martedì 20 Agosto 2019

Alibaba contro Trump, follia dei dazi peggio dei 40 ladroni

Il guru cinese dell’high ci ripensa: salta la promessa del milione di posti di lavoro negli Stati Uniti
-La decisione per la guerra commerciale tra Washington e Pechino.
-E prevede 20 anni di guerra fredda tra Cina e Usa per i dazi

I tesori di Alibaba

Alibaba contro Trump. Il fondatore di Alibaba, Jack Ma, a capo del gigante dell’e-commerce, fa saltare la promessa del milione di posti di lavoro negli Stati Uniti, fatta l’anno scorso durante un incontro con il presidente americano Donald Trump. L’ambizioso progetto, ha annunciato il patron in un’intervista diffusa dalla Cina, è “stato messo in crisi dalla guerra commerciale tra Washington e Pechino”. E non è ancora arrivato il peggio: per il magnate cinese, ci dobbiamo aspettare 20 anni di guerra fredda tra Cina e Usa per i dazi «perché la situazione non è buona e questo clima durerà a lungo». La sua promessa era nata sulla base della cooperazione e della crescita commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Protezionismo a perdere

«Il commercio non è un’arma e non dovrebbe essere usato per cominciare le guerre, ma dovrebbe essere un fattore chiave per la pace», ha dichiarato il miliardario cinese che a inizio mese aveva annunciato il suo pensionamento anticipato per dedicarsi alla filantropia. Va detto che l’audace annuncio del milione di porti lavoro Usa, del gennaio 2017 era già stato accolto con scetticismo dagli analisti che avevano definito la scelta come una strategia pubblicitaria. Probabile promozione pubblicitaria, ma da più parti. L’incontro del miliardario cinese con Trump nel gennaio 2017, prima che l’altro miliardario si insediasse alla Casa Bianca, quando l’americano bianco aveva dichiarato: «Io e Jack (Alibaba) faremo grandi cose».

Dazi andata e ritorno

La guerra commerciale dichiarata da Trump alla Cina torna nel vivo, con l’annuncio di una nuova ondata di dazi per altri 200 miliardi di dollari. L’aliquota del 10% dal 24 settembre, per salire al 25% dal primo gennaio 2019 in poi. E il clima fra i due paesi si è fatto incandescente, con conseguenze politiche immediate. Rischia di saltare l’incontro fra il segretario del Tesoro Usa Steve Munchin e il vicepremier cinese Liu He, previsto per il 27-28 settembre proprio per distendere i rapporti fra le due potenze economiche. Uno dei chiodi fissi di Trump, la diminuzione del deficit commerciale con la Cina, arrivato a 375,5 miliardi di dollari solo nel 2017. Quest’anno già una doppia tranche di dazi per 50 miliardi. Botta e risposta da parte della Cina.

Botta, risposta e poi?

Pechino colpisce import dagli Usa per 60 miliardi e ricorre alla Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, una dei tanti istituiti internazionali bistrattati da Trump. In particolare, verranno colpite le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, con una tariffa del 10 per cento. Le tariffe doganali scatteranno il 24 settembre, lo stesso giorno in cui entreranno in vigore quelle Usa annunciate ieri. Sincronia perfetta ded evidentemente programmata. Pechino non si fa intimidire dal presidente americano Donald Trump, per arrivare sino a dove? Lo stesso Trump, in carenza di consensi elettorale per le elezioni di metà mandato, insiste nel ruolo del duro. Nel caso di ritorsioni da parte della nazione asiatica (puntualmente arrivate), Washington adotterà altri dazi per 267 miliardi di dollari. A quel punto, tutte le importazioni cinesi Usa sarebbero soggette a dazi.

Cosa può succedere ora?

I primi round di dazi avviati da Trump si riferivano a segmenti industriali come acciaio e alluminio o a prodotti (quasi) impercettibili per le tasche dei cittadini. Ora, nella nuova lista sono finiti componenti vitali per le aziende Usa e prodotti di larghissimo consumo come buste della spesa e casse di legno. Per il momento sono salvi i dispositivi elettronici di largo consumo. Salvati per il momento 300 gadget tra cui gli iPhone. Ma i produttori americani dell’hi-tech, e i loro clienti, non stanno dormendo sonni tranquilli. Le autorità cinesi potrebbe rendere difficile l’accesso a imprese statunitensi e bloccare operazioni di fusione e acquisizione. Che cosa spera di ottenere Trump? Tensioni elettoralmente ‘utili’ sino al voto del mid-term. Col rischio però che la ‘trade war’, la guerra commerciale possa invece smuovere voti contro l’inquilino della Casa Bianca.

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