venerdì 16 novembre 2018

Se, il primo giorno di ‘non scuola’

Riaprono le scuole ma non per tutti.
-Gatto Randagio si interroga sui percorsi interrotti dei bambini rom sgombrati dal Camping River. Una storia di violazione di diritti che si ripete negli anni, complice la nostra indifferenza.
-“Perché quello nei confronti dei Rom sembra l’ultima forma di razzismo ancora accettato”.
-Un documentario tedesco su “Il razzismo invisibile”, ricordando il 12 settembre di ottanta anni fa, il primo giorno di “non scuola” degli studenti ebrei…

‘Arrivederci ragazzi’

Il primo giorno di ‘non scuola’. Torno a parlare di rom… e come non pensarci, adesso che le scuole riaprono. Ma non per tutti…
Pensando ai bambini e ai ragazzini del Camping River, a Roma, campo sgombrato poco più di un mese fa, con il solito rituale di ruspe e forze dell’ordine “in assetto da guerra”…
La storia non finisce qui… giovedì scorso le famiglie Rom hanno provato a rientrare nelle loro case di Camping River, dove abitavano da quindici anni, ma poi ne sono state ributtate fuori. Mentre il rappresentante legale di Nazione Rom ha presentato una denuncia penale contro i responsabili dello sgombero (il ministro degli interni, il sindaco di Roma, il responsabile dell’ufficio Sinti e Rom.. e via via discendendo per li rami…). per uno sgombero definito illegale, e vale la pena di ascoltare i dettagli della puntuale denuncia inviata venerdì in procura (https://www.youtube.com/watch?v=pFg6lj4HCQ0). Vedremo come andrà a finire…
Ma non è vicenda che mi riesce di buttar facilmente alle spalle… pensando soprattutto al trauma dei bambini che hanno visto ancora una volta calpestata la loro vita.

I bambini e i ragazzi del Camping River erano nella stragrande maggioranza “scolarizzati”, come si dice. Tutti erano stati accompagnati in un percorso scolastico che riuscivano a seguire con costanza. Cosa non facile in contesti per mille altri motivi difficili e duri. Cosa non facile soprattutto a Roma dove, come segnalano le associazioni che li seguono, la condizione dei bambini e dei giovani residenti nei campi rom della capitale negli ultimi anni è molto peggiorata, sono molti diminuiti gli iscritti nelle scuole, dopo la chiusura dei progetti di scolarizzazione.
E chissà se e dove e come oggi riusciranno a riannodare i fili di un percorso così bruscamente interrotto… e se pure per qualcuno sarà possibile, come non pensare che rimane una storia di violenza e negazione di diritti… Quante volte negli anni è accaduto e continua ad accadere, con l’avallo della nostra indifferenza. Una storia che si ripete infinite volte, sempre diversa e sempre uguale a se stessa…

Riascoltate il racconto di Carmela, un’insegnante della scuola elementare Randaccio, a Roma (zona Casalbertone) quando due anni fa, nel maggio del 2016, cinquecento persone di origine rom furono “sgomberate” (dio che brutta parola) dai locali di un ex deposito della Cotral che fra l’altro era abbandonato da tempo, e i bambini, che nel frattempo con l’aiuto di alcune associazioni sembravano ben integrati, non andarono più a scuola. Carmela, dunque: “Nella mia classe erano quattro. Hanno lasciato un vuoto terribile. Non sappiamo dove sono finiti… Inizialmente c’era stato l’impegno a riportarli a scuola, poi ci hanno detto ‘si vedrà’ …”. Non so cosa poi si è visto di quel “si vedrà”…
Ma allora le domande, e il dolore, di Carmela e degli altri insegnanti della Randaccio divennero la voce collettiva di una lettera alle istituzioni, lettera che guadagnò alla scuola il premio CILD, ente che ha lo scopo di riconoscere e promuovere l’impegno di quanti si distinguono nella difesa dei diritti civili.

Iniziava, la lettera, con il ricordo della scena dell’allontanamento dalla scuola di bambini ebrei nel film di Louis Malle, Arrivederci ragazzi, “un film che si interroga e ci interroga sulle imprevedibili strade che sentimenti di rancore e odio instillati in un ragazzo possono prendere in seguito”.
“E questa – continua la lettera- è anche la nostra riflessione, oggi: quali saranno i sentimenti di quei bambini? Quanto rancore proveranno verso le istituzioni che li hanno allontanati dalla loro scuola, dalle loro maestre, dai loro compagni di scuola?”
Quanto rancore… E’ la stessa domanda che ogni volta torna, che non dovremmo lasciare solo a pochi volenterosi e a coraggiose maestre che conoscono l’importanza dell’accoglimento e dei percorsi formativi, che sanno che tutti hanno diritto ad avere diritti. E’ una domanda che dovremmo porci anche noi ogni volta che viene violata, insieme a diritti fondamentali, la vita di un bambino, e dell’uomo che verrà…
Ma a volte sembra che i bambini rom siano meno bambini degli altri.
Come non pensarci, in questi giorni che si ricordano gli ottanta anni dalle leggi razziali… che il 12 settembre di ottanta anni fa ci fu il primo giorno di “non scuola” degli studenti ebrei esclusi per via di quelle leggi. Forse in molti abbiamo visto le testimonianze, trasmesse in tivvù per l’occasione, di quei bambini che vissero quel giorno come l’inizio di un incubo.
Incubo che per i bambini Rom così spesso si ripete. Ma quasi vi abbiamo fatto l’abitudine… perché quello nei confronti dei Rom sembra l’ultima forma di razzismo ancora accettato.

Lo racconta bene un bel documentario, prodotto dalla redazione berlinese di “Redfish”, che ha un titolo che tutto già spiega: “Il razzismo invisibile”.
E’ un viaggio che inizia da Auschwitz, con il ricordo dello sterminio della popolazione Rom e Sinti, spesso nel racconto della Storia “ridotto a una nota a pié di pagina”… per attraversare l’Europa e arrivare a quello che accade oggi, qui in Italia… alla promessa di ruspe e censimenti… al Camping River, alla sua gente buttata in strada, a quel terribile ghetto che è Castel Romano.
Ecco: https://www.youtube.com/watch?v=sSMO3EZm81Q. Da vedere.
Da vedere per fermarci a riflettere un attimo su ciò che si racconta, dell’ieri e dell’oggi…, perché “il passo dal censimento al campo di concentramento è breve”…
Perché c’è un passato che non è passato…

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