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sabato 14 Dicembre 2019

Sanzioni, qualcuno a Washington dà i numeri (pure sbagliati)

Mosca: sulle sanzioni gli Stati Uniti giocano col fuoco. La Russia fornitore base della Cina alternativo agli Stati Uniti.
Sanzioni cinesi su idrocarburi e prodotti agricoli americani, il fatturato tra Russia e Cina entro il 2024 toccherebbe i 200 miliardi di dollari, più o meno come quello tra Cina e UE.

Stati Uniti sceriffi del mondo
sanzioni e Cina, Russia e Iran

Sanzioni, qualcuno a Washington dà i numeri. A stupirci l’agenzia Ansa dagli Usa: «L’amministrazione Trump ha imposto sanzioni ad un dipartimento dell’esercito cinese per aver acquistato 10 caccia Su-35 nel 2017 e sistemi antimissilistici S-400 nel 2018 dalla Russia». Washington pretende di ‘punire’ l’esercito cinese perché compra le sua armi da chi vuole, la Russia in questo caso. E mettere nella ‘blacklist’, il dipartimento dell’esercito cinese agli armamenti e il suo direttore, Li Shangu. Impossibile stabilire se sia un’altra mattana di Trump o di qualche collaboratore infedele che vuole ulteriormente screditarlo.
Stati Uniti in guerra commerciale contro mezzo mondo. Cina e di rimbalzo la Russia e sempre e comunque l’Iran. Mosca per il momento non replica con contro sanzioni come sta facendo la Cina, ma avverte: «gli Usa con le sanzioni ‘stanno giocando col fuoco’, e che la situazione può diventare pericolosa». E il viceministro degli Esteri Serghei Ryabkov citato da Interfax, gli dà pure degli ignoranti: «Dovrebbero studiare la nostra storia, e si renderebbero conto che non è possibile piegare la Russia». Orgoglio nazionale di Santa Madre Russia, ma anche qualche buona ragione politico economica.

Se la Russia in Cina
al posto degli Usa

La Casa Bianca ha annunciato nuovi dazi sulle merci provenienti dalla Cina per 200 miliardi di dollari. Al momento i dazi riguardano metà dei prodotti cinesi esportati negli USA. Pechino ha già annunciato la ritorsione e Washingon il rilancio. Per fermarsi dove? Giovedì il presidente Usa ha sostenuto su Twitter di pressioni Usa vincenti (II nostri mercati crescono, i loro stanno per collassare’). Il Global Times cinese ha invece ammonito che la Cina non è intenzionata a fermarsi alla semplice difesa. Contrattacco come e cosa?
Pechino ha più guadagni commerciali m minori spazi di ritorsione, solo 130 miliardi di prodotti Usa importati da poter colpire rispetto ai 500 miliardi della esportazioni cinesi. Dunque, Pechino ha meno possibilità di risposta numerica, e per colpire duro deve essere creativa. Mirare giusto. Dalla fine di maggio, prezzi della soia diminuiti del 18%, e quelli del mais del 12%. Il grano in America si è deprezzato del 5% e la carne di maiale del 29%. A subire enormi perdite sono stati gli agricoltori del Midwest che hanno votato per Trump alle presidenziali.

Danni americani nella
guerra commerciale

Le elezioni di metà mandato a inizio novembre che, stando ai sondaggi, prevede il 13% di elettori in meno che per i democratici. Alla Casa Bianca serve una promessa cinese sull’aumento degli acquisti di prodotti agricoli americani, ma Trump ha commesso l’errore caratteriale della prepotenza. Ma, «La Cina non è intenzionata a trattare con un fucile puntato», ha dichiarato al Wall Street Journal un alto funzionario cinese. E il Ministero cinese del Commercio ha comunicato che il 24 settembre alle 12, ora locale, la Cina introdurrà i contro-dazi sulle importazioni provenienti dagli USA per un totale di 60 miliardi di dollari, su 5207 prodotti americani, inclusi aerei di piccole e medie dimensioni, olio di semi di soia, pezzi di ricambio per automobili e legname. Peggio, pronti per un dazio del 25% sugli idrocarburi americani: petrolio e GNL (gas liquefatto). Visto che il settore energetico è forse il solo in cui gli USA registrano valori positivi nel commercio con la Cina, questo potrebbe essere un colpo mortale per Washington. Con centinaia di migliaia di barili Usa al giorno in cerca di compratori.

Passaggio a Nord-Est
e spazio per la Russia

Ed ecco che la nuova fase della guerra commerciale tra Cina e USA apre grandi possibilità per la circolazione dei prodotti russi sui mercati cinesi, rileva in una lunga analisi l’agenzia stampa russa Sputnik. In primo luogo, chiaramente, per la circolazione di idrocarburi. La Russia è già diventata il primo fornitore di greggio della Cina, lo scorso anno già a 23,7 miliardi di dollari. Il 19 luglio la Cina per la prima volta ha acquistato GNL russo da Novateka, trasportato attraverso il Passaggio a Nord-Est lungo la costa del Mar Artico.
La cinese per l’energia ha dichiarato che a partire dal 2019 riceverà dall’Artico almeno 3 milioni di tonnellate di GNL l’anno. Allo stesso modo, il consumo di prodotti agricoli. Si prevede che nei prossimi 5 anni le esportazioni di questi prodotti raddoppieranno raggiungendo i 9,5 miliardi di dollari. Secondo le stime degli esperti, nel caso in cui Pechino introdurrà le sanzioni sugli idrocarburi e sui prodotti agricoli americani, il fatturato delle operazioni tra Russia e Cina entro il 2024 toccherà i 200 miliardi di dollari, più o meno come quello tra Cina e UE.

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