mercoledì 12 dicembre 2018

Russia balcanica che ‘invade’ l’Ue attraverso Grecia e Macedonia?

La recente espulsione di due diplomatici russi decisa dal governo di Atene, e le presunte interferenze russe nei Balcani.
-Preoccupazione nei circoli Ue, Nato e Usa.
-L’accordo Grecia- Yugo Macedonia che apre la strada di Skopje verso Eu e Nato.
-La Russia e le infrastrutture greche.
-Simbolismo sociale, religioso e nazionalista.

Il ritorno di Costantinopoli grazie
al ‘Popolo Biondo venuto dal Nord’

Russia balcanica. Il recente caso dell’espulsione di due diplomatici russi decisa dal governo di Atene, ha riportato alla luce la questione delle presunte interferenze russe nei Balcani. Azioni che stano suscitando preoccupazione nei circoli della Ue e della Nato, colpiti a propria volta da una crisi senza precedenti fra paesi membri e fra le due sponde dell’Atlantico, dopo le ultime sorprendenti dichiarazioni del Presidente Trump.

L’Ambasciatore USA ad Atene, Geoffrey Pyatt la definisce ‘influenza maligna’ della Russia nei Balcani occidentali. «Si basa su ciò che vediamo lungo un vasto spettro di comportamenti, dalla manipolazione del mercato energetico alla manipolazione della Chiesa Ortodossa. Fino all’attacco frontale del tipo che abbiamo visto con il tentato golpe in Montenegro nell’Ottobre del 2016».
La Grecia e la Nord Macedonia, la porta sud dei Balcani. Il controllo e l’influenza politica di quest’area, attraverso mix di interventi mirati al favore politico delle popolazioni locali è un fenomeno da non sottovalutare. Potrebbe essere parte della strategia di indebolimento politico, economico ed industriale della Ue, oltre all’affievolimento dell’azione della Nato.

Accordo sul nome Nord Macedonia
con la Grecia sgradito a Mosca

In un’intervista alla rivista BuzzFeed a luglio, il Primo Ministro macedone Zoran Zaefa, aveva accusato alcuni imprenditori greco-russi di ‘tentato sabotaggio’ dell’Accordo di Prespes fra Grecia e Macedonia del Nord sul nome della ex repubblica Jugoslava. Accordo sgradito a Mosca poiché, con la caduta della pregiudiziale greca, Skopje può iniziare le trattative di adesione alla Ue e soprattutto nella Nato.
II due imprendiori/spia, svela il ministro, avrebbero offerto dai 13mila ai 21mila di dollari Usa a cittadini macedoni, per organizzare proteste contro gli accordi con la Grecia. Vero o non vero, Zaev continua: «Una parte di tali rappresentanti dispone di mezzi di informazione, un’altra incoraggia i giovani a dimostrare davanti al Parlamento e ad attaccare le forze polizia».
Il Primo Ministro macedone Zaev non è stato l’unico a lanciare l’allarme sulle interferenze russe (e non solo). Il Primo Ministro bulgaro Boyko Borissov ad inizio del 2018 ha lanciato un appello alle autorità europee: «Sbrigatevi ad ancorarci definitivamente all’Occidente, altrimenti Russia, Turchia e Cina avranno mano libera nei Balcani stanno occupando spazio ogni giorno che passa».

Prima di Borissov un allarme simile era stato lanciato dal Primo Ministro greco Alexis Tsipras durante un incontro nel 2017 con l’omologo portoghese Antonio Costa. Argomento che Tsipras riprende nel settembre del 2017 col Presidente francese Emmanuel Macron.
Lo stesso Tsipras, nel corso del recente summit Nato a Bruxelles, ha sostenuto la necessità di schierare la Grecia contro le azioni russe nei Balcani, parlando di «affidabile e decisa politica di contrasto e difesa» dalle minacce russe.
Alla lista degli allarmi legati alla crescente presenza cinese e russa si sono aggiunti più recentemente altri alti esponenti, come i Ministri della Difesa del Montenegro. Uguali preoccupazioni vengono espresse dal quotidiano cipriota «Πολίτης» che richiama a sua volta la forte azione russa nell’isola.

