mercoledì 14 novembre 2018

Più Europarlamento in poca Unione, guai per Orban e per l’Italia

Un voto storico per il Parlamento europeo che ha chiesto al Consiglio dei capi di governo di punire l’Ungheria di Orbán.
-Unanimità impossibile dei Capi di governo più divisi che mai.
-Nei guai l’Italia del voto contrapposto Lega 5Stelle.
-Salvini batte i pugni e minaccia di rompere.
-La bandiera antimigranti che invece di unire spacca.

La luna oltre il dito?

Più Europarlamento in poca Unione
Un voto storico con cui il Parlamento europeo ha chiesto al Consiglio di attivare la procedura per violazione grave dei principi fondamentali dell’Unione da parte dell’Ungheria di Orbán. Un voto non scontato, visto che serviva una maggioranza dei due terzi. Prima volta che questa procedura viene avviata su iniziativa del Parlamento europeo. Dopo il voto dei parlamentari che hanno deliberato a maggioranza dei due terzi, sarà il Consiglio europeo (capi di governo) che dovrà decidere eventuali sanzioni, ma solo all’unanimità.
In astratto, se ci fosse l’accordo di tutti i capi di Stato e di governo Ue, l’Ungheria potrebbe essere esclusa per un periodo di tempo da alcune decisioni, ‘sospesa’ dall’Unione. Decisione parlamentare di ieri che resta di puro valore politico sapendo tutti che mai su eventuali sanzioni reali non esiste alcune unanimità europea possibile.

Guai per Orban

Iniziamo da Orban, eroe o demone, spesso per pura tifoseria, con pochi che sanno di che violazioni viene accusato. 12 punti. Rapporto Sargentini sui provvedimenti del governo Orban che, mettendo a rischio indipendenza dei giudici, libertà di stampa, diritti delle minoranze, ledono i principi fondamentali del Trattato come l’uguaglianza, il pluralismo e lo stato di diritto. C’è chi di fronte a queste violazioni oppone la legittimazione delle urne, ma chi ha ottenuto una maggioranza non è al di sopra delle leggi, delle costituzioni e dei trattati. Anzi.
Dettaglio più politico e meno contestabile. L’Ungheria negli ultimi 7 anni ha ricevuto 4 miliardi e mezzo di fondi europei a fronte di un contributo di 990 milioni, ma è stata tra le più strenue oppositrici alla condivisione delle responsabilità sull’accoglienza e non ha fatto nemmeno uno dei ricollocamenti promessi all’Italia e alla Grecia.

Guai per l’Italia

La spaccatura tra Lega e 5Stelle nell’euro parlamento, come si trasformerà quando dovrà esprimersi il capo del governo italiano? Una ironia di Remocontro, con Salvini vota in un modo, Di Maio nell’altro, «e Conte lo buttano per aria per vedere se casca di testa o se lo mettono direttamente in croce?». I realtà, ci avverte più seriamente il Corriere della Sera, è molto peggio.
Orbán, Salvini forza la linea del governo: «L’Italia dirà no alle sanzioni»
Si aggrava la spaccatura con il Movimento Cinque Stelle, che si è espresso in senso opposto
«Per quanto ci riguarda, il governo italiano voterà contro le sanzioni a Orbán». Anzi, per essere più precisi, il fatto che l’Italia si esprimerà contro quelle procedure avviate ieri col voto del Parlamento europeo «per noi è scontato», proclama Salvini. ‘Se non è l’innesco di una possibile crisi di governo, con ricadute tutte da valutare in campo internazionale, stavolta ci manca davvero poco’, chiosa il Corsera, che rileva anche la doccia gelata del ‘niet leghista’ sull’altro vicepremier Di Maio.

Nazionalismi da Est e da Ovest

Per volare un po’ più alto, cosa è accaduto ieri all’Europarlamento, oltre la cronaca stretta dei fatti? ‘L’onda nera’ dei nazionalismi che preme sull’Unione, da Est ma ora anche da Ovest. Allarme e stupore per i sondaggi che incoronano l’Afd, la formazione nazionalista e xenofoba tedesca, primo partito nei Laender della ex Rdt. ‘Stati d’animo’ -così li chiama qualcuno- non dissimili da quelli che attraversano i paesi del  gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia). Frustrazioni sociali dirottate verso lo spauracchio dell’immigrazione e di una ‘élite cosmopolita’ colpevole. L’Ungheria di Orban e le altre “democrazie illiberali” come ormai vengono definite da molti.
Il problema che viene maliziosamente nascosto è la contraddizione insanabile di una alleanza puramente ideologica tra nazionalismi che, nella sostanza, ha in corpo il virus della guerra di tutti contro tutti. Vedi le politiche contro l’immigrazione che fatte bandiera ideologica che tutti sventolano ma che tutti divide. E la «fortezza Europa», come osserva Marco Bascetta, va prendendo la forma di un ancor più soffocante mosaico di singoli fortilizi.

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