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venerdì 13 Dicembre 2019

Manovre Usa (+Israele), segnale per Iran (+Russia) nel Golfo Persico

Quasi una risposta a Vostok-18, nell’Estremo Oriente russo. Manovre militari Usa (e non solo) molto vicino all’Iran (ma anche alla Siria), tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso.
-La via del petrolio, tra lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb che l’Iran minaccia di bloccare in caso di conflitto.
-Il blocco di tutto l’export di petrolio delle monarchie del Golfo.

Se l’Iran si arrabbia e chiude
Golfo Persico e il Mar Rosso

Manovre Usa nel golfo Persico. Questa volta gli americani sono sinceramente preoccupati e tengono alta la guardia. I loro servizi segreti (e quelli israeliani) sono stati chiari: se i rapporti con l’Iran dovessero ulteriormente deteriorarsi, in caso di improvvise ostilità, la prima mossa degli ayatollah sarebbe quella di “sigillare” gli stretti di Hormuz e di Bab-el-Mandeb, chiudendo il transito navale nel Golfo Persico e nel Mar Rosso. Che significa? Basta guardare qualsiasi atlante scolastico per rendersi immediatamente conto di quale catastrofe trasportistica e commerciale si tratterebbe. Niente più superpetroliere stracariche di greggio per alimentare l’industria europea e saracinesche abbassate anche per il Canale di Suez. Il che significherebbe una lunga e micidiale agonia economica per i porti che si affacciano sul Mediterraneo. A cominciare da quelli italiani.

Comunque sia, alla Casa Bianca non sono rimasti con le mani in mano. I consiglieri di Trump gli hanno chiesto di dare il via libera al dispiegamento di una forza di pronto intervento il cui asse portante è costituito da uno stormo di F-35, sofisticati cacciabombardieri di ultima generazione. Una squadra navale USA ha cominciato intense esercitazioni sullo stile “war games” partendo da Gibuti, al largo della delle coste del Corno d’Africa. La task force ha puntato sul Golfo di Allen. Spifferi di corridoio indirizzati ai “naviganti” (leggasi iraniani e russi) parlano di un dispositivo pronto a scattare come contromisura in caso di blocco dei due stretti. A bordo della squadra navale si trovano 4500 marines del 13º gruppo pronti a sbarcare in qualsiasi punto della Penisola Araba. Questo gruppo è imperniato su una nave d’assalto anfibia della classe Essex, di un trasporto truppe tipo Anchorage e di una unità da sbarco classe Rushmore.

Secondo gli analisti il compito principale della task force americana, in questa fase, sarebbe quello di testare il grado di reattività delle forze iraniane. Il primo obiettivo di un eventuale sbarco Usa, ovviamente, dovrebbe essere quello di creare una testa di ponte in vicinanza delle basi aeree da utilizzare come piattaforma anche per gli F-35. Non solo. Gli esperti del Pentagono ritengono che uno dei piani più semplici per gli ayatollah sia quello di seminare di mine magnetiche le acque dei due stretti. Pertanto, al contrattacco americano dovrebbero prendere parte anche numerosi cacciamine incaricati di bonificare il tratto di mare saturato di ordigni esplosivi. In ogni caso, durante le esercitazioni volute da Trump, sono stati impiegati anche cacciabombardieri a decollo verticale, in grado di appontare sulle unità della flotta Usa in qualsiasi condizione di tempo.

Nelle esercitazioni al largo della Somalia sono stati impiegati velivoli del Marine fighter attack squadron 211. È la prima volta che gli Stati Uniti decidono di schierare aerei di ultimissima generazione in questi teatri di guerra. Evidentemente, la situazione militare sul campo in questo momento deve essere ritenuta particolarmente a rischio. Gli aerei americani volano in stretto collegamento con le forze israeliane, dividendosi i compiti. L’area coperta è vastissima e va dalle coste del Mediterraneo al Golfo di Aden, fino all’imboccatura del Golfo Persico.

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