Skopje, capitale della Nord Macedonia con la statua di Alessandro Magno

Balcani e mediterraneo orientale

Grecia, Cipro, Bulgaria e Turchia sono paesi fondamentali per la stabilità di due aree di massima importanza per la Ue e per la Nato: i Balcani ed il Mediterraneo orientale. L’allontanamento progressivo della Turchia ha minato certezze europee e atlantiche sullo sfruttamento delle risorse energetiche della regione, fondamentali per l’indipendenza energetica europea da Mosca.
Uno dei nodi principali dei piani energetici dell’Unione Europea è la città di Alessandroupoli, nella Grecia nord orientale che ospiterà il nuovo rigassificatore per la pipeline TAP (verso l’Italia ed i Balcani occidentali), e per la IGB (Interconnessione Grecia-Bulgaria). Anche la rete elettrica balcanica viene gradualmente integrata in quella della UE, dopo gli accordi di Trieste del luglio 2017 (Trieste Summit, Western Balkans).

Ma i Balcani non solo solo sede di interessi energetici, ma nodo logistico fondamentale. Nel del 2017 i governi di Grecia e Bulgaria hanno siglato un accordo per la creazione di un asse ferroviario di grande importanza sia per il traffico civile che militare. La ferrovia, che tocca tutti i porti principali di Grecia e Bulgaria e si connette anche alla rete romena, e consente anche di aggirare lo stretto dei Dardanelli, senza la Turchia quindi, tra l’Egeo e il mar Nero.
Controllare o destabilizzare tale area, può essere un obiettivo premiante per i russi. Fra mosse diplomatiche, esempio la visita dell’Ambasciatore russo Andrei Maslof proprio ad Alessandroupoli, ed economiche (investimenti importanti di oligarchi russo-greci), Mosca sta muovendosi nell’ottica di diventare un elemento primario di influenza politica ed economica nell’area.

La Russia e le infrastrutture greche

La città di Salonicco, nel Nord della Grecia, ricopre per la propria posizione geografica un ruolo strategico di accesso ai Balcani. A solo un’ora di strada dal confine bulgaro e da quello macedone, il porto di Salonicco è utilizzato anche dalla Nato. Da Salonicco partiranno tre nuovi corridoi ferroviari europei attualmente in costruzione e finanziati dall’Unione Europea per il rapido spostamento di merci verso tutta l’Unione. Il porto servirà tutti i Balcani meridionali con tre centri intermodali situati a Belgrado, Sofia e Skopje. La società di gestione del porto (ΟΛΘ) è stata recentemente privatizzata, attraverso la vendita del 66% del capitale.
La gara è stata vinta dai ‘Consorzi South Europe Gateway Thessaloniki’ (SEGT), una Limited formata da Deutsche Invest Equity Partners GmbH, Belterra Investments Ltd. e Terminal Link SAS, per ben 232 milioni di euro. Solo che Belterra Investments Ltd è una società cipriota che fa capo a interessi russi. Ed ecco l’allarme dell’Ambasciatore USA in Grecia Jeoffrey Pyatt. Belterra e Deutsch Invest Equity Partners sono in gara anche per la privatizzazione dell’Autostrada Engatia che corre dal confine Greco/turco sino al porto di Igoumenitsa, verso l’Italia, in concorrenza con la nostra ANAS.

Simbolismo sociale, religioso e nazionalista

Le azioni degli imprenditori russi, negli anni difficilissimi della crisi greca hanno salvato aziende e simboli della cultura popolare greca, mantenuto e creato posti di lavoro in un paese afflitto dalla più alta disoccupazione in Europa. La speranza di una via alternativa meno ‘dolorosa’ delle ricette dell’ Unione Europea e del Fondo Monetario. Questi imprenditori mostrano anche una forte religiosità ortodossa riuscendo, grazie ad una sapiente comunicazione, a essere eroi per fedeli e nazionalisti. Il mito del ritorno di Costantinopoli all’Ortodossia, grazie al «Popolo Biondo venuto dal Nord».
Le stesse origini di alcuni di questi investitori venuti dalla Russia ricorda la Diaspora greca ed il genocidio dei greci Pontiaci in Turchia. Avvenimenti lontani quasi un secolo (1913-1922), ma ancora molto presenti nella coscienza ellenica, che mai smetterà di sognare il ritorno, aiutati dal popolo biondo (i russi) venuto dal nord. E la sola ‘questione pontica’ riguarda un bacino elettorale di circa 400.000 elettori greci (su di un totale di circa 9.800.000 aventi diritto).
Società e holding legate ad imprenditori russi controllano canali televisivi e quotidiani. Così creando un importante canale comunicativo con il quale far risaltare la propria opera di «amici del popolo greco». La necessità di controllo di alcuni media dimostrerebbe secondo la Nato come quella russa non sia solo l’attività puro investimento, ma abbia un obiettivo politico.

Potrebbe piacerti anche