domenica 16 dicembre 2018

‘Airport cimitero’ e morti sul lavoro, in Turchia arrestano gli operai

Arrestati 600 operai nel cantiere «cimitero».
– La polizia turca reprime lo sciopero di migliaia di lavoratori nel terzo aeroporto di Istanbul, in lotta per sicurezza e condizioni di lavoro dopo centinaia di morti bianche.
-Zero sicurezza e stipendi sospesi nel mega progetto, cuore delle grandi opere di Erdogan

Arrestati 600 operai
nel cantiere ‘cimitero’

Turchia, ‘Airport cimitero. Arresti di massa tra i lavoratori in sciopero nel cantiere del terzo aeroporto di Istanbul, e la notizia ci arriva dalla Turchia grazie a Dimitri Bettoni e al Manifesto. Scopriamo che sabato mattina, ieri, le forze speciali della polizia hanno fatto irruzione nei dormitori dell’enorme cantiere e hanno messo le manette ad almeno 600 tra lavoratori e rappresentanti sindacali. Lavoratori in sciopero a denunciare le condizioni di lavoro con centinaia di infortuni e morti nel cantiere, non riconosciuti né dalle aziende costruttrici e negati dalle autorità. Gli arrestati sono stati trasferiti in tre diverse stazioni di polizia, con bus messi a disposizione dalle ditte appaltatrici.

Secondo i sindacati di settore, le condizioni nel cantiere sarebbero radicalmente peggiorate negli ultimi mesi, con l’avvicinarsi del termine dei lavori previsto per il 29 ottobre. Le autorità premono perché la scadenza venga rispettata e i ritmi di lavoro. Già intensissimi, sono diventati disumani. A febbraio il ministero del Lavoro, pressato da famiglie, sindacato e poca stampa critica che ancora resiste, aveva ammesso la morte di 27 operai nel cantiere aeroportuale. Nulla secondo i report di alcuni giornali turchi vicini ai movimenti dei lavoratori e secondo le stime del Sindacato Edilizia che denunciano centinaia di vittime.

«Tanto che ormai il cantiere è soprannominato ‘il cimitero’ -scrive Dimitri Bettoni-. E poi le condizioni igieniche nei fatiscenti dormitori, dove non arriva acqua pulita e i materassi sono pieni di pulci e zecche. Gli operai raccontano di doversi lavare negli stagni attorno al cantiere, mentre nelle mense non c’è mai cibo a sufficienza per gli oltre 30mila lavoratori impiegati nel mega progetto. A tutto questo si aggiungono gli stipendi in ritardo: migliaia i lavoratori senza paga da almeno sei mesi, perché il crollo della lira turca ha messo in ginocchio le ditte subappaltatrici, che hanno così smesso di erogare i compensi».

Allo sciopero, le autorità complici delle azienda hanno deciso di rispondere con polizia ed arresti. Già due giorni fa, un primo intervento della squadre speciali della polizia, con lacrimogeni e idranti. Nella prima di mattinata di ieri l’irruzione e le centinaia di arresti, sollecitati dalla ‘holding Iga’ che gestisce i lavori.La costruzione del terzo aeroporto di Istanbul, destinato a essere il più grande d’Europa e uno dei maggiori al mondo, è in mano a un consorzio di aziende turche vicine al governo. Il progetto, fortemente contestato dalle associazioni ambientaliste per l’impatto su un’enorme zona boschiva che si affaccia sul mar Nero e il taglio di migliaia di alberi, è una delle punte di diamante delle grandi opere volute dal presidente Erdoğan.

 

Antichi problemi di democrazia

A fine agosto, sempre una polizia con ordini di brutalità, contro il raduno delle madri dei desaparecidos turchi. Quasi 800 i civili scomparsi tra il 1992 e il 1996, nelle mani di esercito e polizia. Prima di Erdogan, va detto, e delle recenti leggi di emergenza del dopo tentato golpe. Questione kurda, sopratutto. Madri di persone scomparse nei durissimi anni ’90, epoca di repressione in Turchia, in particolare nel sud-est curdo sottoposto a perenne stato di emergenza e teatro di operazioni militari su larga scala. Le ‘Madri del Sabato’, da oltre 700 volte a Galatasaray, nel cuore storico di Istanbul.

Protesta di civiltà, madri e figli di scomparsi che siedono a terra, reggendo in mano cartelli con le foto di parenti e amici svaniti nel nulla. Spesso a chiedere soltanto che sia restituito il corpo. Centinaia di persone (792 secondo l’Associazione turca per i diritti umani) furono arrestate tra il 1992 e il 1996, fagocitate dalla macchina repressiva dello Stato, spesso senza lasciare più traccia. Il primo raduno delle Madri del Sabato nel 1995. Ogni settimana fino al 1999, quando la violenza della polizia e gli arresti imposero un’interruzione lunga dieci anni, fino al 2009, anno in cui i sit-in poterono riprendere. Ora la nuova stretta repressiva.

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