mercoledì 14 novembre 2018

Libia, lascia l’ambasciatore italiano tra giallo e finzione

L’ambasciatore italiano in Libia Giuseppe Perrone ha lasciato il Paese ed ora è a Roma. Versione ufficiale, «per sicurezza».
-Rottura tra l’ambasciatore Perrone e il ministro degli Esteri Moavero.
-Concessione italiana al generale Haftar e alla Francia?

Ambasciatore alla Schettino?

Libia, niente l’ambasciatore italiano tra giallo e finzione. Lo strano caso dell’ambasciatore che da un mese non torna in Libia ‘per motivi di sicurezza’ mentre in ambasciata restano tutti gli altri diplomatici. «L’ambasciatore in Libia Giuseppe Perrone rimane in Italia per motivi di sicurezza», e il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi conta balle diplomatiche al Parlamento. Oltre la versione ufficiale, la rottura fra i due appare ormai evidente, e già si fa il nome di chi potrà a breve sostituirlo. Crisi italiana sulla gestione politica della ennesima crisi libica. Con bugie risibili e cercare di nascondere. Perrone a Roma durante gli scontri a Tripoli perché, dicevano alla Farnesina «al ritorno dalle vacanze estive è rimasto bloccato per la chiusura dell’aeroporto». Frottole senza ingegno, con qualsiasi aereo del 31° Stormo o della Cai-Aise, pronto a portarlo in sede.

Ambasciatore porta pena

Ora il ministro scarica il suo ex collega ambasciatore. «A seguito di un’intervista in lingua araba, che l’ambasciatore ha deciso autonomamente di rilasciare (come è normale che un ambasciatore faccia, salvo il cosa dire), ci sono stati malintesi seguiti da manifestazioni di piazza. Dunque è stato trattenuto dalla Farnesina per motivi di sicurezza». Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate da Perrone a una tv locale ad agosto «sull’impossibilità di far svolgere elezioni in Libia entro dicembre». Una posizione che aveva fatto infuriare Haftar e i suoi sostenitori francesi. Subito dopo il generale aveva detto al giornale libico online Al-Marsad che «l’Italia deve cambiare radicalmente la sua politica estera nei confronti della Libia» e attaccare Perrone: «Le sue affermazioni sono una chiara provocazione al popolo libico e una palese interferenza negli affari interni».

Nuovi amiconi sospetti

E ora, alla commissione Esteri di Camera e Senato, la situazione in Libia ci viene raccontata così.
L’Italia ben vista e apprezzata, persino da Khalifa Haftar, con la Francia nessun bisticcio, la Sicilia – è confermato – ospiterà la conferenza di novembre. Miracolo! E l’ambasciatore Giuseppe Perrone, che di sua iniziativa si è defilato da Tripoli perché temeva per la sua sicurezza, rimarrà in patria per tutelarne l’incolumità. ‘Ambasciatore mostro’, colpevole di tutti i guai di ieri, o compromessi politico- economico- diplomatici italiani decisi a Bengasi di cui certamente noi (e Parlamento) non sapremo mai? Al momento sappiamo per certo che, a frenare il tentativo italiano di assumere la regia della stabilizzazione del Paese dopo l’investitura Usa, è il generale Khalifa Haftar, neo amico di Moavero, ma vecchio interlocutore di Francia, Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti.

Troppe verità nascoste:
cosa c’è dietro la cacciata di Perrone (perché di questo si tratta), visto che già viene fatto il nome del suo probabile sostituto, Guido De Sanctis, già console generale nella Bengasi del dopo ‘rivoluzione’, la Bengasi del generale maresciallo Kalifa Haftar?

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