 1882, addirittura i Patti lateranensi del 1929. Dei 30 anni di moti d’indipendenza contro il sanguinario sfruttamento austriaco non c’è traccia. Ecco invece la domanda retorica e insinuante degli autori: «Austria, Francia e Gran Bretagna possono vantare una lunga storia. Da quando esiste lo Stato italiano?».

Geschichte live
(editore Veritas, scuole medie), dopo abbondanti descrizioni delle virtù del Kaiser Francesco Giuseppe, si ammette che «dopo il 1848 l’imperatore e il suo governatore generale (il sanguinario maresciallo Radetzky, ndr) erano gli uomini più odiati in Italia del nord», ma solo perché «agli occhi degli Italiani erano loro due ad aver fatto fallire le aspirazioni dell’Italia all‘unità e alla libertà». Il dominio austriaco era insomma una sensazione soggettiva, valida solo «agli occhi degli Italiani».

VG3 Neu
(per la scuola media, ancora Lemberger editore), il capitolo sul Risorgimento si apre con un’abile premessa: «Nel XIX secolo, ambiziosi uomini di Stato capirono che l’idea nazionale si adattava in modo eccellente al raggiungimento dei loro personali obiettivi politici. Volevano espandere i loro Stati a costo degli altri, e allo scopo utilizzarono come giustificazione l’idea nazionale. In molte parti del mondo ancora oggi si fa politica in modo simile».

Italiani nemici dell’
Impero asburgico

L’unificazione d’Italia una guerra di aggressione, con Cavour, Garibaldi e Mazzini avventurieri ambiziosi. «Il Piemonte nella seconda metà del XIX secolo si sviluppò in un moderno ed efficiente Stato-modello. Appoggiò l’idea di una divisione dell’Austria». Insomma, Cavour voleva dividere l’impero asburgico, prima unificare l’Italia… «Con un’abile politica estera, il regno di Piemonte-Sardegna si guadagnò l’alleanza di Francia, Gran Bretagna e Prussia. L’Austria invece era isolata (…). Quando nonostante ciò rischiò e scese in guerra, le truppe alleate di Francia e Piemonte-Sardegna sconfissero l’esercito austriaco, male organizzato, a Magenta e Solferino». Ed anche la storia, assieme all’Italia, viene maltrattata a comodo nazionale di malinconia asburgica.

Sempre VG3 Neu,
una carta d’Italia in bianco da colorare con tonalità diverse, corrispondenti ad altrettanti momenti dell‘unificazione: 1859, 1860, 1866 e 1870. Benissimo, ma accanto spunta una noticina: «A proposito, in cambio del suo appoggio la Francia ricevette dalla Sardegna i possedimenti di Nizza e Savoia. Insomma, ogni cosa aveva il suo prezzo…». Dietro a tutto, insomma, c’era solo un mercato delle vacche, senza argomentare, ma solo attraverso allusioni maligne. Molto poco didattico e anti accademico

Geschichte schreiben
(«Scrivere la Storia», edizioni Dorner), suggerisce che «l’idea nazionale venne usata da alcuni politici per realizzare obiettivi di potere. Il nazionalismo servì come giustificazione per ingrandire i loro stati». Il tema torna ancora più ampiamente nel testo di storia per le medie.

Bausteine
(«Pietre per costruire»). Bausteine è targato Öbv, la casa editrice di Stato. Il capitolo sul nostro Risorgimento è intitolato «Il nazionalismo» che disgrega i vecchi imperi, e i diritti ereditari dei prìncipi regnanti. «Gradatamente in Europa si fece strada l’idea che in uno Stato potessero convivere solo persone con il medesimo passato storico, la medesima lingua e la stessa cultura. Coloro che non rientravano in questo disegno non avrebbero goduto di pari dignità». Ed ecco che gli austriaci, dominatori in Italia sono descritti come una minoranza etnica.

L’ultimo Kaiser

«I funzionari del Kaiser rinsaldavano il suo dominio con una amministrazione corretta e unitaria (…). L’imperatore vedeva se stesso come il signore di tutti i suoi popoli. Voleva accrescere il prestigio dello Stato nella sua interezza. Per questo le pretese delle singole nazioni vennero represse». Gli italiani del Risorgimento come degli estremisti di destra. Il Kaiser è buono e globalista. Così sentenzia il diffusissimo Bausteine, stampato con denaro pubblico e distribuito gratis (in Austria i libri scolastici non si pagano).

L’arresto di Silvio Pellico

Silvio Pellico e lo Spielberg

È per «accrescere il prestigio dello Stato» che Francesco Giuseppe consegnò alle nostre donne di Mantova, che lo imploravano di sospendere l’esecuzione dei loro mariti e figli, la nota spese del boia? La domanda retorica di Rita Monaldi e Francesco Sorti. Che per finire citano Silvio Pellico Ah, indimenticabile Silvio Pellico! «Austriaci, enigma della razza umana…». ‘Le mie prigioni’, che il giovine cancelliere Kurz dovrebbe (ri)leggere, e meditare gli anni da incubo passati da Pellico nella fortezza dello Spielberg. «E poi far limare alla sua ÖBV quei libri di testo che puzzano del cuoio degli stivali di Radetzky. Altrimenti vincerà la battuta di Karl Kraus: l’unico articolo da export austriaco è la corda del boia».

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